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Credere

Marina Casini: «Dalla parte della vita, bene fragile e sacro»

02/06/2022  «Non si può essere contro l’aborto e poi rifiutare i migranti», dice la presidente del Movimento per la vita. «La tutela del diritto a nascere è la base per costruire un umanesimo nuovo»

Quando l’ha incontrata aveva già in mano il certificato per l’aborto, «ma era incerta, combattuta. L’ho messa in contatto con un Centro di aiuto alla vita». Poi è arrivato un sms che diceva: «Dacci dentro con l’uncinetto, Marina». «Sì, dobbiamo ricominciare dalle radici, aiutare le mamme ad accogliere i figli». È una delle centinaia di storie che Marina Casini potrebbe raccontare. Un cognome importante, ha raccolto l’eredità del “babbo”, come da brava fiorentina chiama il papà Carlo, fondatore del Movimento per la vita, scomparso due anni fa. «Avrei fatto volentieri a meno di assumere la presidenza, mi sentivo inadeguata, tanto lavoro, una grossa responsabilità. E per il Movimento non mi sembrava opportuno il fatto di essere “la figlia di...”. Non volevo apparisse come una cosa fatta in famiglia. Tanto più che non è stata assolutamente ricercata da noi». Ma poi l’ampio consenso l’ha fatta capitolare. Del resto era conosciuta nel Movimento, ci è cresciuta dentro.

L'esempio dei papà

Non segue i social e parla di sé con ritrosia: docente di Bioetica e Biodiritto all’Università Cattolica di Roma, classe 1966, sposata con Michele Bandini, docente di Filologia classica, mamma di Giovanni, 25 anni, per Marina il Movimento non è mai stato qualcosa di esterno alla vita della famiglia: «Il babbo è sempre stato molto attento a noi figli, con discrezione e delicatezza. Sapevamo che potevamo contare su di lui. Un padre dolcissimo, che ha saputo essere presente nonostante un imponente impegno pubblico. Prima magistrato, poi parlamentare italiano ed europeo, leader del Movimento per la vita». È Maria Nitti, la mamma di origini lucane, che costruisce la trama familiare: «È stata veramente molto brava, ci ha sempre fatto entrare nella dimensione in cui operava il babbo. Ci parlava del suo lavoro come una missione alla quale collaboravamo anche noi». Non era soltanto una condivisione di ideali. «Con il pulmino andavamo in giro per Italia dove lui aveva incontri e conferenze. Mi sentivo libera, non c’era nulla di imposto. Mio padre è sempre stato un vero laico cattolico, pregava e amava molto la Chiesa, aveva una fede luminosa». Una famiglia affiatata e dalle porte aperte. Dopo Marina, primogenita, sono arrivati Francesco, Donatella e Marco, e poi due cugini, Benedetta e Donato, figli di un fratello della mamma. Viveva con la famiglia anche la nonna materna: «Eravamo tutti diversi, ma molto uniti, con una forte impronta comune. Abbiamo frequentato la parrocchia fiorentina dei Santi Gervasio e Protasio, punto di riferimento anche di cugini e amici, e anche gruppi e associazioni ecclesiali», spiega Marina. «Il Movimento per la vita ci ha sempre accompagnato ed è diventato un’esperienza familiare. Ho collaborato molto con mio padre, gli sono tanto grata per tutto quello che mi ha trasmesso. È stato un gigante. E non lo dico solo io… lo dicono in tanti. Desidero che il suo pensiero e la sua opera siano diffusi. C’è ancora tanto da conoscere».

Assistenza e cultura

  

Il lavoro di magistrato affascina i giovani Casini. «Non a caso abbiamo tutti studiato Legge, differenziandoci poi nelle professioni: Francesco è avvocato civilista, Donatella è avvocato penalista e Marco è notaio. Io mi sono laureata in diritto penale, con il professor Ferrando Mantovani, con una tesi che aveva a che fare con la bioetica, ho anche fatto pratica civile e penale e ho frequentato per un po’ un corso per il concorso da magistrato, ma poi hanno preso il sopravvento il matrimonio e l’impegno nel campo della bioetica, il corso di perfezionamento alla Cattolica, e quindi il dottorato di ricerca, il trasferimento a Roma, il concorso per ricercatore… A questo punto non posso non ricordare don Elio, il cardinale Sgreccia, un importante punto di riferimento». Il seme che fa nascere il Movimento viene piantato quando Carlo Casini, nel 1975, sulla sua scrivania di magistrato si ritrova il fascicolo riguardante il caso di una villa in cui si praticavano aborti clandestini. «Incontrò ragazze impaurite che, se avessero avuto un aiuto, avrebbero evitato l’aborto. Così nacque il primo Centro di aiuto alla vita, a Firenze. E di lì a poco il Movimento, con l’obiettivo di avere uno sguardo contemplativo sulla dignità umana a partire dal più piccolo, dalla vita nascente».

Una cultura di solidarietà

Il Movimento, dice Marina, «nasce per liberare le donne dai condizionamenti che le porterebbero all’aborto. Per questo oggi abbiamo in Italia 310 Centri di aiuto alla vita, 64 case di prima e seconda accoglienza, attività per giovani, iniziative a livello europeo, concorsi per scuole e università. Un aiuto non solo assistenziale, ma umano, psicologico e anche economico, attraverso il progetto Gemma. La prima liberazione è dalla menzogna: non è un “grumo di cellule”, ma un figlio, uno di noi. Ecco perché la dimensione assistenziale è inscindibilmente unita a quella culturale e viceversa. C’è una interdipendenza tra il servizio concreto alla vita e il lavoro culturale, educativo, politico. Non si tratta solo di fare assistenza, ma di promuovere una cultura di solidarietà, con la convinzione che la tutela del diritto a nascere è la base per costruire un umanesimo nuovo». Un concetto ritorna spesso durante la conversazione: «La vita riguarda tutti, credenti e non credenti. La visione di fede offre una marcia in più, ma non circoscrive alla fede il tema della vita che è per tutti». Eppure la vita nascente viene spesso usata da formazioni che invece mostrano poco rispetto per altri diritti della persona. Come mai? «È un profondo fraintendimento. Il servizio alla vita è unitario e non tollera segmentazioni, deve essere coerente. Il Movimento è aconfessionale e apartitico proprio perché la vita non è né di destra né di sinistra, è un tema comune, che getta ponti e apre varchi per il dialogo. Quindi: è sbagliato essere a favore della pena di morte e contemporaneamente contro l’aborto, essere per l’accoglienza dei non nati e poi rifiutare i migranti e i profughi».

Contro ogni violenza

  

Il Movimento per la vita, sottolinea Marina, «è sempre stato a fianco di tutte le lotte per tutelare ogni vita umana, ma lo ha fatto sempre a partire dallo sguardo sul concepito nella convinzione che la prima pietra, non l’unica, per costruire la civiltà della verità e dell’amore è la tutela del diritto a nascere. Come diceva mio babbo, “chi è contro l’aborto per amore dell’uomo non può non amare ogni uomo”, questa è la “filosofia”». In questo periodo il Movimento è impegnato a mandare soccorsi ai Centri di aiuto alla vita in Romania, Polonia, Romania, Paesi ai confini con l’Ucraina. «Un camper porta viveri e vestiario per i bambini piccoli, nelle case di accoglienza a disposizione dei profughi». Un tema doloroso è quello delle violenze sulle donne. Sono tante le ucraine che, dopo gli stupri da parte dei soldati russi, hanno scelto di abortire… «La questione è molto delicata. Lo stupro è una cosa abominevole, a prescindere dalla gravidanza; un figlio è sempre un figlio così come un diamante è sempre un diamante sia che si trovi in una fogna sia che si trovi sul velluto di una splendida vetrina; il male, la terribile violenza subita, si può vincere con il bene, l’accoglienza di una nuova vita che può essere eventualmente affidata a chi può prendersene cura mediante l’adozione. In ogni caso, nei confronti delle donne che abortiscono, specialmente se vittime di violenza, non è il dito che va puntato, ma le mani che vanno tese. Ciò che invece va severamente giudicata è la mentalità dello scarto che considera “grumi di cellule” gli esseri umani nella fase più giovane della loro esistenza».

Chi è

Età 56 anni

Professione Docente universitaria

Famiglia Sposata, ha un figlio

Fede Trasmessa innanzitutto dai genitori

Il Padre Carlo, l'Apostolo della difesa della vita

  

Di padre in figlia. La carica di presidente del Movimento per la vita, oggi in capo a Marina Casini, è stata ricoperta dal 1990 al 2015 dal padre Carlo, scomparso due anni fa, che fu anche tra i fondatori del Movimento. Una figura molto importante, quella di Carlo Casini (nella foto, con Marina). «Il ricordo di Carlo mi riporta al suo desiderio di incontrare, di essere “insieme e accanto”, di amare la vita... Un uomo capace di ascolto e innamorato di Dio», dice Marco Caponi, del consiglio nazionale del Movimento per la vita. Attivo in Azione cattolica prima di diventare magistrato a Firenze, Casini è stato poi parlamentare italiano ed europeo. «Quando gli amici mi chiedono chi fosse lui, mi piace citare la risposta che diede a Renzo Agasso nel libro intervista Sul fronte della vita: “Voglio parlare di vita, non di me. La mia autorevolezza deriva dal fatto che riesco a esprimere – perché la Provvidenza mi ha messo in condizione di farlo – ciò che un intero popolo vorrebbe dire. La forza non è mia, ma della vita. La Provvidenza mi ha portato nei Parlamenti, a scrivere sui giornali…”. In una parola ci ha insegnato a essere sul fronte della vita con delicatezza e fermezza, ad avere quella che lui chiamava “illimitatezza dell’Amore”». Un’espressione che ci riporta alla bellissima preghiera di san Giovanni Paolo II O Maria, aurora del mondo nuovo, che Casini amava molto. «Carlo la incarnò in vita ma ancor più nella fase finale della sua malattia, quando abbracciò con tutto se stesso la croce di Gesù», conferma Caponi. «L’eredità che ci lascia è la difesa della dignità umana come prospettiva fondamentale per rispondere alle grandi sfide del futuro. Carlo ha sempre provocato, attraverso il dialogo e il confronto, la società italiana e la politica ad essere attente al grido silenzioso dei bambini concepiti e delle loro mamme che, di fronte a una gravidanza inaspettata, si trovano sole e incomprese in un momento difficile». Un provocatore, insomma, ma col sorriso sempre sulla bocca. «Davvero! La sua espressione solare si manifestava in ogni occasione, in politica e in società, per offrire sempre un’occasione di dialogo e condivisione». Di Casini colpiva anche il suo essere profondamente uomo dello Stato. «È stato un politico con la “P” maiuscola in una politica purtroppo molto distratta verso l’uomo, che lui voleva alta a partire dalla protezione dei più deboli. Poteva essere presidente della Repubblica? Certamente, perché è stato un uomo, un politico che ha sempre guardato con fiducia al futuro. Grazie Carlo!».

Di Stefano Stimamiglio

 
 
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