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sabato 26 novembre 2022
 
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Le parrocchie italiane, un tesoro nascosto

20/05/2022  Una ricerca della Cattolica curata da Lucia Boccacin racconta com’è cambiato lo scenario delle comunità dal 2019 a oggi. Molte le criticità, tra relazioni e nuove tecnologie, ma "restano tra i pochissimi luoghi sociali in cui le diverse generazioni possono scambiarsi contenuti, knowhow, esperienze e generare una comunità  nuova e vivace"

Come sono cambiate le parrocchie dopo due anni di pandemia? Ce lo spiega una ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore svolta con due analisi quantitative realizzate a distanza di nove mesi una dall’altra tra la fine del 2019 e l’autunno del 2020 con una prospettiva interdisciplinare coinvolgendo l’area sociologica, pedagogica mediale, psicologica e organizzativa. I risultati sono stati raccolti nel volume curato da Lucia Boccacin, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica Generare relazioni di comunità nell’era del digitale: la sfida delle parrocchie italiane prima e dopo la pandemia edito da Morcelliana presentato durante un convegno in largo Gemelli a Milano.
 
«Va chiarito che la ricerca è nata per indagare le relazioni sociali interpersonali associative e di comunità nelle parrocchie e il digitale in queste stesse relazioni. Non era una ricerca sugli aspetti più legati alla mission delle parrocchie come la spiritualità o l’educazione alla fede in senso ampio. Una ricerca nata nella convinzione che le parrocchie fossero luoghi in cui esperire relazioni solide. E questo nel 2019 in cui l’orientamento culturale prevalente era di raccontare una società liquida con relazioni evanescenti. Allora ci siamo chiesti: la società è davvero tutta così? Noi ricercatori abbiamo ipotizzato che ci fossero relazioni significative e che le parrocchie fossero l’ambito in cui andare a vedere queste relazioni». 
 
Che impatto ha avuto la pandemia sulle parrocchie?
«Le parrocchie, come tutti gli ambiti della società, hanno impattato nella pandemia. Noi per primi abbiamo dovuto riconfigurare la ricerca. Avevamo già fatto una prima analisi nel 2019; ne abbiamo rifatto un’altra nel 2020 registrando per confronto che era aumentata la propensione all’uso delle tecnologie, che l’uso delle stesse era più frequente ma ancora non emergeva un cambiamento significativo nell’atteggiamento dell’utilizzo dello strumento. C’è differenza tra l’avere lo strumento, usarlo e come lo si usa. Se per fini informativi o in modo più interattivo e partecipativo, comunitario. Su quest’ultimo punto le parrocchie devono ancora lavorare».

Lucia Boccacin, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi
Lucia Boccacin, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi

Che differenze ha notato tra il 2019 e il 2020?
«Tra la prima e la seconda indagine di certo è emerso un aumentato dell’impiego delle tecnologie nelle relazioni interpersonali. Nella ricerca abbiamo studiato, poi, in maniera “qualitativa” delle buone pratiche in cui è stato coniugato in modo creativo, intelligente ed efficace l’aspetto relazionale e quello digitale. Anche pre-pandemia le parrocchie interagivano col digitale; la pandemia ha accelerato la velocità del cambiamento e le tecnologie digitali ci hanno consentito di mantenere relazioni anche se a distanza. Adesso se consideriamo superata la fase emergenziale è il punto di svolta. Le parrocchie saranno in grado di fare progetti comunitari combinando relazioni personali e digitali?».
 
Che “sentimento” emerge verso le parrocchie?
«Che le persone hanno un desiderio di appartenenza situata; le parrocchie creano legami di appartenenza comunitaria in loco in controtendenza alla narrazione sulla società globalizzata. Le persone hanno bisogno di luoghi e relazioni significative in quei luoghi. Il lockdown ha sottolineato questo bisogno. Le parrocchie sono capillarmente diffuse sul territorio, ma di loro nella narrazione pubblica si sa poco. Nel Paese, invece, c’è un tesoro nascosto in cui le relazioni avvengono coniugando personale e digitale. Le parrocchie, infine, restano tra i pochissimi luoghi sociali in cui le diverse generazioni possono scambiarsi contenuti, knowhow, esperienze e generare una comunità  nuova e vivace».  

 
 
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