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giovedì 22 febbraio 2024
 
l'addio
 

«Nella lotta finale Costanzo ha alzato gli occhi al cielo e invocato Dio»

27/02/2023  A Roma nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo i funerali solenni del popolare conduttore alla presenza di migliaia di persone e di tutto il mondo dello spettacolo. Don Walter Insero: «Dietro la sua domanda, “Cosa c'è dietro l'angolo?” si nascondeva una riflessione esistenziale sulla fede e l’aldilà». La figlia Camilla: «Papino, ora sei in paradiso a fare un talk-show con Sordi, Gassman e Bracardi al piano»

L’ultimo sipario si alza alle 14.45 in punto. Il feretro di Maurizio Costanzo arriva in piazza del Popolo e accende un applauso furioso: pianti, grida, cori dalla folla: “bravo, bravo, grazie Maurizio”. C'è chi si è portato il pranzo a sacco per raggiungere la prima fila davanti alle transenne. Piove, ma nessuno va via. Poco dopo, completo e occhiali neri, arriva Maria De Filippi con il figlio adottivo Gabriele. C’è chi ha portato una lettera di ringraziamento, una foto, la sciarpa della Roma, la sua squadra del cuore. Un signore alza un cartello: «Maurizio grandioso, insostituibile. Arrivederci».

«Si è chiuso il sipario ma è finito soltanto il primo atto», dice don Walter Insero che accoglie il feretro sul sagrato della Chiesa degli artisti e celebra i funerali, trasmessi in diretta sia su Raiuno che su Canale 5, listata a lutto. Sulla bara di legno scuro la sua foto sorridente e quella dell’amato gatto Filippo.

C’è tutta la Rai e tutta Mediaset, il mondo dello spettacolo, del cinema e del giornalismo. Pier Silvio Berlusconi siede al primo banco accanto a Maria De Filippi. Poi, nelle file dietro, Sabrina Ferilli con Flavio Cattaneo, Aurelio De Laurentiis, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri con la fascia tricolore, Alfonso Signorini, Lorella Cuccarini con Silvio Testi, Luciana Littizzetto, Christian De Sica, Vittorio Sgarbi, Stefano Coletta, Paolo Bonolis con Sonia Bruganelli, Carlo Conti, Enrico Mentana, Eleonora Giorgi, Valerio Scanu, Mara Venier, Milly Carlucci, Giorgio Panariello, Amadeus, Giancarlo Giannini, Paolo Bonolis, Valeria Marini, Enrica Bonaccorti, Emanuele Filiberto, Massimo Lopez, Tullio Solenghi, Pio e Amedeo, Fiorella Mannoia, Alex Britti, Alessandra Celentano, Kledi, Roberto Giacobbo, Pierluigi Diaco, Michele Guardì, Urbano Cairo.

È un addio di popolo, molto verace, e anche molto romano. E riesce in un'operazione rara ai nostri tempi e dalle nostre parti, fissare una memoria, fermare qualcosa. Un ricordo, una battuta, un aneddoto. Perché lui, in oltre cinquant’anni di radio e di televisione, ha fatto le domande che volevamo fare tutti noi. Al politico scafato, al divo del cinema, allo scrittore intrigante, al personaggio dello spettacolo, al comico alle prime armi, all'intellettuale sconosciuto. Per tantissimi è stato un amico simpatico, un compagno di viaggio, di chiacchiere e di salotto.

Oltre a don Walter, a celebrare le esequie c’è anche don Armando, un missionario amico di Costanzo. L’avvocato e amico di una vita Giorgio Assumma legge la prima lettura del profeta Isaia: «Il Signore Dio asciugherà le lacrime da ogni volto». Poi il canto del Salmo: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla / Su pascoli erbosi mi fa riposare / ad acque tranquille mi conduce». I violinisti e il coro in nero e il gonfalone della Roma listato a lutto. Le corone di fiori e i riflettori delle telecamere.

Il brano di Vangelo scelto è quello in cui Giovanni racconta l’apparizione di Gesù risorto ai discepoli e a Tommaso, l’incredulo: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò che è risorto». Poi Gesù, otto giorni dopo, si ripresenta: «“Tommaso, metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”».

Il feretro di Maurizio Costanzo sosta davanti al Teatro Parioli di Roma prima di raggiungere il cimitero del Verano (Ansa)

L’omelia di don Walter Insero è tutta costruita sulla curiosità di Costanzo, la sua difficoltà a credere, proprio come Tommaso, stemperata dalla certezza, come disse in un’intervista, che qualcosa c’è ad aspettarci: «Spero ci sia una tv pubblica o privata, e che mi facciano fare qualcosa. Potrei chiamarlo “Cosa c'è dietro l’angolo”».

«La prima volta ho incontrato Costanzo due anni fa», racconta don Walter, «pensavo di trovarmi davanti un giornalista anticlericale, un po’ un mangiapreti, e invece ho incontrato una persona accogliente, amorevole, che mi ha rivolto subito una battuta: “Ma lei è un prete vero?”. “Ci provo”, gli ho risposto. Mi colpì perché mi raccontò la sua infanzia, la sua parrocchia di Sant’Ippolito in zona piazza Bologna, e parlò di quanto lavoro fanno le parrocchie sul territorio, riuscendo ad avvicinare le persone fragili, rendendo un servizio spirituale e sociale. E alla fine mi disse: “Mi sa che dovrò venire da lei...”. “Dottor Costanzo – gli risposi – non accetto prenotazioni”. E poi mi confidò un desiderio: potere un giorno, quando il Signore lo avrebbe chiamato a sé, pregare per lui in questa Chiesa degli artisti alla quale era molto legato perché ha lavorato per tanti anni agli studi Rai di via del Babbuino, qui accanto».

In un’intervista del 2014 al Giornale si era definito “parzialmente credente”. «Maurizio», prosegue don Walter, «non si professava credente e non lo era nel senso stretto del termine ma aveva rispetto per chi lo era ed era convinto che qualcosa dopo la morte c’è. Una volta mi chiamò dopo il funerale che avevo celebrato per un’artista. Negli ultimi tempi si era avvicinato ai valori cristiani».

L’audio del maxischermo montato in piazza scompare. Migliaia di persone restano in silenzio di fronte alla Tv muta, a guardare. «Si sente pochissimo, solo se ti allontani e solo a destra della chiesa», dice un signore nella folla senza staccare gli occhi dallo schermo. Riprende don Walter: «Sulla fede Maurizio si è interrogato molto. Era affascinato dalla figura di Gesù ed era molto intrigato dal ruolo della Madonna. Durante il Giubileo straordinario del 2015 mi disse: “Ma è vero che la misericordia è il tratto distintivo di Dio?”». Poi rivela: «Nel momento del combattimento finale ha alzato lo guardo al cielo e ha invocato la protezione della Vergine Maria. È stato compassionevole, lo commuoveva la fragilità delle persone, ha aiutato tanti artisti in difficoltà».

Racconta un altro aneddoto: «Il 14 agosto del 2000 era in vacanza ad Ansedonia e vide le immagini della Giornata mondiale della Gioventù con due milioni di ragazzi arrivati a Roma per incontrare Giovanni Paolo II. Maurizio restò rapito davanti alla televisione, seguì la veglia sulla spianata di Tor Vergata e rimase stupefatto nel vedere papa Wojtyla, già fiaccato dalla malattia, motivare quella folla di ragazzi giunti da ogni parte del globo. “È un grande comunicatore”, commentò entusiasta. Poi scrisse un articolo per Il Messaggero e il portavoce di Wojtyla, Joaquin Navarro-Valls, lo chiamò per ringraziarlo. Anche il Papa aveva letto quel pezzo e si era congratulato».

Il gonfalone della Roma listato a lutto (Ansa)

Nel suo show avrebbe voluto intervistare papa Francesco, al quale, dice don Walter, «scrisse una lettera carica di stima e d’affetto perché lo considerava una persona autorevole e credibile, capace di vivere pienamente il Vangelo».

A Bontà loro, il primo talk show della storia della televisione italiana, chiedeva a ogni ospite: «Cosa c'è dietro l'angolo?». Giancarlo Pajetta, uno dei leader comunisti, rispose: «Un altro angolo».

Una domanda, dice don Walter, «che per Costanzo è stata una domanda esistenziale, declinata in maniera profonda, come a dire: cosa c’è oltre la morte? Un banchetto escatologico in cielo, come dice il profeta Isaia, la festa dei peccatori perdonati. Al suo amico Giorgio Assumma aveva detto: “Chi arriva prima, aspetta l’altro”. L’amore e l’amicizia non sono interrotti dalla morte».

Fuori ha smesso di piovere. Dopo la comunione, il rito prosegue con la benedizione e l’incensazione della bara. Sull’altare sale Camilla, la figlia maggiore, avuta dalla giornalista Flaminia Morandi. Lo chiama “papino”. «Non hai avuto solo tre figli», dice con la voce rotta dall’emozione, «ma molti di più. A noi tre lasci l'umiltà. Tu che non ti saresti aspettato neanche così tante persone oggi, qui. Avresti detto: “Ma vi rendete conto, tutto questo per me”. E noi ti immaginiamo ora con Alberto Sordi e Vittorio Gassman, in paradiso a organizzare un talk show, con Alberto Silvestri e Giorgio Bracardi al piano. Papà, nulla di quello che hai fatto andrà perduto, ti vogliamo bene».

Scatta un lungo applauso. Maria De Filippi, sotto gli occhiali neri, si asciuga una lacrima e stringe il figlio adottivo Gabriele che è accanto a lei.

Poi, ecco Gerry Scotti che legge la preghiera degli artisti: «Signore, volgi i tuoi occhi sul nostro lavoro, quello dei tuoi artisti, quelli che mettono la benzina alle ali per essere più vicino a te e aiutare i fratelli. Perdonaci se siamo fragili, incostanti, ma siamo uomini. Donaci la tua forza. Preghiamo per tutti gli artisti, fa che possiamo aiutare gli uomini attraverso la nostra arte. Donaci ali stupende per farci alzare fino a te».

La Messa è finita. Molti vanno ad abbracciare Maria De Filippi, i figli e i nipoti. Poi la ressa si placa. Il feretro esce dalla chiesa e in piazza parte la storica sigla del Maurizio Costanzo Show, Se penso a te, scritta da Franco Bracardi e da Gianni Boncompagni, colonna sonora delle serate di tre generazioni di italiani. Mara Venier piange a dirotto, pure Sgarbi si commuove. Don Walter benedice il feretro per l’ultima volta.

Inizia il viaggio verso il cimitero del Verano. Con una sosta obbligata: il Teatro Parioli, che è stato a lungo il palco del suo spettacolo. Il carro funebre si ferma nello spiazzale di fronte al teatro per un minuto di silenzio, poi partono gli applausi della gente che lo ha atteso pure lì, a due passi da via Ruggero Fauro, il luogo dove nel 1993 subì l'attentato da parte della mafia. È l'ultimo atto. «E ora», come avrebbe detto lui, «sipario».

 
 
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