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mercoledì 25 maggio 2022
 
IL GESTO
 

Lo scudo "umano" dei calciatori danesi, una lezione di civiltà

12/06/2021  Lo hanno fatto con prontezza, per quanto visibilmente spaventati, si sono messi in cerchio facendo barriera con il corpo al compagno, Christian Eriksen, accasciato a terra in pericolo, per lasciare che i soccorritori facessero il loro lavoro senza che il dramma si trasformasse nell'ennesima spettacolarizzazione del dolore in pasto alle telecamere

Hanno fatto squadra nel momento più difficile, quando avrebbero potuto lasciarsi sopraffare ognuno per sé dal proprio personale spavento al vedere un compagno, Christian Eriksen, durante l’anno centrocampista dell’Inter, accasciarsi nel mezzo del campo e di Danimarca -Finlandia, in pieno Europeo. E invece i calciatori danesi hanno avuto la lucidità - guidati da loro capitano Simon Kjaer il primo a soccorrere con intervento appropriato di farsi attorno al compagno in difficoltà e ai suoi soccorritori allacciandosi in cerchio. Si trattava di proteggere il tentativo, per fortuna riuscito, di salvare Eriksen in arresto cardiaco in mezzo al campo, dallo sguardo indiscreto delle telecamere che ormai nel calcio arrivano ovunque pronte a spettacolarizzare ogni cosa, figurarsi qualcosa che avviene lì davanti a tutti mischiando il calcio e la vita fino alle conseguenze estreme.

Non sapevano, non potevano sapere come sarebbe finito quel drammatico quarto d’ora, ma hanno istintivamente capito che, comunque fosse finita, dovevano impedire che il dramma diventasse un pubblico impudico spettacolo, rilanciato all’infinito nel vuoto replicare dei social. Christian Eriksen, lo si è saputo dopo, è arrivato in ospedale cosciente, è stato stabilizzato, si faranno accertamenti. ma il pericolo più grande sembra passato. La partita interrotta è stata ripresa, dopo che lui personalmente aveva rassicurato i compagni invitandoli a continuare l’incontro. Lo spettacolo a tutti costi invece si è fermato appena possibile, grazie al gesto di una squadra vera che, in Eurovisione, ha deciso che c’è un limite oltre il quale una telecamera e un obiettivo si devono abbassare, per rispetto, per umanità.

 
 
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