«Per chi ha vissuto l'orrore dei campi di sterminio e della deportazione il Giorno della Memoria è 365 giorno l'anno». È messaggio che la senatrice a vita e testimone della Shoah Liliana Segre, deportata con il padre ad Auschwitz dal Binario 21 della stazione Centrale di Milano, ha portato all'Università Statale nel ricevere la laurea honoris causa in Scienze storiche, per avere offerto alla ricerca la sua straordinaria testimonianza e avere raccontato per anni l'indicibile ai più giovani. «Io non sono adatta a parlare del 27 gennaio perché chi ha passato quello che ho passato io non aspetto quella data per ricordarsi - ha detto la senatrice -. E tutti i giorni possono essere uguali o diversi ma quel luogo non si dimentica mai».

Nella sua testimonianza sempre lucida e pacata, Liliana Segre ha ammesso la difficoltà del momento lacerato dalle guerra in Medioriente. «Viviamo un tempo al di fuori di queste mura in cui di ottimismo mi è difficile parlare. C'è qualche cosa di già sentito, di già sofferto. Io ho delle amiche che mi dicono “in questo momento di recrudescenza dell'antisemitismo stai a casa”. Come da bambina chiedevo perché non dovevo uscire e farmi vedere, anche oggi lo chiedo. Perché? Perché? Perché?». È lo stesso perché davanti all'insensatezza di quando da bambina le hanno detto che sarebbe stata espulsa dalla scuola che amava per la sola colpa di essere nata ebrea.

Nella lectio magistralis in dialogo con Enrico Mentana Liliana Segre ha parlato del conflitto scoppiato il 7 ottobre e dei tanti bambini vittime dell'odio degli adulti che le tolgono il sonno: «Mi trovano come una nonna disperata». «Io sono una donna di pace e mi ha fatto sempre soffrire l'odio tra le parti, la vendetta che non concepisco. La notte è la notte dei tempi, nell'indifferenza generale».

Convinta che il vero male sia l’indifferenza, ha voluto questa parola scritta a caratteri cubitali all'ingresso del Memoriale della Shoah di Milano, sul binario 21 della stazione di Milano da cui partivano i treni dei deportanti nel silenzio generale.

«Non ho visto e incontrato nella mia lunga vita uno che abbia detto 'io ero uno di quelli che ti spingeva nel vagone a calci e pugni». Ora il timore ricorrente è che quando non ci saranno più i testimoni, dell'orrore resteranno solo poche righe sui libri di storia, pronte a essere messe in discussione in assenza da chi non potrà più replicare: "Io so, io ho visto, io c'ero".

«Stia tranquilla, senatrice Segre: gli storici sono da sempre i nemici più efficaci dell'oblio, le ha ricordato nella sua laudatio Marco Cuzzi docente di Storia contemporanea alla Statale, «Noi storici, e quindi da oggi anche lei cara senatrice, non temiamo l'oblio».

Destino ha voluto che proprio sia scomparso proprio oggi a 105 anni Bruno Segre, avvocato, giornalista, partigiano, con il nome di battaglia Elio, nelle formazioni che parteciparono alla liberazione di Caraglio e Cuneo.

Ogni volta che un testimone se ne va è necessario che uno storico ne raccolga il testimone perché la storia si continui a studiare con onestà intellettuale, perché nessuno possa negare, perché i documenti possano continuare a parlare a chi sappia interpretarli con correttezza e diffonderne la conoscenza affinché l’oblio e l’indifferenza non vincano e la memoria sopravviva anche all'ultimo testimone.