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La verità, vi prego, su Lady Oscar

18/12/2022  La performance di Cristina D'Avena e il suo contesto portano alla ribalta un classico dell'animazione arrivato in Italia 40 anni fa, tra accuse di strumentalizzazioni d'opposto segno. Ecco di che cosa parla davvero Lady Oscar

Lady Oscar, nel suo genere - animazione/fumetto – è indubbiamente un classico. Perché sopravvive al tempo e perché calza alla perfezione alle definizioni che dà dei classici Italo Calvino, lo stesso che sosteneva già in tempi non sospetti che anche i fumetti sono opere letterarie: a 50 anni dal manga (il fumetto giapponese) di Riyoko Ikeda che ha ideato la storia, a 40 dalla versione italiana della serie animata che al fumetto è ispirata e che è tuttora in onda il sabato mattina su Canale 5, ancora «non ha finito di dire quello che ha da dire», perché i classici non smettono mai di farlo e arrivano a noi «portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato». (Sempre Calvino, Perché leggere i classici).

Lo prova il fatto che Lady Oscar di tanto in tanto a distanza di tutto questo tempo rimbalza sui social e ne diventa come si dice in gergo “trend topic” cioè un contenuto che fa tendenza, con qualunque pretesto. È riaccaduto nei giorni scorsi: l'occasione è stata il fatto che Cristina D’Avena, voce storica delle sigle dei cartoni animati, ha cantato al concerto tenuto alla convention di Fratelli d’Italia tra le altre la sigla di Lady Oscar (non quella originaria dei Cavalieri del re, fissa nella memoria dei primi spettatori, ma la seconda e attuale) e lo ha fatto vestendo una gonna arcobaleno e definendo la protagonista dell’anime (così si chiamano i cartoni animati giapponesi), «icona dell’amore universale».

Ottimi spunti per dare ai social spago per commentare e per gridare alle strumentalizzazioni politiche d’opposto segno (Oscar personaggio di destra o di sinistra... Oscar figura gender fluid sì o no, ecc.). E relative discussioni più o meno garbate. Premesso che ogni opera d’ingegno appartiene anche a chi ne fruisce che è libero di trovarvi i significati in cui si riconosce, resta il fatto che a un approccio filologico in senso proprio – cioè aderente al testo – l’anime di Lady Oscar, così come appartiene al nostro immaginario di italiani dal 1982 in poi (anno della prima messa in onda), dà al personaggio caratteri oggettivi, che ci consentono di dare un’idea della “vera” Oscar nella sua finzione letteraria di personaggio inventato e di capire quanto le letture successive le aderiscano o meno.

LE FONTI

Lady Oscar è un prodotto giapponese, scritto in Giappone ma ambientato in Francia. Prima nasce il manga (1972), scritto e disegnato da una delle prime autrici donne, poco dopo l’anime (in Italia nel 1982) per la regia di Tadao Nagahama (ep. 1-18) e Osamu Dezaki (ep. 19-40). Il manga è letto dagli appassionati anche in Italia ma molto meno conosciuto dell’anime al grande pubblico. Tenuto conto che il manga ha sfumature diverse che non appartengono all’immaginario collettivo italiano quanto quelle della serie animata, premettiamo che questa analisi del personaggio fa riferimento all’anime versione italiana e solo a quello. La precisazione è doverosa perché negli adattamenti dell’anime in lingue diverse ci sono differenze significative di traduzione rispetto all’originale giapponese.

CHI È LADY OSCAR

  

Sesta figlia femmina (inventata) di un generale lealista, di nobile casato, in servizio alla Corte di Francia tra il regno di Luigi XV e Luigi XVI, molto liberamente ispirato a un personaggio storico realmente esistito, Oscar François de Jarjayes viene cresciuta dalla nascita (1755) come un maschio dal padre - di qui il nome maschile - che ha bisogno di un erede cui destinare il patrimonio e la carica. (Storicamente attendibile il fatto che le cariche degli ufficiali fossero riservate alla nobiltà e che vigesse la legge salica che voleva che il patrimonio, cariche annesse, passasse intero in eredità al primo figlio maschio).

Oscar cresce educata come i giovani nobili maschi, tenuta alla larga dalla moda e dai costumi delle dame, viene addestrata all’uso delle armi bianche e da fuoco e alle arti liberali, e diventa Guardia del corpo della novella sposa di Luigi XVI, coetanea di Oscar e futura regina Maria Antonietta, e poi comandante dalla Guardia Reale. Prima di chiedere un trasferimento a una guarnigione diversa, la Guardia metropolitana di Parigi, reggimento di popolani, cui sarà assegnata perché è l’unico posto libero ma non in modo casuale perché molto funzionale al prosieguo della storia.

LADY OSCAR E LA POLITICA

Trattandosi di un romanzo storico, molto accurato pur con qualche licenza letteraria, snodato tutto storicamente nel periodo che sta tra il 1755 e il 1793 e ambientato nella Francia che precede la rivoluzione prevalentemente tra Parigi e Versailles, l’anime ha parecchi risvolti sociopolitici, che spesso un po’ sfuggono agli spettatori troppo in erba. In tutto questo Oscar François de Jarjayes, ufficiale fedele alla corona – ma da sempre istintivamente poco incline a simpatizzare con i nobili che fanno del proprio privilegio una prevaricazione - matura una progressiva coscienza delle diseguaglianze sociali e della crisi economica che minano la stabilità del regno e che accendono i fuochi rivoluzionari e progressivamente si schiera con le ragioni del Terzo Stato fino a guidare morendone l’assalto alla Bastiglia, non prima di aver provato a far ragionare in privato la regina e a convincerla a cercare una mediazione.

LADY OSCAR GENDER FLUID?

  

Oscar per imposizione all’inizio cresce come crescono i maschi del suo tempo, veste come loro, si muove come loro, si prepara come loro alla vita di un futuro giovane ufficiale, istruita in casa per ovvie necessità letterarie legate alla specificità del personaggio, accanto ad André nipote della governante che all’inizio è un compagno di giochi, poi un attendente, poi... Oscar, bionda, occhi azzurri, cipiglio da soldato, ha un corpo alto e asciutto, è credibile nel ruolo, ma nell’anime versione italiana tutti sanno che è donna o, se al primo impatto cascano nell’equivoco a causa della divisa, scoprono presto la verità.

Oscar nell’anime non dà il minimo spago agli equivoci che il suo abbigliamento e il suo ruolo, ovviamente unici, a volte generano. Nemmeno ci gioca come nel manga, anzi sembra irrigidirsi quando succede che uomini o donne la scambino per un uomo mettendo per così dire gli occhi su di lei. Dal punto di vista sentimentale, Oscar è un algido soldato che pensa solo al lavoro finché non prende una sbandata per il bellissimo conte svedese Hans Axel von Fersen, amante ricambiato della regina (personaggi realmente esistiti, e realmente in relazione storicamente). Un amore impossibile, che naufraga nell’unica volta in cui per lui solo veste da donna e scopre che la considera «il suo migliore amico», al maschile nientemeno (già prima - forse obnubilato dall'avvenenza della regina - era l’unico a non essersi accorto che la bellissima bionda in uniforme era una ragazza).

Nell’economia generale dell’anime Oscar è una donna che fa (benissimo) un lavoro da uomo, che vive le problematiche che in tante società poco paritetiche vivono le donne in ruoli per secoli appannaggio maschile: diffidenza, bisogno di dimostrare, tentativi di riportarle a far la calza (vedi tentativo di imporle un matrimonio a un certo punto) ecc. Si innamora solo di uomini (per la cronaca i due più belli in circolazione). È vero che Oscar nei primi anni di vita che nella serie non vediamo si credeva maschio, è vero che a un certo punto dopo la delusione patita con Fersen afferma di voler dimostrare a sé stessa di saper vivere come un «vero uomo», ma è solo il suo modo di scappare, di giurare a sé stessa «mai più», il più femminile tra i comportamenti, ultratipico delle innamorate deluse: come per tutte anche per lei, la promessa naufragherà.

Alla fine, in una tormentata crescita interiore, scoprirà infatti di ricambiare l’infinito amore del suo compagno di giochi, André. Sarà anche per poter amare lui, uomo del popolo – un’unione preclusa dalle convenzioni sociali nella Francia prerivoluzionaria - che lascerà grado e quarti di nobiltà, schierandosi con la rivoluzione. L’amore, ricambiato, vivrà un solo giorno come le rose, la morte coglierà entrambi in battaglia nelle ore che precedono la caduta della Bastiglia, non prima di essersi promessi un matrimonio per cui non c’è più tempo.

LADY OSCAR E LA FATICA DI CRESCERE

Oltre a essere come si diceva un romanzo storico, Lady Oscar, il cui titolo originale è la traduzione giapponese di Le rose di Versailles, è anche un romanzo di formazione con un profondo e complesso sfondo psicologico: la storia di Oscar è la storia di una crescita difficile alla scoperta di sé, di una maturazione complicata dalla situazione indotta dall’esterno. La maturità arriva solo quando trova il modo di conciliare il suo essere donna e la sua vita di soldato, senza abdicare né all’una né all’altro. La riuscita del personaggio animato deve molto al superbo doppiaggio di Cinzia De Carolis che le dà la voce. A differenza degli altri anime dell’epoca, che sono in prevalenza popolati da batterie di orfani tratti per lo più dai classici per ragazzi europei, Lady Oscar mette in evidenza, con uno spessore notevole, il processo di crescita che porta all’autonomia da una figura paterna presente, anzi ingombrante, e autoritaria, complessa essa stessa, nei confronti della quale il pubblico tende a maturare un rapporto di odio/amore. Sa di dovere molto al Generale in quanto motore di una bella storia che senza di lui non ci sarebbe, ma lo detesta cordialmente nei momenti di maggiore ottusità, che non dicono però tutto di lui.

PER SAPERNE DI PIÙ

  

In occasione dei 50 anni, Silvia Stucchi, filologa di formazione, docente di Lingua latina alla Cattolica di Milano, ha pubblicato per Graphe,it un accurato saggio Lady dal fiocco blu? Cinquant’anni con Oscar, in cui analizza, con cura da studiosa e piglio da narratrice, risvolti e fortuna del personaggio.

 
 
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