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«La nostra culla è il grembo della vita del terzo millennio»

04/02/2021  Parla don Antonio Ruccia, parroco di San Giovanni Battista in Bari che con la comunità e il primario di neonatologia del Policlinico Nicola La Forgia, ha voluto un luogo che accogliesse la vita: la culla termica. Lì in luglio è stato adagiato il piccolo Luigi. Su Famiglia Cristiana (n.6) in edicola, il racconto del suo ritrovamento.

È nata nel 2015 la culla termica (nella foto di copertina) ospitata nella parrocchia di San Giovanni Battista in Bari per volontà della comunità, del parroco don Antonio Ruccia e in accordo con il primario di neonatologia del Policlinico della città Nicola La Forgia. «Con l'intento di dialogare con il mondo, di essere un segno di accoglienza e di nuova evangelizzazione. La culla ci dà l'opportunità di metterci in relazione con i lontani, tutti coloro che con superficialità o con difficoltà vivono il contatto con la vita ecclesiale. Infatti, l'arrivo di Luigi, il bimbo che è stato lasciato nella culla il 19 luglio scorso, ha permesso a tanti di rivalutate il senso della vita, della maternità e della paternità. Molte coppie mi hanno telefonato per dirmi che non solo lo desideravano, ma si mettevano a disposizione del bambino. Un segno di nuova evangelizzazione per i giovani perché hanno colto l'importanza della vita e non lo spreco che molto spesso della stessa vita viene fatto in età nascente».

 

La copertina del libro di don Antonio Ruccia
La copertina del libro di don Antonio Ruccia

Dall'esperienza di Luigi nasce anche un libro È vita (edito Pozzo di Giacobbe) il cui sottotitolo è Storia di un bambino scartato, abbandonato... affidato. «Perché questo bambino non è stato abbandonato nella culla, ma consegnato alla comunità parrocchiale; chi lo ha lasciato ha voluto metterlo nel grembo della Chiesa affinché non fosse scartato». All'interno del libro, oltre all'enorme materiale pubblicato sulla stampa, sul web e nei servizi televisivi nel giro di 36 ore, «Interventi di persone con ruoli significativi: monsignor Pietro Maria Fragnelli, presidente della commissione Famiglia, Giovani e Vita della Cei; Emilio Benato, presidente dell'Associazione aiuto bambini di Betlemme; Marco Griffini, Aibi; Nicola La Forgia, primario di neonatologia del Policlinico di Bari; Guido Saraceni, prof di Filosofia del diritto all'università di Teramo; Miranda Zerlotin, docente di Filosofia del diritto all'università di Bari, Hans Zoller, presidente del Centro di protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della pontifica commissione di tutela dei minori; oltre a me ovviamente».

 

don Antonio Ruccia con Luigi il giorno in cui è stato lasciato nella culla
don Antonio Ruccia con Luigi il giorno in cui è stato lasciato nella culla

Interventi da punti di vista diversi per dire che «La culla è l'immagine, l'icona degli schiodanti che accolgono la vita senza disperderla. La Chiesa del terzo millennio non dovrà più essere dei piangenti con le sue norme grette, ma di schiodanti che tolgono i crocifissi ancora conficcati nella terra e rendono il mondo un mondo in cui possiamo e dobbiamo diventare tutti fratelli. Più togliamo la gente dai drammi della loro vita e più comunichiamo l'amore di Gesù. Ecco perché la culla è una mano tesa verso tutti quasi a dover dire che il problema non è di chi lascia il bambino o lo accoglie, ma di tutti quanti. La culla termica ci provoca a essere responsabili e soprattutto coinvolgenti per dare credito al futuro. Ogni vita che nasce è infatti un libro aperto sul futuro che non va mai macchiato, ma colorato di bellezza».

 
 
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