logo san paolo
martedì 30 novembre 2021
 
No dad
 

Manifestanti a Roma da tutta Italia per una scuola in presenza per tutti

11/04/2021  In Piazza del Popolo delegazioni da tutta la Penisola della Rete nazionale scuola in presenza per dire no alla dad e riportare i ragazzi in classe indipendentemente dal colore delle Regioni. Interventi di Daniele Novara, Fiammetta Borsellino, Sara Gandini, studenti e genitori

Delegazioni da tutte le Regioni italiane si sono date appuntamento sabato 10 aprile in Piazza del Popolo a Roma per manifestare per un ritorno a una scuola in presenza di tutti gli studenti dal nido all’Università, indipendentemente dal colore delle Regioni. L’organizzazione che da qualche mese raccoglie le istanze di genitori e insegnanti che ribadiscono il diritto a una scuola autentica e non in dad, è la Rete nazionale scuola in presenza, a cui aderiscono 45.000 persone di tutta Italia. Tutto è nato da un gruppo di genitori di Milano che a ottobre dello scorso anno hanno cominciato a fare sit in in dimostrativi davanti a Palazzo Marino, sull’esempio del presidio solitario di Greta Thumberg, per tenere alta l’attenzione sul mondo della scuola. Hanno costituito il Comitato "A scuola" che poi ha generato comitati analoghi presenti ora in quasi tutte le regioni e numerose città. Si sono fatti promotori di diverse iniziative, hanno sostenuto le poteste dei ragazzi delle superiori che facevano dad all’aperto davanti ai loro istituti, promuovendo sondaggi sulla mobilità degli studenti e hanno promosso il ricordo al Tar del Lazio che a gennaio scorso aveva dichiarato illegittima la chiusura indiscriminata delle superiori costringendo diversi governatori a fare dietro front. Numerose negli scorsi mesi le manifestazioni in decine di città. Una delle organizzatrici della manifestazione, Lisa Jucca, giornalista della Reuters, e mamma di due bambini, dice: «Abbiamo fatto un raffronto con gli altri grandi Paesi europei che hanno vissuto lo stesso livello di gravità dell’epidemia, e l’Italia vanta il triste primato del minor numero di giorni di scuola in presenza». Alla manifestazione di Roma tanti striscioni colorati contro la dad e che richiamano l’articolo 34 della Costituzione che riconosce la scuola come un diritto per tutti. Tra i manifestanti anche bambini solidali con i fratelli più grandi, intere famiglie. Un papà di Mantova è arrivato con i due figli «perché  credo che sia un dovere di tutti manifestare per la scuola». Marco è un papà di Milano  di quattro figli, due alle superiori, uno dei quali, dice «è totalmente demotivato, frequenta la prima dell’istituto tecnico salesiano, non ha praticamente mai visto i suoi compagni, e lo vedo perso sul suo letto senza interesse per lo studio». A una signora anziana di Roma chiediamo se sia qui per manifestare per i suoi nipoti: «No, non sono una nonna, ma ho ugualmente a cuore i ragazzi». In mano ai manifestanti tante carmpanelle fatte suonare all’unisono per simboleggiare il ritorno al suono della campanella scolastica, il simbolo delle lezioni in presenza e di tutti quei riti benefici che la scuola porta con sé. Al microfono della piazza si sono alternati numerosi relatori. Come il pedagogista Daniele Novara che ha posto l’accento sui danni che la dad ha generato per la salute psichica dei bambini: aumento di depressioni, atti di autolesionismo, disturbi del sonno, ansia. Il concetto di salute non può ridursi alla difesa dal virus, ma deve allargarsi in senso più ampio, poiché il confinamento dietro a un monitor ha gravi conseguenze sia sull’apprendimento sia sul benessere globale dei bambini e dei ragazzi. «Chiudere le scuole è stata una decisione sbagliata» ha dichiarato Novara, «La dad ha rovinato la scuola, non l’ha salvata. La scuola è una comunità, non è un insieme di monitor che alimentano l’isolamento e l’infelicità. I ragazzi si sono gonfiati di videogiochi, che in questo anno hanno aumentato il loro fatturato. Per la prima volta nella storia una generazione adulta è stata così accanita contro i più giovani. Se non preservi i più piccoli non c’è futuro per la società». La virologa Sara Gandini, che ha prodotto uno studio che dimostra come la scuola non sia un focolaio del virus: «i nostri dati sono in linea con quelli internazionali e dimostrano che la percentuale dei contagi nelle scuole è bassissima, i contagi avvengono tra adulto ad adulto. Basta applicare i protocolli vigenti che funzionano. Certo nessuno nega che possono accadere contagi anche a scuola, ma le scuole non sono state responsabili della seconda ondata. Fiammetta Borsellino ha ricordato come il padre avesse a cuore la scuola, presidio di autentica lotta alla criminalità, mentre la dispersione scolastica causata dalla chiusura delle scuole sta consegnato centinaia di ragazzi nelle mani della malavita. «Negando il diritto alla scuola stanno uccidendo una seconda volta mio padre. Tenendo chiuse le scuole il governo sta facendo un favore alla mafia». Particolarmente accorato, anzi disperato, l’appello di Terry, una madre pugliese, che denuncia ancora una volta una frattura tra Nord e Sud, in quanto i governatori delle regioni meridionali, Puglia e Campania in primis, hanno compromesso in modo particolare sulla scuola. Emiliano in Puglia dando ai genitori la facoltà di scegliere se mandare o meno figli a scuola, e De Luca chiudendole indiscriminatamente anche contro le disposizioni del governo centrale. E infine gli studenti, appassionati, autentici, che hanno gridato il loro disagio e la loro sofferenza: «Chiudere le scuole, luogo di socializzazione primaria per noi ragazzi, è stato come strapparci l’anima». 

Multimedia
Striscioni e slogan dalla manifestazione di Roma per la scuola in presenza
Correlati
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo