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mercoledì 15 luglio 2020
 
criminalità
 

La camorra distribuisce la spesa a chi ha perso il lavoro per l'emergenza coronavirus". L'opera dei parroci per arginare il fenomeno

21/04/2020  Il vicario episcopale don Tonino Palmese: "I clan stanno facendo opera di proselitismo a Scampia e nei quartieri del centro".

Don Tonino Palmese.
Don Tonino Palmese.

“Lo Stato? Se aspettate lo Stato, signora mia, fate la fame. Prendete qua, e ricordatevi chi veramente vi ha aiutato”. Suona più o meno così la frase pronunciata dall’uomo che allunga con una mano la busta in plastica azzurra colma fino ai bordi. Dentro ci sono due pacchi di pasta da mezzo chilo l’uno, zucchero, caffè, qualche scatoletta di tonno e merendine per bambini. A vestire i panni del finto benefattore è quasi sempre un ragazzotto sui vent’anni, disponibile e affabile che intercetta i bisogni e le miserie di chi sta vivendo il dramma economico di una pandemia subdola e silenziosa. Lo chiamano il “welfare della camorra”. E’ tra i vicoli del centro storico di Napoli, piuttosto che all’ombra dei palazzoni della periferia che si annida il pericolo. E’ qui che la malavita regala pasti e cibo in cambio di silenzio e complicità futuri. La sopravvivenza quotidiana per l’omertà. “Laddove non ci sono realtà di associazionismo che riescono a monitorare il reale bisogno della popolazione, è chiaro che la camorra può entrare e infiltrarsi”.

A parlare è don Tonino Palmese, vicario episcopale alla carità di Napoli. Lui, che il fenomeno criminale lo conosce fino in fondo, sa bene quali sono i reali pericoli di questa forma illegale di mutuo soccorso. “Con la Caritas e attraverso altri canali, come le parrocchie e l’Arciconfraternita dei Pellegrini, siamo consegnando noi stessi la spesa e i generi alimentari necessari – spiega – e questo è possibile anche grazie al censimento delle famiglie e delle necessità”. Ma il rischio maggiore, spiega Don Tonino, è legato al denaro. “L’usura è il vero dramma. Lo Stato deve prestare la massima attenzione rispondendo con un progetto adeguato perché c’è bisogno di liquidità di denaro. E questa ora è in mano alla camorra. Si corre il rischio – commenta il vicario episcopale alla carità - che questa crisi fino a quando non ci sarà un movimento economico tale da far girare i soldi e dare la possibilità al sommerso ‘pulito’ di cominciare a riprendere la propria vita, possa alimentare i prestiti usurari della criminalità organizzata”. Realtà come quelle napoletane da sempre risultano complesse dal punto di vista lavorativo. Don Tonino Palmese, anche referente dell’associazione Libera restituisce un quadro chiaro della situazione.

“Tutto ciò che non è censito legalmente dal punto di vista amministrativo, come i lavoratori a nero, diventa potenziale vittima del crimine. Chi ora non guadagna non potrà fare a meno un domani di dare la propria disponibilità alla malavita, è una questione di sopravvivenza. Il rischio è questo: chi non riesce a lavorare oggi, domani non deve solo consegnare il danaro alla camorra ma anche la sua libertà”. Libertà che tra Scampia, Secondigliano e Capodichino è stata protetta con la solidarietà silenziosa dei cittadini e l’amore del loro parroco. L’impegno di Don Doriano De Luca alla guida della comunità della chiesa dell’Immacolata Concezione e di Don Alessandro Gargiulo della chiesa Maria Santissima del Buon Rimedio, la parrocchia delle Vele di Scampia, ha fatto da argine alle iniziative messe in campo dai clan camorristici. Loro due, come molti altri parroci, sono diventati il muro protettivo tra la malavita e la gente del quartiere. “Rispetto alla necessità di fornire generi alimentari ai bisognosi noi ci siamo mossi in tempo a Secondigliano, sia come comunità parrocchiali che come associazioni che si sono messe insieme e la cosa significativa è che abbiamo coinvolto molto i commercianti della zona per farli sentire protagonisti, per una dimensione di solidarietà e per attivare il commercio”. Don Doriano conosce bene il territorio, “le famiglie povere sono quelle di sempre, povere erano e povere sono rimaste – spiega -  il problema si pone con le famiglie medie dove si è perso il lavoro, ad esempio il tassista che non lavora da un mese e mezzo, l’artigiano. Persone umili che non sono abituate a chiedere. Sarebbe necessario un intervento tempestivo e attento del Comune e dei servizi sociali. Personalmente ho registrato lentezza da parte delle istituzioni”.

Don Doriano non si è limitato a recapitare la spesa quotidiana per le famiglie bisognose. “Ho fatto dei buoni spesa, in silenzio abbiamo raccolto molti soldi e buoni spesa, così i destinatari possono recarsi dai commercianti di zona che sono già stati avvisati. Ho fatto questa scelta per lasciare la libertà di scegliere cosa mangiare”. Don Alessandro Gargiulo invece si è prodigato anche per pagare qualche affitto e soprattutto le bollette del telefono “ Ci sono i ragazzi che devono seguire le lezioni se staccano internet restano indietro - spiega Don Alessandro - loro hanno bisogno di un grande sostegno. La Chiesa è mobilitata sul territorio e agisce con una rete, gestita dalla Caritas decanale. Tanti altri soggetti si stanno prodigando, anche in forme di associazionismo spontaneo. C’è tanta generosità”. A Scampia, dove il virus non ferma lo spaccio amplificando i controlli delle forze dell’ordine, la povertà “è una condizione in cui fioriscono gli interessi - continua Don Alessandro - Anche il voler essere riconosciuti toglie gratuità ai gesti che si compiono e mi preoccupa il futuro. Temo i rapporti di dipendenza, risvolti politici o riconoscimenti sul piano delle tornate elettorali. Oggi i politici, i  professionisti devono saper  dimostrare di aver aiutato gratuitamente e non per un fine di propaganda. C’è in gioco la sopravvivenza delle persone e anche gli amministratori devono fare la loro parte, remando nella stessa direzione”. L’esigenza secondo il parroco di Scampia è quella di una burocrazia  veloce, corrispondente ai tempi dei bisogni e che  vada a braccetto con la carità. “Molti mancano di requisiti formali, ma hanno dei bisogni veri - conclude Don Alessandro - per cui non riescono a ricevere i sussidi previsti. Una delle nostre missioni è quella di aiutare le persone a conoscere e accedere a questi diritti”. 

 

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