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Maria Pia Calzone: «Mi sono operata per prendere in braccio mio figlio»

25/02/2015  L’attrice campana, nota per il suo ruolo nella serie Gomorra, ha sofferto di problemi al bacino dopo dieci anni di basket. Voleva essere una mamma serena, e così ha trovato il coraggio di affrontarli.

Molti italiani hanno imparato a conoscerla come Imma, la granitica moglie del boss Savastano nella serie Gomorra, ma in realtà Maria Pia Calzone è una donna dal cuore gentile e stracolmo d’amore per la sua famiglia «e, come ogni mamma, sono convinta che il mio Giulio abbia cambiato radicalmente la mia vita», racconta con la voce piena di gioia. Infatti, è proprio grazie a suo figlio che ha superato un grave disturbo di salute. «Sono stata una giocatrice di basket dai dieci anni fino ai venti. L’eredità di quest’attività, però, non è stata delle migliori perché, purtroppo, mi sono procurata danni serissimi che allora non potevo immaginare».

Una protrusione discale con spostamento del bacino in avanti che le ha causato fastidi crescenti per molto tempo, fino ad arrivare a dolori insopportabili dopo la gravidanza. «Un giorno mi sono fatta male prendendo in braccio il mio bambino e lui si è scusato anche se non era colpa sua. Non è giusto vivere così.

Ho capito in quell’istante che dovevo porre rimedio in modo radicale al problema ». E così l’attrice si sottopone a un intervento chirurgico che, attraverso l’applicazione di protesi in titanio, la rimette a nuovo. «Mi ero fatta spiegare i vari passaggi dell’operazione da un mio amico che c’era passato qualche tempo addietro, per cui ho potuto affrontare il tutto con molta consapevolezza».
È proprio la consapevolezza una delle caratteristiche dell’artista campana. Ancor più se si parla di salute. «Mi piace sapere sempre come sto, tengo sotto controllo tutto quello che è scientificamente possibile». Prevenzione, quindi, e regolari controlli medici. «Non ne salto uno, dal ginecologo alla mappatura dei nei, fino a tutti i test del tumore al seno ma non certo per ipocondria».

Queste buone abitudini di Maria Pia, infatti, derivano da spiacevoli esperienze passate. «Ho perso di cancro due amiche carissime a soli 28 anni e ho visto con i miei occhi cosa significhi trascurare il proprio corpo. Sei costretta a vivere con l’assillo che, se avessi preso in tempo la malattia, forse l’avresti sconfitta. Non solo. Un’altra mia cara amica che vive a Parigi si sta confrontando in queste settimane con ben due tumori diversi da combattere contemporaneamente. Sono stata a trovarla proprio poco tempo fa e mi sembrava così assurdo che una cosa del genere potesse capitare a una persona così vitale».

È ovvio che in queste cose ci vuole anche una buona dose di fortuna, ma la medicina, se aiutata, può diminuire i rischi in generale e aumentare le percentuali di vittoria in caso di malattia in corso. «Sono una ragazza degli anni Ottanta, sono cresciuta in un’epoca in cui tutte queste nuove medicine alternative si conoscevano poco. Per questo ho un ottimo rapporto con gli specialisti e l’approccio tradizionale ai farmaci, e non mi vergogno a dirlo». Ciò non significa che l’omeopatia sia del tutto bistrattata dalla Calzone. «Proprio perché impiega più tempo a sortire effetti, la trovo comunque molto utile per insegnare alle persone quanto sia necessario prendersi cura di se stessi. Magari anche rallentando un po’ i ritmi frenetici che ci impone la vita moderna». Un cambio di marcia necessario che la stessa Maria Pia applica alla sua spiritualità. «Tra le quattro mura sono completamente diversa rispetto a come mi vede il pubblico. Sono molto più taciturna e riflessiva e tendo quasi a mettere una barriera tra me e le altre persone. Mio marito, per esempio, mi dice sempre che sono indecifrabile, che non si capisce cosa penso».

Non è un limite caratteriale, però, né la voglia di difendersi a tutti i costi. Si tratta, invece, solo del bisogno di passare un po’ di tempo da soli per guardarsi dentro. È un po’ la base della religione. «L’introspezione, infatti, è un valore a cui ho educato mio figlio, che ho battezzato e che ora sto iniziando anche al rispetto del prossimo e delle altre culture». Perché è nell’integrazione che l’attrice vede l’unica crescita possibile del mondo. «Deve esserci spazio per tutti e per tutto e per farlo capire ogni mezzo è lecito. Io ho scelto il gioco e il cibo come spunto per far capire tutto questo a Giulio. Lo stimolo a provare sempre sapori nuovi e poi a darmi un suo giudizio.

Così, mentre sviluppa un suo gusto, apre sempre di più la mente al diverso». Una bella pensata di una donna che non dimostra solo di avere “a posto” la testa ma anche il fisico. «Dopo la lunga riabilitazione postoperatoria, sono finalmente tornata in palestra. I muscoli hanno un’ottima memoria e i miei, in poco tempo, si sono ricordati di quando i campi da gioco erano parte integrante della mia vita». Arriva così l’inevitabile sfida che ogni sportivo ricerca. «Ho deciso confrontarmi col Bikram yoga.

Si tratta di una nuova disciplina in cui si pratica l’antica arte indiana a temperature che viaggiano sui quaranta gradi. Sembra un po’ spaventoso e quindi stimolante». Perché le nuove avventure non fanno paura ai coraggiosi. Lo dimostra Bestialità, lo spettacolo teatrale che la Calzone porta in scena in queste settimane in alcune piazze di Roma insieme a Francesco Montanari, il Libanese di Romanzo criminale, «che poi è l’altro morto illustre, insieme a me, delle serie di Sollima». Gli spettatori si ritrovano ad assistere alla rappresentazione, insieme a estranei, dentro a dieci automobili parcheggiate. Un modo nuovo di fruire un’antica arte. «Un modo nuovo di mettersi alla prova», conclude sorridendo l’attrice.

 
 
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