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martedì 30 novembre 2021
 
 

Legge elettorale: sì, no, forse

09/06/2012  Rutelli, Alfano ed Enrico Letta si confrontano con i giovani cattolici che chiedono più trasparenza nei partiti, meno finanziamenti e riforme che rafforzino la democrazia.

Angelino Alfano, segretario del PdL (foto Ansa).
Angelino Alfano, segretario del PdL (foto Ansa).

È stata soprattutto la legge elettorale al centro del dibattito fra giovani dell’associazionismo cattolico e il leader dell'Api Francesco Rutelli, il segretario del Pdl Angelino Alfano e il vicesegretario del Pd Enrico Letta. Nella cornice della Civiltà cattolica i tre leader hanno risposto alle puntuali domande sulla riforma della Costituzione, sul finanziamento ai partiti, sulla natura giuridica dei partiti stessi e, appunto, sulla legge elettorale.


«L’incontro», ha spiegato il gesuita padre Francesco Ochetta introducendo i lavori, «è stato pensato come una sorta di agorà. Al termine di un percorso lungo ci siamo resi conto che sono i corpi intermedi, le associazioni, la Chiesa, i sindacati, le famiglie, che aiutano le istituzioni a rinnovarsi. È anche per questo che stanno nascendo tante nuove forme di politica dal basso».

Azione cattolica, Fuci, Agesci, gli studenti delle scuole cattoliche riuniti nella sigla Msc-Fidae, partendo dal Forum nazionale giovani di tre anni fa hanno deciso di studiare le principali riforme istituzionali e costituzionali in corso nel Paese e di consegnare ai tre leader un lungo documento che sintetizza le loro posizioni nell’ottica di fornire un contributo a una «democrazia sostanziale che faccia riforme per il popolo e non soltanto del popolo». Ed è proprio su questo tema che si sono registrate le posizioni più distanti, con Angelino Alfano che ha rilanciato la proposta di un presidente della Repubblica votato direttamente dal popolo e Francesco Rutelli che ha sottolineato come «in questo momento non ci sono i necessari contrappesi al potere che avrebbe il presidente della Repubblica eletto in questo modo».

Enrico Letta ha aggiunto che «è impossibile cambiare la Costituzione su un punto così delicato come i poteri del presidente della Repubblica e il metodo di elezione. L’unica riforma che si può fare è il cambio del numero di parlamentari e anche la legge elettorale. Il Parlamento, infatti, è ormai delegittimato e quindi trovo impossibile che questo Parlamento possa fare una riforma costituzionale fatta bene. Un nuovo Parlamento, invece, eletto con un nuovo sistema elettorale, può avere funzioni costituenti».

I tre leader si sono trovati d’accordo sulla necessità di trovare comunque un accordo che diminuisca il numero dei parlamentari e dia la possibilità ai cittadini di scegliere le preferenze. «Mandiamo in pensione il porcellum», hanno detto all’unisono Rutelli e Letta. «Qualunque altra legge elettorale è sicuramente migliore di questa». Al dunque, però, le proposte sono tutt’altro che vicine. Si va dal sistema francese a quello tedesco, al ritorno al Mattarellum. 

In ogni caso, hanno detto con saggezza i ragazzi, «meglio ricordare quello che diceva De Gasperi: "La politica va fatta non pensando alle prossime elezioni, ma alle nuove generazioni"». Generazioni che, a giudicare dalla sala strapiena, sono più che ansiosi di dare il loro contributo riscoprendo la tradizione del cattolicesimo democratico e rimettendo al centro la persona e i suoi valori.

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