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sabato 13 agosto 2022
 
 

La svolta giusta, tra luci e ombre

16/10/2014  Bene dare la priorità al lavoro, la vera emergenza nazionale. Ma su un fisco a misura di famiglia e scuola non statale i conti non tornano

La prima legge di stabilità di Matteo Renzi è di destra o di sinistra? Forse ha ragione lo stesso premier, nel definirla una legge semplicemente di buon senso. Sicuramente segna un’inversione di tendenza, perché abbassa le tasse per famiglie e imprese e facilita la creazione di nuovi posti di lavoro, la priorità di un Paese che non cresce dal 2011, che ha il 13 per cento di lavoratori che hanno perso il posto e il 40 per cento di disoccupazione giovanile. Renzi ha reso strutturale il bonus degli ’80 euro (cui ha aggiunto, “scongelando” il TFR”, la possibilità di ulteriori aumenti in busta paga per i lavoratori del settore privato) e soprattutto ha realizzato quella che il presidente di Confindustria Squinzi ha definito “la Finanziaria dei sogni”, abolendo la componente lavoro dell’Irap e defiscalizzando per tre anni le assunzioni a tempo indeterminato.

Un impegno di quasi sette miliardi di euro. Unito alla riforma del Jobs Act dovrebbe far ripartire l'occupazione, vera emergenza nazionale. Almeno questa è la speranza. Da questo punto di vista il Governo ha fatto la sua parte. Inoltre la legge stabilizza finalmente i precari “storici” della scuola, come era stato annunciato. Dunque non può che essere positivo il giudizio della prima "resa dei conti" di Matteo Renzi. Pur tra le tante incognite. E qui la strada si lastrica di “se”, oltre che di critiche vere e proprie. Perché tra le luci, scorgiamo parecchie ombre. Che faranno le Regioni e i Comuni, su cui il premier ha scaricato l’onere di oltre cinque miliardi dei complessivi 36 della legge? Agli enti locali non resterà che tagliare i servizi (mense, sanità, trasporto pubblico etc.) o alzare le tasse. Dunque non è vero che per gli italiani la legge di stabilità è a costo zero. Semplicemente, Renzi ha messo il cerino nelle mani degli enti locali, che ce la faranno pagare cara.

Ma c’è anche un'altra considerazione da fare. Nella sua intervista a Famiglia Cristiana il ministro delel Riforme Boschi aveva annunciato l’estensione del bonus alle famiglie numerose: è chiaro che chi guadagna duemila euro al mese e ha cinque figli fa più fatica di un single che ne guadagna 1.400. La promessa non è stata mantenuta. La ministra quella promessa se l'ha mantenuta. Né è stato inserito il quoziente familiare, di cui si parla bene ormai da decenni senza mai realizzarlo, perché considerato troppo oneroso. Ancora una volta l'idea tanto condivisa e sbandierata di un cambio di passo della politica fiscale improntata a una tassazione "orizzontale", basata cioè sui componenti del nucleo familiare, in Italia resta un sogno.

Il Fondo Famiglie di 500 milioni per chi ha figli piccoli (con meno di tre anni) è un provvedimento sacrosanto ma appare quasi come un contentino, una bandierina, un pennacchio su un cappello che ha tutt'altra foggia. Tra l’altro di quei 500 milioni, ben 300 il Governo li ha sotratti al Fondo per le scuole non statali, che già stanno morendo d’inedia e che si vedono togliere quel po’ di ossigeno che gli rimaneva. A questo punto la scuola non statale finirà per potersela permettere solo chi ha i soldi per pagare rette altissime. Alla faccia della parità scolastica. In questo Renzi non ha fatto una cosa di destra, e nemmeno di sinistra, ha semplicemente fatto una cosa statalista.  

 
 
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