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Le ragioni di una madre contro la ragion di Stato

30/03/2016  Il caso dell'omicidio di Giulio Regeni è prima di tutto un caso diplomatico e la diplomazia italiana, come nel caso dei due marò, non ha certo brillato in questi anni. Serve una risposta forte e chiara perchè quella madre interpreta lo sdegno del popolo italiano ed esige giustizia

(Nella foto sopra: Giulio Regeni. In copertina: la madre Paola)
 

A oltre 60 giorni dalla scomparsa al Cairo del giovane ricercatore Giulio Regeni, il cui corpo è stato ritrovato il 3 febbraio, orrendamente sfigurato dopo giorni e giorni di torture e sevizie, c’è voluto il coraggio di una madre a smuovere il silenzio, a interpretare l’indignazione di un intero Paese per quell’omicidio brutale. Un omicidio da ricondurre con tutta probabilità agli apparati interni delle forze di polizia egiziana. “Ho riconosciuto mio figlio dalla punta del naso. Sul suo viso sfigurato era stato compiuto tutto il male del mondo”. Ma la madre di Giulio non piange (“ho il blocco del pianto, forse mi sbloccherò quando riuscirò a capire cosa è successo a mio figlio”). La madre di Giulio vuole prima verità e giustizia.

A questo punto, dopo mesi di depistaggi, insabbiamenti, menzogne oscene e pantomime insultanti per l’intelligenza degli inquirenti italiani e per tutti noi, serve una risposta forte del nostro Governo. L’omicidio Regeni è prima di tutto un caso diplomatico e la diplomazia italiana non ha particolarmente brillato negli ultimi anni, come dimostra la vicenda dei due marò. Se l’Egitto è un Paese amico allora è meglio che Iddio ci guardi dai Paesi amici come l’Egitto. Hanno torturato barbaramente un nostro concittadino e poi hanno detto che era un incidente stradale, poi una rapina, infine ci hanno trattati come zimbelli inscenando un sequestro criminale tirando fuori all’ improvviso il passaporto e altri documenti di Giulio evidentemente in mano alla polizia egiziana. Ora basta.

Quella madre così composta, così lucida e dignitosa nel suo dolore  ha diritto ad avere verità e giustizia, ha diritto a piangere suo figlio. Finora non è stata messa in atto nessuna azione diplomatica, non è stato nemmeno richiamato l’ambasciatore. Il ministro degli esteri Gentiloni dovrebbe prendere atto dell’indignazione nazionale.  Non basta inchinarsi all’ ennesima madre coraggio e invocare i rapporti commerciali, turistici e diplomatici, ricordare che l’Egitto moderato di Al Sisi è un baluardo contro il fondamentalismo islamico. Perché le ragioni di questa madre sono superiori alla ragion di Stato, qualunque essa sia.  

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