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Tradizionalisti
 

E Papa Francesco accoglie anche i Lefebvriani

20/04/2016  Un'intesa potrebbe essere in arrivo con i sacerdoti della comunità fondata da Marcel Levebvre. Dopo l’incontro tra il successore del vescovo ribelle monsignor Bernard Fellay e Bergoglio, il 1° aprile scorso, è tornata d'attualità la questione della riammissione piena degli ex-scismatici, condannati da Giovanni Paolo II e ai quali Benedetto XVI ha tolto la scomunica nel 2009. Ma sulle questioni più delicate. Ma sulle questioni più delicate, tra cui l’adesione alle decisioni del Concilio Vaticano II, l’ecumenismo e la liturgia, la discussione potrà continuare anche dopo un’eventuale accordo di tipo canonico.

Potrebbero rientrare definitivamente nella Chiesa cattolica gli ex-scismatici della Fraternità sacerdotale san Pio X fondata da Marcel Lefebvre, morto nel 1991?
Dopo l’incontro tra il successore del vescovo ribelle mons. Bernard Fellay e Papa Francesco il 1° aprile scorso la questione della riammissione piena degli ex-scismatici, condannati da Giovanni Paolo II ai quali Benedetto XVI ha tolto la scomunica nel 2009, è tornata di attualità.
Fellay parlando il 10 aprile con alcuni giornalisti francesi a Puy-en-Velay nell’Alta Loira dopo aver celebrato una messa per circa 4 mila pellegrini tradizionalisti, ha assicurato che il colloquio “ha rinsaldato i legami tra la Fraternità e la Sede Apostolica” e lo ha definito “una gioia”, nonostante la pubblicazione dell’Esortazione del papa sulla famiglia “Amoris Laetitia” che, ha detto Fellay, “ci fa piangere”.

Che qualcosa si stia di nuovo muovendo lo ha confermato anche mons. Guido Pozzo, il segretario della Pontificia commissione “Ecclesia Dei”, costituita dal Vaticano per occuparsi della questione, il quale ha confermato che l’incontro “si colloca proficuamente nel contesto del cammino della Fraternità verso la piena riconciliazione che avverrà con il riconoscimento canonico dell’Istituto”. Mons. Pozzo ha spiegato come stanno le cose all’agenzia “Zenit”. Secondo Pozzo su tre questioni e cioè l’adesione alla Professione di fede, il vincolo dei sacramenti e la comunione gerarchica con il Romano Pontefice si è vicini ad un accordo, mentre sulle questioni più delicate, tra cui l’adesione alle decisioni del Concilio Vaticano II, l’ecumenismo e la liturgia, la discussione potrà continuare anche dopo un’eventuale accordo di tipo canonico per la Fraternità con uno status speciale, una sorta di riconoscimento come Prelatura personale, cioè una diocesi senza territorio sull’esempio dell’Opus Dei, o il cosiddetto “Ordinariato”, con minore libertà canonica di manovra, sull’esempio di quello autorizzato da Benedetto XVI per gli anglicani, che chiedono di tornare in comunione con Roma, contestando la decisione sui vescovi sposati e i gay presi dalle comunità anglicane.
La Dichiarazione dottrinale che la Santa Sede intende far firmare agli ex-scismatici conterrebbe solo questi tre punti, definiti da mons. Pozzo “essenziali e necessari”. Riguardo al Concilio la mediazione trovata tra il Vaticano e i lefebvriani sarebbe quella di dire, secondo mons. Pozzo, che esso “può essere compreso adeguatamente solo nel contesto dell’intera tradizione della Chiesa e del suo Magistero”. In questo modo sparirebbe la richiesta che da Karol Wojtyla a Joseph Ratzinger era sempre stata fatta ai seguaci del vescovo ribelle, quella ciò di una formale accettazione dei testi del Vaticano II. 

Mons. Pozzo nell’intervista ha sottolineato che “in questo momento è importante contribuire ad creare un clima sempre più fiducioso e rispettoso per superare irrigidimenti e diffidenze”. Potrebbe dunque essere proprio Bergoglio, il papa a cui i conservatori in dottrina e pastorale non piacciono, a risolvere la questione? Fellay lo spera, sostenendo che loro sono una delle “periferie” a cui il Papa fa sempre cenno. Francesco all’inizio dell’Anno giubilare sulla misericordia ha accordato ai sacerdoti lefebvriani, con un a lettera inviata al vescovo Rino Fisichella coordinatore del Giubileo, la facoltà di confessare validamente e, secondo fonti vaticane, il colloquio con il Papa del 1° aprile, confermato dalla Sala Stampa della Santa Sede e durato oltre 40 minuti, avrebbe avuto come oggetto la richiesta di Fellay di considerare validamente per la Chiesa cattolica tutti i sacramenti celebrati dai sacerdoti della Fraternità. I rapporti tra Bergoglio e i membri della comunità sono definiti molto buoni da fonti della Fraternità, i quali ricordano che li avrebbe aiutati quando era cardinale di Buenos Aires, facilitando la loro presenza nel Paese. Fellay in questi anni di pontificato di Francesco ha attaccato più volte le scelte della Santa Sede, ma senza mai veramente criticare il papa, al quale rimprovera solo una visione troppo positiva del mondo. E’ accaduto anche per il Sinodo sulla famiglia, contestato duramente da Fellay, il quale tuttavia ha precisato più di una volta di confidare sul papa per correggere le fughe dalla dottrina. In una intervista recente al sito della Fraternità Fellay ha parlato di Bergoglio in questi termini: “E’ inclassificabile, è impossibile metterlo in una categoria è così imprevedibile. La Fraternità di San Pio X ha una stretta relazione con lui, ha accesso diretto a lui e questo è un fatto che può sembrare folle nella situazione attuale”. Fellay tuttavia più volte ha cercato di mettere il papa contro la Curia e in particolare la Congregazione della dottrina della fede, da cui dipende il dossier Lefebvre. Nella intervista si domanda “chi prevarrà” e conferma che a Roma “alcuni vogliono la nostra morte e farci condannare”.

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