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mercoledì 20 ottobre 2021
 
il festival visto da un teologo
 

Ma oltre i lustrini e la blasfemia Achille Lauro sta cercando Dio

04/03/2021  Non lasciamoci "ingannare" dalle provocazioni dell'artista: dalle sue canzoni irrompe una domanda di senso. Suggestiva l'invocazione "Dio benedica chi gode", simile a quella di Rosmini (di Pino Lorizio)

Il festival di San Remo di quest’anno è stato inaugurato con un segno di croce. Solo chi è in malafede può interpretare questo gesto in modo ideologico. Siamo “crocifissi” tutti: credenti, non credenti e diversamente credenti, in questa stagione tragica della nostra esistenza. Quando l’evento era in forse, invocavo da queste pagine che venisse comunque celebrato, anche a distanza, e il titolista del mio pezzo fu profetico nello scrivere “Dio salvi in festival di Sanremo: parola di teologo”. Ero e sono convinto che anche in questi luoghi culturali di massa si ponga la domanda di senso e si cerchino risposte non convenzionali, ma autentiche, nelle quali emerge l’umano in tutte le sue prismatiche sfaccettature.

La conferma di questa intuizione giunge sia nel momento in cui qualcuno ricorda, a prescindere dalle sue stesse intenzioni, il Crocifisso, ma anche nelle prime trasmissioni della kermesse, la cui valenza comunicativa lasciamo giudicare agli esperti. Quando da giovani assistevamo alle esibizioni di Renato Zero, coi suoi lustrini e la sua ambiguità di genere, percepivano qualcosa di autentico, che i testi delle sue canzoni ci hanno consentito di cogliere: “dietro questa maschera c’è un uomo e tu lo sai…” (con quel che segue).

E ora? I tempi sono diversi, ma l’anelito dell’uomo all’Infinito è lo stesso, mentre ai lustrini e agli atteggiamenti eccessivi e al limite del blasfemo (come le lacrime di sangue che alludono alla Madonna) subentrano altre forme eccentriche di mascheramento. La domanda di senso irrompe e si esprime in un linguaggio che, fuori dall’accademia, è senz’altro “metafisico”: «esistere è essere, essere è diritto di ognuno» - recita Achille Lauro, uno degli artisti il cui look trasgressivi hanno fatto più discutere - «Dio benedica chi è». Essere da custodire nell’irrompere del nulla, come ne La storia infinita di Michael Ende. E non solo Dio, ma soprattutto l’uomo, è chiamato a custodire l’essere di sé, del mondo e degli altri, persino del Sé di Dio stesso, dalle minacce che lo assalgono e per questo invoca la “benedizione”. E questo anelito/appello ci sopraggiunge forse proprio perché stiamo dimenticando l’essere, anche nella nostra teologia e prassi ecclesiale.

Ed è suggestiva l’invocazione: “Dio benedica chi gode!”. Non può venirmi in mente a tal proposito il testamento spirituale di Antonio Rosmini, pronunciato dinanzi al suo caro amico Alessandro Manzoni, che gli chiedeva: cosa dunque faremo noi? (ora che ci sta lasciando): «Adorare, tacere, godere!».

La domanda/risposta di senso ci raggiunge attraverso il testo della canzone di Lauro: “Noi soli”. L’esistente nella sua solitudine sa di essere e, solo come tale senza alcuna certificazione altra, è benedetto. Giacché esisto devo essere benedetto. L’io abita i meandri più oscuri dell’abisso: «Senza un'anima, senza umanità / Solo noi / Immoralità, bipolarità / Solo noi / Mezza manica, senza dignità / Solo noi / Senza identità, senza eredità».

Tuttavia, qui si percepisce che questa solitudine profonda e tragica non è il destino dell’uomo, altrimenti perché dovrebbe invocare la salvezza? «Salvami te, salvami te / Salvami te, salvami te / Oh, no, salvami te, salvami te / Salvami te, salvami te / Oh, no, no, no». Il filosofo europeo più noto del Novecento direbbe che “ormai solo un dio ci può salvare!”. Ma quella salvezza che invochiamo dall’alto, con la speranza che un segno di Croce possa farci superare momenti così drammatici, passa attraverso l’incontro con l’amore autentico anche nell’al di qua dell’esistenza. L’immortalità senza un al di là, che si esprime nell’amore senza gravità e nell’autorità senza grammatica, invoca semi e segni nel qui ed ora, che aprano alla speranza, senza lasciare spazi all’evasione.

 

 

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