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venerdì 06 dicembre 2019
 
SINODO
 

«Stiamo attenti agli altri, non rincorriamo vane chiacchiere»

28/10/2018  Ascolto, prossimità, testimonianza: papa Francesco  spiega le tre parole fondamentali per suscitare la fede che salva e chiude definitivamente l'assise che ha visto radunati, a Roma, per 26 giorni, 266 delegati tra cardinali, vescovi, teologi, religiosi, suore, esperti d'entrambi i sessi e 34 ragazzi. «Dio è giovane e ama i giovani», ha ricordato Bergoglio

L’ascolto, innanzitutto. Papa Francesco, nell’omelia per la messa conclusiva del Sinodo, spiega il Vangelo del giorno riassumendo cosa ha significato, in queste settimane, fare Sinodo. Guarda a Bartimeo, figlio di Timeo. Nel Vangelo emerge «un paradosso: il padre è assente. Bartimeo giace solo lungo la strada, fuori casa e senza padre: non è amato, ma abbandonato. È cieco e non ha chi lo ascolti. Gesù ascolta il suo grido. E quando lo incontra lo lascia parlare. Non era difficile intuire che cosa avrebbe chiesto Bartimeo: è evidente che un cieco voglia avere o riavere la vista. Ma Gesù non è sbrigativo, dà tempo all’ascolto. Ecco il primo passo per aiutare il cammino della fede: ascoltare. È l’apostolato dell’orecchio: ascoltare, prima di parlare».

E, come accade anche oggi, molti di quelli che stavano con Gesù rimproveravano Bartimeo. «Per questi discepoli», spiega papa Francesco, «il bisognoso era un disturbo sul cammino, un imprevisto nel programma. Preferivano i loro tempi a quelli del Maestro, le loro parole all’ascolto degli altri: seguivano Gesù, ma avevano in mente i loro progetti». Questo è un rischio che corriamo anche oggi: invece che ascoltare la vita, i bisogni degli altri, diamo credito «alle chiacchiere inutili». Bergoglio chiede scusa ai giovani «a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie. Come Chiesa di Gesù desideriamo metterci in vostro ascolto con amore, certi di due cose: che la vostra vita è preziosa per Dio, perché Dio è giovane e ama i giovani; e che la vostra vita è preziosa anche per noi, anzi necessaria per andare avanti».

Dopo l’ascolto c’è l’amicizia, il farsi prossimo. «Gesù non delega qualcuno della “molta folla” che lo seguiva, ma incontra Bartimeo di persona. Gli dice: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”». Dopo aver ascoltato occorre anche fare «che io faccia: fare, non solo parlare; per te: non secondo idee prefissate per chiunque, ma per te, nella tua situazione. Ecco come fa Dio, coinvolgendosi in prima persona con un amore di predilezione per ciascuno. Nel suo modo di fare già passa il suo messaggio: così la fede germoglia nella vita».

Bergoglio è chiaro: «Quando la fede si concentra puramente sulle formulazioni dottrinali, rischia di parlare solo alla testa, senza toccare il cuore. E quando si concentra solo sul fare, rischia di diventare moralismo e di ridursi al sociale. La fede invece è vita: è vivere l’amore di Dio che ci ha cambiato l’esistenza. Non possiamo essere dottrinalisti o attivisti; siamo chiamati a portare avanti l’opera di Dio al modo di Dio, nella prossimità: stretti a Lui, in comunione tra noi, vicini ai fratelli. Prossimità: ecco il segreto per trasmettere il cuore della fede, non qualche aspetto secondario».

Il farsi prossimo è il contrario del lavarsi le mani, una «tentazione che ricorre tante volte nella Scrittura». È «quello che fa la folla nel Vangelo di oggi, è quello che fece Caino con Abele, è quello che farà Pilato con Gesù: lavarsi le mani. Noi invece vogliamo imitare Gesù, e come lui sporcarci le mani. Egli, la via, per Bartimeo si è fermato lungo la strada; Egli, la luce del mondo, si è chinato su un cieco. Riconosciamo che il Signore si è sporcato le mani per ciascuno di noi, e guardando la croce ripartiamo da lì, dal ricordarci che Dio si è fatto mio prossimo nel peccato e nella morte. Si è fatto mio prossimo: tutto comincia da lì. E quando per amore suo anche noi ci facciamo prossimi diventiamo portatori di vita nuova: non maestri di tutti, non esperti del sacro, ma testimoni dell’amore che salva».

Infine la testimonianza:  Testimoniare è il terzo passo. Le tre parole rivolte a Bartimeo: «Coraggio! Alzati. Ti chiama», sono parole che cambiano «la vita di chi lo segue», rimettono «in piedi chi è a terra, portando la luce di Dio nelle tenebre della vita». Tanti giovani cercano la luce «invocano vita, ma spesso trovano solo promesse fasulle e pochi che si interessano davvero a loro».

Il Papa ricorda che «non è cristiano aspettare che i fratelli in ricerca bussino alle nostre porte; dovremo andare da loro, non portando noi stessi, ma Gesù. Egli ci manda, come quei discepoli, a incoraggiare e rialzare nel suo nome. Ci manda a dire ad ognuno: “Dio ti chiede di lasciarti amare da Lui”. Quante volte, invece di questo liberante messaggio di salvezza, abbiamo portato noi stessi, le nostre “ricette”, le nostre “etichette” nella Chiesa! Quante volte, anziché fare nostre le parole del Signore, abbiamo spacciato per parola sua le nostre idee! Quante volte la gente sente più il peso delle nostre istituzioni che la presenza amica di Gesù! Allora passiamo per una Ong, per una organizzazione parastatale, non per la comunità dei salvati che vivono la gioia del Signore».

E, infine, papa Francesco ricorda che Bartimeo «non ha fatto professioni di fede, non ha compiuto alcuna opera; ha solo chiesto pietà. Sentirsi bisognosi di salvezza è l’inizio della fede». E Gesù stesso gli dice: «Va, la tua fede ti ha salvato». La «fede che ha salvato Bartimeo non stava nelle sue idee chiare su Dio, ma nel cercarlo, nel volerlo incontrare. La fede è questione di incontro, non di teoria. Nell’incontro Gesù passa, nell’incontro palpita il cuore della Chiesa. Allora non le nostre prediche, ma la testimonianza della nostra vita sarà efficace.

E a tutti voi che avete partecipato a questo “camminare insieme”, dico grazie per la vostra testimonianza. Abbiamo lavorato in comunione e con franchezza, col desiderio di servire Dio e il suo popolo. Il Signore benedica i nostri passi, perché possiamo ascoltare i giovani, farci prossimi e testimoniare loro la gioia della nostra vita: Gesù».

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