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venerdì 05 marzo 2021
 
Manovra 2021
 

La rivoluzione dell'assegno unico

28/12/2020  Approvato con la Manovra 2021, la misura per la prima volta è strutturale. «Renderà più equa la vita delle famiglie italiane» commenta Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari. «Ma attenzione: non basta a far ripartire la natalità».

È una vera rivoluzione l’assegno unico che arriva nelle tasche degli italiani dal primo Luglio con la legge di Bilancio 2021, destinato a chi ha figli fino a 21 anni, con un importo di 200- 250 euro al mese. Una rivoluzione di giustizia nei confronti delle famiglie visto che crescere un figlio da 0 a 18 anni costa in media 172mila euro e che nel nostro Paese non c’è alcun sostegno alle spese ordinarie (i pannolini per esempio) o alle attività fisiche e culturali. Quando, invece, il “tavolo della famiglia” si regge su quattro gambe: la conciliazione del tempo di lavoro e della famiglia, l’educazione, la cura. E i soldi.

Tutte questioni già sollevate dal Piano nazionale della famiglia del 2012: la conciliazione famiglia- lavoro con particolare attenzione alla condizione delle donne; il tema educativo (scuola, adolescenza), il tema dei servizi socio-sanitari e della cura (anziani, disabilità). La vertenza economica che oggi è gestita dall'assegno unico “figlio” degli assegni familiari col pregio, però, di riguardare tutti (non solo i dipendenti). Sin lì solo agevolazioni mirate (o nel tempo come i bonus bebè della durata di due o tre anni o per target come le agevolazioni per le famiglie numerose); ovvero o selettive o a termine, ma mai strutturali. Quando, invece, servono proprio politiche stabili per progettare la vita di una famiglia. 

«Una delle poche misure che va oltre alla logica del bonus, ma è strutturale: ci sarà vita natural durante» commenta Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari che si è battuto perché l’assegno unico diventasse realtà; «Oltretutto votata all’unanimità da maggioranza e opposizione. Quando sono diventato presidenteper anni il Forum aveva parlato di quoziente familiare, ma si era trovato contro i sindacati e il mondo femminista perché sembrava allora una misura contro il lavoro femminile e rivolta ai redditi medio alti. L’allora “fattore famiglia” aveva un problema: lo capivano solo i tecnici; le famiglie non lo capivano. Alla luce di questa situazione il Forum ha insistito sull'assegno unico che è nato da un'idea del senatore Lepri (l'assegno unico) mediato dalla visione del Forum che voleva uno strumento comprensibile immediatamente alle famiglie e a supporto di tutti».

Gigi De Palo, 48 anni, presidente del Forum delle Associazioni familiari
Gigi De Palo, 48 anni, presidente del Forum delle Associazioni familiari

Ed ecco l'assegno unico universale con tre scaglioni di reddito: «Basso, medio e alto. Agli stipendi alti una cifra simbolica per riconoscere il valore del figlio in quanto tale (come avviene negli altri Paesi europei); il ceto medio (il più bistrattato) sarà il più aiutato, sia chi ha un lavoro dipendente sia chi ha partita iva o un lavoro precario. Ci sarà una quota fissa e, poi, una variabile in base al reddito».

Una misura passata grazie all'appoggio della ministra Elena Bonetti: «Che ha cambiato il linguaggio sulla famiglia, ci ha creduto. Lepri e Delrio hanno dato il là con la legge sulla famiglia. La Bonetti ha fatto sintesi delle istanze. Tre anni fa abbiamo fatto un patto per la natalità; l'anno dopo, un evento con Di Maio, Salvini, Meloni, Zingaretti chiamati a firmare l'assegno per figlio. Un lento e prezioso lavoro dietro alle quinte durato quattro anni e che riguarda anche una maturità politica dei vari partiti all'opposizione che hanno deciso di votare all'unanimità la legge alla Camera». Centrale: «L’aver insistito sul tema della natalità che è la vera questione sociale, invece, sulla dinamica politico- identitaria. L'Amoris Letitia è stata determinante perché ci ha aiutato a raccontare la famiglia partendo dalle fragilità e non da un fattore identitario che non ci portava a creare un dialogo con tutte le forze politiche».

Una misura rivoluzionaria perché per la prima volta mette i soldi nelle mani delle famiglie: «Dà loro fiducia e la possibilità di scegliere. A livello culturale è una novità assoluta: perché ribadisce che il figlio è un bene comune e sottolinea la differenza tra assistenzialismo e sussidiarietà. L'assegno unico, però, va fatto bene». Ecco perché ora serve monitorare: «Non ci sono ancora le linee guida; ma attenzione, l'assegno unico non fa ripartire la natalità: renderà più equa la vita delle famiglie italiane. Se, però, nel Ricovery Fund non ci sarà un piano per la natalità l'Italia non andrà da nessuna parte. La natalità non la fai ripartire con l'assegno unico; sennò si rischia di sopravvalutare una misura che punta all'equità».

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