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Loro non hanno dovuto rischiare sui barconi

18/02/2016  In Italia con i corridoi umanitari. Sono la prima famiglia siriana arrivata in aereo, grazie all’accordo siglato da Sant’Egidio, evangelici e valdesi con il nostro governo. Altri cento li seguiranno a breve

Basta un ovetto di cioccolato con la sorpresa per far felici Falak e Hussin. Gli si apre davanti un mondo. Hanno 7 e 6 anni. Per loro sarebbe l’età dei primi passi a scuola, dei giochi e delle fiabe. Invece Falak e Hussin sono già profughi di guerra senza terra. Nati in Siria pochi mesi prima della catastrofe, questi due bambini non hanno fatto in tempo a crescere nel loro Paese. Sono dovuti fuggire verso il Libano. E Falak, doppiamente sfortunata, ha anche perso un occhio per un tumore. Ma ora eccoli qui a Trastevere, accanto ai loro genitori, in una sala della scuola per stranieri della Comunità di Sant’Egidio. Falak e Hussin giocano con gli ovetti, mentre Suliman e Yasmien, papà e mamma, timidi e sorridenti, raccontano la loro storia.
Sono arrivati in Italia il 4 febbraio in aereo, in modo sicuro e legale, senza essere costretti a un viaggio in mare. Quella di questa famiglia siriana è la prima storia di successo dei corridoi umanitari resi possibili dall’accordo firmato il 15 dicembre scorso da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese, insieme con i ministeri degli Esteri e dell’Interno.

ELETTRICISTA LUI, STUDENTESSA LEI. Il progetto, finalmente una vera ed efficace alternativa ai “viaggi della morte” attraverso il Mediterraneo, prevede l’ingresso in Italia dei profughi più “vulnerabili”, facilmente vittime dei trafficanti di esseri umani, come donne sole con bambini, anziani, persone malate o disabili, soggetti riconosciuti come rifugiati dall’Unhcr (l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati). Ne arriveranno in Italia un migliaio, provenienti da Libano, Marocco ed Etiopia.
Suliman Alhourani ha 35 anni, Yasmien 27. Sono di Homs, una città della Siria occidentale che prima della guerra contava 800 mila abitanti. A Homs lui faceva l’elettricista, riparava televisioni e computer, lei studiava inglese all’università. «Abitavamo con la famiglia di Suliman, ma avevamo una stanza tutta per noi e i bambini», racconta Yasmien. Lo scoppio della guerra nel 2011 sconvolge la loro vita. «La nostra casa è bruciata», dice Yasmien, «e siamo dovuti fuggire lasciando tutto. Abbiamo preso soltanto qualche vestito e ci siamo rifugiati dentro una scuola».
Così diventano sfollati. Intanto c’è anche da pensare a Falak, che nasce con un occhio malato e avrebbe bisogno di cure assidue che invece non sono possibili. L’occhio sinistro, aggredito da un tumore, ormai è perduto.

LE CURE PER LA BAMBINA. Quando la vita nella scuola di Homs diventa impossibile a causa delle bombe, Suliman e la sua famiglia fuggono in Libano. Vanno a Tripoli, dove già vive una sorella di Suliman e la vita è meno cara rispetto a Beirut. Si adattano a vivere dentro un garage pagando 200 dollari al mese, mentre Suliman guadagna qualcosa lavorando come elettricista per il vicinato. Ma i pensieri suoi e di Yasmien sono tutti per la piccola Falak. Dove portarla per farla curare? Come andare in Europa?
Una serie di circostanze fortunate gioca a loro favore. Il caso di Falak viene segnalato alla Federazione delle Chiese evangeliche da un fratello di Yasmien che vive in Germania. Un medico italiano della Chiesa evangelica visita Falak in Libano e nel frattempo, a metà dicembre, viene firmato a Roma l’accordo per il progetto dei corridoi umanitari.
«L’accordo fa leva sull’articolo 25 del Regolamento per i visti dell’Unione europea, che rende possibile il rilascio di visti umanitari a territorialità limitata, quindi nel nostro caso solo per l’Italia, anche se è uno strumento che potrebbero benissimo utilizzare altri Paesi», spiega Daniela Pompei, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i servizi agli immigrati.
A fine gennaio Rinaldo Piazzoni, altro esponente della Comunità, parte da Roma per Tripoli. In pochi giorni vengono concessi i visti e le autorizzazioni dalle autorità libanesi e italiane. La famiglia può partire. Dopo l’arrivo, Falak viene subito affidata ai medici del Bambino Gesù, ora è in buone mani e ha già fatto un breve ciclo di chemioterapia. Yasmien e Suliman la guardano e dicono: «La cosa più importante è la sua guarigione».
Ora loro cominceranno a studiare l’italiano. A fine mese arriveranno in Italia altri cento sfollati siriani che saranno distribuiti in varie località italiane grazie alla Comunità Papa Giovanni XXIII, Sant’Egidio, le Chiese evangeliche e i Valdesi. Il progetto dei corridoi umanitari è finanziato in larga parte con l’8 per mille della Tavola valdese, ma Sant’Egidio ha avviato anche una raccolta fondi e fa appello alla generosità degli italiani.

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