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martedì 04 agosto 2020
 
In cassazione
 

Lavorare di domenica non è obbligatorio

25/02/2016  La Corte di Cassazione con una recente sentenza ha stabilito la non punibilità di un dipendente delle Poste che era stato sanzionato dall'azienda per essersi rifiutato di effettuare due turni di lavoro domenicali, invocando il diritto di culto.

Si può punire un dipendente che si rifiuta di lavorare la domenica per motivi religiosi?  No. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione il 22 febbraio scorso, in merito a una vicenda  che vede coinvolte le Poste e un loro  dipendente. Il lavoratore, un sessantenne, cattolico, s’era visto sanzionare con la sospensione dal lavoro per un giorno e conseguente mancata retribuzione per non essersi presentato al lavoro due domeniche di seguito, pur dando la disponibilità al recupero in altri giorni della settimana.

    La vicenda risale al 1999 quando l’azienda decise di introdurre  in via sperimentale il turno domenicale nel Centro meccanizzato di Peschiera Borromeo (Milano), esteso poi anche ad altri reparti, ma senza raggiungere un accordo sindacale. Da parte di lavoratori cattolici si sollevò una protesta motivata dalla difesa del riposo nella giornata di festa, “momento religioso  e di pratica di fede”.  Alcune organizzazioni sindacali avevano contestato il turno domenicale. Invocando lo stesso principio, anche il nostro dipendente decise di saltare due domeniche di lavoro. Nonostante l’esplicitata volontà da parte del lavoratore di recuperare le giornate, l’azienda alla fine lo multò. Quest’ultimo, ritenendo del tutto sproporzionata la sanzione, s’è rivolto ai giudici. 

Già un pronunciamento della Corte d’Appello di Milano nel 2010 gli aveva dato ragione. Adesso è giunta pure la sentenza definitiva (n. 3416) della Corte di Cassazione che stabilisce che il comportamento del dipendente non è legittimamente sanzionabile con la sospensione dal lavoro e la mancata retribuzione per un giorno. Motivo? Non c’è proporzionalità della sanzione disciplinare. In altri termini si ribadisce che, se è vero che il datore di lavoro è libero di organizzare turni lavorativi di domenica, in presenza, però, di opposizioni da parte dei dipendenti per motivi religiosi, è opportuno che non si proceda con sanzioni disciplinari prima di un accordo sindacale interno sulla questione.

   Come dire: da una parte la libertà di impresa, dall’altra l’esercizio del diritto di culto. Sempre più questi due diritti, in futuro,  potrebbero trovarsi a confliggere data la tendenza dilagante all’utilizzo del lavoro domenicale e all’apertura degli esercizi commerciali nei giorni di festa.     

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