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venerdì 18 giugno 2021
 
 

La Russia e i mari caldi, una vecchia storia

16/03/2014  Per secoli i russi hanno cercato di espandere la loro influenza verso Sud, sui "mari caldi". E l'attuale crisi di Crimea è solo il più recente capitolo di una lunga storia.

La battaglia per il bastione di Malachov durante la guerra di Crimea 1853-1856.
La battaglia per il bastione di Malachov durante la guerra di Crimea 1853-1856.

Spiegare le ultime mosse del Cremlino con il desiderio di "proteggere" la Flotta del Mar Nero ormeggiata nelle acque di Sebastopoli, in Crimea, è come spiegare una vocazione sacerdotale con la misura della tonaca. L'annessione della Crimea dopo soli 50 anni di "permanenza" della penisola nel territorio dell'Ucraina è solo l'ultima, e per certi versi nemmeno la più clamorosa, delle mosse che da secoli la Russia fa per assicurarsi uno sbocco sui mari caldi, primo fra tutti il Mediterraneo.

Naturalmente ci sono molti modi per ottenere uno scopo come questo e non tutti prevedono crisi internazionali della portata di quella attuale. I russi stanno agganciando il Mediterraneo con le società off shore che hanno sede a Cipro, con gli investimenti miliardari in Grecia, con le concessioni per l'esplorazione dei giacimenti marini di gas che stanno ottenendo qua e là. Ci riescono con la diplomazia (il successo più clamoroso è stato ottenuto finora nella difesa di Assad in Siria) e con il denaro.

Ma il brosok na Jug (il balzo verso Sud) è iscritto da secoli nel Dna della Russia, anche se pare un po' fuori tempo il pronostico di Gennadyi Zhirinovskij (al quale abbiamo rubato l'espressione sul brosok),  l'ultranazionalista russo che ancora qualche anno fa prevedeva l'avvento di un'epoca in cui i russi avrebbero "lavato i loro stivali con le acque del Mediterraneo". Resta comunque il fatto che i russi hanno combattuto le guerre più sanguinose del Settecento e dell'Ottocento proprio per marciare verso le acque tiepide.

Con la Turchia, la sua più diretta rivale a Sud, la russia ha combattuto undici guerre: da quella del 1568-1570 per le sponde del Mar Caspio e quella del 1877-1878, quando le cannoniere russe arrivarono in vista di Costantinopoli. E abbiamo tenuto fuori dal conto la prima guerra mondiale.

Per fermare la calata a Sud dei russi si mobilitò, nell'Ottocento, anche il regno di Piemonte e Sardegna, che mandò 18 mila uomini al comando del generale Alfonso La Marmora a combattere in Crimea, tra il 1853 e il 1856, a fianco di Turchia, Francia e Gran Bretagna contro la Russia. Vittorio Emanuele II e Cavour speravano così di ottenere qualche "credito" internazionale da giocarsi poi a spese dell'Austria. Ma gli altri, le grandi potenze, volevano ridimensionare le ambizioni degli zar e ricacciarli un po' più a Nord.

In quell'occasione riuscirono a fermarli e poi a imporre loro una pace piuttosto umiliante. Ma non riuscirono a convincerli come Vladimir Putin, il nuovo zar, ci sta dimostrando. 


 
 
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