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sabato 20 aprile 2024
 
giornata della lingua madre
 

«Mamma parlami la tua lingua»

21/02/2024  La neonatologa, esperta di medicina delle migrazioni, Simona La Placa ci spiega perché è così importante parlare la propria lingua con i figli. «Dentro c'è già tutto: il loro passato e il loro futuro»

«Nell’espressione lingua madre c’è già tutto. Coniuga il linguaggio con la persona di cui sentiamo per prima la voce. Dà il senso di come sia importante proprio perché è la lingua madre, della persona che sin dall’epoca fetale e quando il bambino è piccolo si occupa dell’accudimento». Lì sta la meraviglia di questa espressione per la neonatologa, esperta di medicina delle migrazioni e socia della Sip, società italiana di Pediatria, Simona La Placa. «È la mamma che parla al feto sin da quando è nella pancia e continua anche dopo la nascita. È la lingua dell’accudimento dei bisogni concreti, ma anche relazionali, affettivi e sociali per il ruolo che la madre ha nella vita del figlio. E anche nello sviluppo relazionale motorio e psicocomportamentale è decisiva la voce della madre quando canta o legge un libro innescando una serie di meccanismi e imput che favoriscono le capacità cognitive emotive e relazionali dei bambini. Un aspetto che si registra anche quando il bimbo non ha questo tipo di accudimento e le sue performance sono meno brillanti».

È la lingua degli affetti.
«Tramite la lingua madre costruiamo "una rete" di affetti, è la lingua delle origini e delle tradizioni. In un contesto multietnico, ma anche in gruppi sociali diversi, è il fondamento su cui costruiamo le nostre relazioni, compreso l’apprendimento di una seconda lingua».

È la lingua delle origini.
«Ci lega indissolubilmente alle nostre origini e al nostro passato proiettando nel futuro lo sviluppo del bambino e del ragazzo. Non mantenere la lingua madre è rimuovere il passato e una parte della propria storia che, prima o poi però, si ripresentano col conto».

La neonatologa Simona La Placa
La neonatologa Simona La Placa

Che fare allora per mantenere viva la lingua madre quando si è in un altro Paese?
«Dobbiamo utilizzarla a scuola e nel mondo del lavoro - nel nostro Paese l’italiano - ma a casa bisogna parlare la lingua dei genitori. La scuola e le istituzioni devono dare testimonianza di tutta questa ricchezza con strumenti e idee perché è fondamentale portare in questi ambienti il vantaggio del bilinguismo e multilinguismo. In ambito pediatrico li vediamo tutti questi vantaggi; il bilinguismo e il multilinguismo non devono mai sembrare un ostacolo o una difficoltà nell’apprendimento dell’italiano».

Eppure i dati ci dicono che, soprattutto nelle materie letterarie, le performance sono minori rispetto ai ragazzi italiani.
«Dove questo si verifica serve implementare la mediazione linguistica e culturale con le famiglie per superare la barriera che la lingua può creare. Una mediazione decisiva a scuola, soprattutto alla primaria. Il ruolo dei mediatori linguistico- culturali è decisivo anche per interpretare quella che può sembrare una difficoltà di apprendimento e, invece, è solo la fatica ad abituarsi a una cultura e a un ambiente nuovo. La mediazione culturale crea ponti. “Io sono straniero a te come tu lo sei a me. Solo insieme troviamo un punto di incontro».  

La lingua madre può essere un’altra lingua per chi migra, ma anche il dialetto in tante famiglie italiane.
«Certo, il discorso è il medesimo per chi parla un’altra lingua o il dialetto locale... Il dialetto è la nostra lingua madre e non possiamo farne a meno. Lo parliamo sempre meno, i nostri genitori lo parlavano molto di più. Ma anche il nostro italiano porta in sé il suo dialetto con alcune espressioni che italiano non sono. Il dialetto è empatico e lo è anche con lo straniero perché incuriosisce. È mettersi nei panni degli altri. Io che ti ascolto non lo devo conoscere per forza, ma lo interpreterò come una tua forma identitaria importante di cui devo prendere atto quando entro in relazione con te».

Alle le famiglie straniere consiglia di parlare la propria lingua o l’italiano?
«A casa la propria lingua, così come nelle relazioni sociali- familiari perché è quella è quella che ci porteremo per sempre. Ma di sforzarsi di imparare la lingua del Paese in cui sono perché nel contesto sociale conoscere la lingua è fondamentale prima di tutto per loro».

Nelle coppie miste?
«In famiglia parleranno le lingue di papà e mamma, con la prevalenza di una d’elezione. Ma nella comunicazione a uno a uno col genitore quando questi dovrà dire qualcosa di significativo parlerà la sua lingua perché, nel bene e nel male, l’accudimento passa sempre per la lingua madre».

 
 
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