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martedì 25 gennaio 2022
 
un anno speciale
 

Il cardinale Farrell: «Famiglia? La pastorale migliore è l'esempio»

19/03/2021  Il 19 marzo 2021 comincia un periodo di approfondimento sull'Amoris laetitia che terminerà il 26 giugno 2022. «La testimonianza degli sposi, accanto ai sacerdoti, è necessaria per educare il desiderio di amore nei più giovani. la cultura individualistica in cui siamo immersi ha indebolito i vincoli», spiega il prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita

Il 19 marzo, solennità di San Giuseppe, inizia l’anno che papa Francesco ha voluto dedicare all’Amoris laetitia, l’Esortazione apostolica pubblicata nel 2016. «Quel documento non è stato ancora recepito ovunque nel mondo», spiega a Famiglia Cristiana il cardinale Kevin Joseph Farrell, presidente del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, nonché Camerlengo di Santa Romana Chiesa.

Perché un anno intero?

«La famiglia sta attraversando ormai da decenni una fase di grandi sfde e difficoltà: la cultura individualista in cui siamo immersi ha indebolito i vincoli familiari, l’istituto giuridico del matrimonio è diventato estremamente fragile e le nuove generazioni fanno fatica non solo a comprendere la differenza sostanziale tra matrimonio e convivenza, che spesso mettono sullo stesso piano, ma anche a cogliere il significato del sacramento nuziale. In molti contesti ecclesiali, la pastorale familiare, di fronte a queste sfide, è andata avanti per troppo tempo come se nulla stesse cambiando. Ma i due Sinodi sulla famiglia hanno suscitato una nuova sensibilità, evidenziando nuovi bisogni e necessità delle famiglie, e permettendo alla Chiesa di mettersi in ascolto di tutto il popolo di Dio: operatori pastorali, famiglie, sacerdoti e vescovi. Da questi è emersa l’urgenza di rinnovare l’azione pastorale alla luce delle sfide che la realtà ci pone. L’ Anno “Famiglia Amoris laetitia” intende perciò essere un momento forte per spingere ulteriormente questo rinnovamento pastorale in tutto il mondo, con l’obiettivo di far sì che le Chiese locali si mettano davvero accanto alle famiglie, camminando con loro nelle difficoltà che, soprattutto adesso con la pandemia, in alcuni contesti si stanno facendo insostenibili. In tal senso, rileggere e approfondire il testo di Amoris laetitia è necessario per cogliere le strategie e le proposte concrete che esso contiene in relazione al valore e al significato del matrimonio, all’educazione dei figli, a come vivere l’amore in famiglia, alla vicinanza alle situazioni di malattia, povertà, disagio, violenza, dipendenze, solitudine. Un anno è un tempo fin troppo breve per provare a impostare in maniera decisiva questa rišessione e raggiungere non solo le Chiese locali, ma anche le famiglie, affinché possano sentirsi parte attiva della Chiesa».

 

A cinque anni dalla sua promulgazione, come procede l’applicazione di questo testo? Ci sono differenze tra l’Europa e gli altri continenti?

«È un fatto che Amoris laetitia non sia ancora stata recepita ovunque nel mondo. Ed è innegabile che questa limitata applicazione sia stata inizialmente condizionata, soprattutto in Europa e nel continente americano, dal dibattito sul capitolo 8 (quello su fragilità e rotture, ndr). In questi ultimi anni si registra tuttavia, da più parti, una crescente attenzione sugli aspetti inerenti la preparazione al matrimonio, l’accompagnamento degli sposi, l’educazione dei figli, la solidarietà intergenerazionale, il ruolo delle famiglie nella Chiesa, il calo delle nascite e l’apertura alla vita: temi che progressivamente si stanno imponendo come priorità per una rinnovata pastorale familiare. E che in fondo sono le questioni che riguardano la grande maggioranza delle famiglie nel mondo: questioni di vita quotidiana che hanno implicazioni importanti per la vita delle famiglie e rispetto alle quali chiedono un sostegno per sapersi meglio orientare e saper fare un discernimento».

Quali sono le indicazioni, anche pratiche, che il suo Dicastero suggerisce per poter mettere a frutto questo importante documento?

«Tra le priorità che emergono con maggiore insistenza, la preparazione al matrimonio e l’accompagnamento alle coppie sposate sono forse quelle che più ci interpellano come Chiesa. Per rispondere adeguatamente a queste sfide è davvero necessario prevedere il coinvolgimento attivo di famiglie e sposi che, accanto ai pastori, si facciano prossimi ai fidanzati e alle coppie nei primi anni di matrimonio. Il loro esempio di vita è necessario per alimentare il desiderio di amore familiare nei più giovani e rendere tangibili gli immensi orizzonti di crescita e di resilienza che la famiglia possiede, quando è radicata in Cristo».

Qual è l’insegnamento che questo testo propone alla società civile e anche a chi non è credente?

«L’Amoris laetitia, al numero 52, ci ricorda che “nessuno può pensare che indebolire la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio sia qualcosa che giova alla società”. La fragilità dei legami ha conseguenze pesanti non solo sulla felicità delle singole persone, ma anche sulla società e sull’economia. La disgregazione delle famiglie genera povertà, isolamento sociale, solitudine. La famiglia è il luogo naturale della generazione umana, e ciò vale sia per i credenti che per i non credenti. Ogni uomo, infatti, ha bisogno di amore gratuito e di legami duraturi e affidabili per poter maturare e contribuire a sua volta al bene comune. Il matrimonio, non solo come sacramento ma anche come istituto giuridico, porta con sé valori fondamentali per ogni uomo: stabilità, fiducia, fecondità. I legami costruiti sull’impegno reciproco portano le persone a essere generose e a generare vita attorno a sé, così facendo donano anche speranza nel futuro. Su questo aspetto, si possono pure trovare alcune affinità tra il Magistero della Chiesa, il pensiero laico e l’insegnamento delle altre religioni».

Nell’Amoris laetitia il matrimonio viene definito come un sacramento che «ha in sé una forza trasformante dell’amore umano». Perché oggi, anche tra i cattolici, la scelta di sposarsi è sempre più marginale?

«I dati sul numero di matrimoni non sono confortanti, così come quelli sulle nascite. Le cause vanno ricercate non solo in ostacoli di natura economica e culturale, ma anche nella mancanza profonda di speranza e di fiducia nel futuro da parte delle nuove generazioni. Un’ulteriore causa sta nel fatto che il matrimonio non è percepito come la risposta a una vocazione, ma come una scelta che spesso viene messa sullo stesso piano della ricerca del lavoro o del titolo di studio. In realtà, il matrimonio è la risposta a una chiamata di Dio agli sposi. È un “sì” a una vocazione di coppia per vivere in Cristo un progetto di vita per sempre. Nella pastorale giovanile, questo aspetto va inserito in una preparazione remota al matrimonio dei giovani e direi anche dei bambini. Il fatto che spesso, oggi, bambini e giovani non abbiano intorno a sé esempi positivi di vita coniugale non esclude che la Chiesa possa presentare loro la bellezza del matrimonio come vocazione, facendosi aiutare nella pastorale giovanile dalla testimonianza di tanti sposi e fidanzati cristiani che vivono e manifestano agli altri questa bellezza. In quest’ambito, la Chiesa ha di fronte a sé una sfida enorme, che chiama in causa la responsabilità di noi pastori».

Cosa ha da dire l’Amoris laetitia a separati, divorziati risposati, single e vedovi?

«Lo spirito del documento è quello della tenerezza e della prossimità, che divengono tanto più importanti quanto più fragili sono le persone e i loro legami familiari. In questa disponibilità all’ascolto e alla vicinanza risiede il messaggio di fondo: la Chiesa è casa per tutti coloro che cercano Dio, anche, e direi soprattutto, per coloro che sono soli e in difficoltà».

 
 
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