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sabato 25 giugno 2022
 
 

Marazziti (Sc): «Avere un partito non significa essere rilevanti»

22/07/2013  "I cattolici in politica devono impegnarsi e lottare contro le disuguaglianze" spiega il deputato di Scelta civica ed ex-portavoce della Comunità di Sant'Egidio.

«I cattolici? Lavorano in Parlamento, nel Parlamento più complicato della storia della Repubblica. Perché è lì che ci si occupa del bene comune, ognuno secondo la propria responsabilità. La nostra di parlamentari eletti è di lavorare bene in Parlamento».

Mario Marazziti, ex-portavoce della Comunità di sant’Egidio e deputato di Scelta Civica ragiona su ruolo e testimonianza dei cattolici in politica e dice: «Cerchiamo di creare il migliore dei mondi possibili nella difficile situazione data. Oggi non è più il tempo solo della testimonianza».

-Però è difficile da vedere.
«Diciamo che nessuno lo racconta, che i media si occupano d’altro, anche quelli cattolici».

-Esempio di cose fatte?
«Per trovare parte delle coperture per pagare i debiti della pubblica amministrazione si stava per fare un altro taglio alla cooperazione e al 5 per mille. Sono intervenuto in aula, ho posto il problema, le ipotesi del governo sono state fermate, i soldi si sono trovati da un’altra parte e si sono evitati i tagli».

-E sul Papa a Lampedusa e la legge di cittadinanza?
«I cattolici non stanno in Parlamento per fare la difesa d’ufficio di Papa Francesco. E in ogni caso non bastano le dichiarazioni alla agenzie. C’è un gruppo di cattolici in Parlamento che sta lavorando alla legge sulla cittadinanza per creare convergenza su diversi disegni di legge. Adesso è stata raggiunta un’intesa e il disegno di legge sta per essere discusso alla commissione affari costituzionali e poi sarà calendarizzata in aula a settembre. Il ruolo dei cattolici in Parlamento è raggiungere risultati ed evitare che ogni cosa sia terreno di scontro».

-Mediatori a tutti i costi?
«Noi dobbiamo più degli altri lavorare per trovare risorse comuni, per trovare fiducia comune. Non sono d’accordo sul fatto che a sinistra i cattolici di occupano di solidarietà e a destra della vita. Questa è una visione distorta a cui ha portato il bipolarismo. Il bipolarismo ha strumentalizzato anche la questione dei valori cosiddetti non negoziabili».

-E quindi cosa si deve fare?
«Conficcarsi in testa che è meglio lavorare e portare a casa risultati piuttosto che fare polemiche».

-Secondo quale principio?
«Che tutto quello che è a vantaggio di chi sta peggio è a vantaggio di tutti: i cattolici in politica devono lavorare secondo questo principio».

-A chi vi accusa di essere irrilevanti, cosa risponde?
«Non si è rilevanti perché si ha un partito. Oggi quello schema non vale più. Si è rilevanti se si opera contro le disuguaglianze, se si scrivono leggi che costruiscono l’economia sociale di mercato. Questa è la sfida vera per i cattolici, una sfida che finora né la socialdemocrazia, né il liberalismo è riuscita a cogliere. Bisogna lavorare in Parlamento per chi non ha voce, per quella quasi metà degli italiani che non è andata a votare, per rimettere al centro dei lavori questioni serie, come la mediazione tra eguaglianza e sviluppo».

-Invece cosa accade?
«Il M5S ha bloccato per tre giorni il Parlamento con una mozione nella quale si chiedeva di sospendere il pagamento della prima rata del finanziamento dei partiti, come se le leggi esistenti possano essere sospese perché c’è in corso un dibattito. Ma nessuno lo dice e si va avanti allegramente con dibattiti surreali. I cattolici devono opporsi al populismo surreale e al bipolarismo muscolare».

-Come?
«Lavorando felicemente in Parlamento, perché questa è la nostra responsabilità. Poi le associazioni, i movimenti, i “mondi vitali”, come si sarebbe detto una volta, nelle piazze, sui giornali, in televisione, loro sì, si occupino di formare l’opinione pubblica».

-E qui sono deboli?

«Assolutamente sì. Si devono raccontare le cose come stanno. Per esempio: 15 miliardi di debiti della pubblica amministrazione sono stati pagati e ciò a vantaggio delle imprese e delle famiglie. Ma nessuno lo dice, perché tutto il dibattito verte sull’Imu. Perché i cattolici non svelano con forza la trappola dell’Imu? Si tratta di un miliardo e mezzo, nella migliore delle ipotesi, che va a finire nelle tasche dei più ricchi. Oggi l’Italia ha bisogno di riconciliazione e non della contrapposizione di individualismi impazziti».

 
 
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