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sabato 07 dicembre 2019
 
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«Mi chiamano suor Sardina? Facciano quel che vogliono, io resto suor Giuliana»

21/11/2019  Parla la suora del Cottolengo che ha dedicato la sua vita agli ultimi e ai malati e che simpatizza per i giovani del movimento: «Scorgo in loro virtù evangeliche come la mitezza e il desiderio di giustizia»

La copertina del quotidiano filoleghista "Libero".-
La copertina del quotidiano filoleghista "Libero".-

Andrà anche lei in piazza con le “sardine” «perché testimoniano valori, come la mitezza e il desiderio di giustizia, che sono scritti nel Vangelo». Agli insulti che l’hanno presa di mira risponde con serenità. E con una risata: «Ma la faccina bersagliata su Facebook non sono mica io». Suor Giuliana Galli, figura ben nota a Torino e non solo, da sempre a fianco degli ultimi, è una religiosa del Cottolengo, nonché fondatrice dell’associazione Mamre che promuove numerosi progetti solidali. Si è anche occupata di finanza: è stata vicepresidente della Compagnia di San Paolo. Nelle ultime ore ha dichiarato pubblicamente la sua simpatia per il movimento delle “sardine” nato in Emilia Romagna, etichettato come “anti-Salvini”.

Per anni l’hanno fatta arrabbiare chiamandola “suor banca”. Ora le dicono “suor Sardina”. Questo la offende?

Sorride. «Dicano un po’ quello che vogliono… ma io sono e rimango suor Giuliana».

Se ci sarà il flash-mob a Torino, lei ci andrà?

«Direi di sì. Se potrò, andrò anch’io in piazza».

Perché le piacciono le “sardine”?

«Perché in questa espressione vedo una volontà di pulizia nelle parole e negli atteggiamenti. Non è un andare contro qualcuno personalmente, però è sottolineare la propria alterità rispetto a chi offende, a chi usa il sarcasmo per denigrare l’altro o cancellarne le ragioni. Lo sappiano o no gli organizzatori, in questo movimento io scorgo delle virtù evangeliche, come la mitezza e il desiderio di giustizia».

Dicono che chi scende in piazza lo fa contro Salvini…

«L’ho detto e lo ripeto: non è un andare contro qualcuno. E’ invece l’espressione di un desiderio di armonia e di pacificazione».

Non ha timore che il movimento venga strumentalizzato?

«Qualsiasi idea può essere strumentalizzata. Un bisturi possiamo usarlo per operare un tumore oppure per fare del male: dipende da noi. E questo non può essere una scusa per chiuderci nell’immobilismo».

Già, ma come tradurre lo slancio iniziale in azioni concrete?

«Questo sarà il tema a seguire. Per il momento mi sembra importante che la popolazione non allineata su modi brutali e irrispettosi si faccia vedere e sentire, si guardi negli occhi, in modo bello e spontaneo».

Qualcuno le rimprovera di voler far politica…

«C’è differenza tra scelta partitica e scelta politica. Quando Paolo di Tarso chiamava in causa la sua cittadinanza romana, non faceva forse politica? E papa Francesco quando si occupa degli ultimi… e con lui i vescovi che stanno accanto ai poveri, come monsignor Zuppi a Bologna o monsignor Nosiglia a Torino… tutte queste persone non fanno scelte politiche? Io penso di sì, perché la politica, nella sua accezione più alta, è qualcosa di grande, è un’esperienza di servizio. Questo movimento non ha, almeno per ora, una connotazione partitica, ma di sicuro è politico».

Ha affidato a Facebook la sua simpatia verso le “sardine” e in poche ore c’è stato un diluvio di commenti. Molti la sostengono, ma ha ricevuto anche offese e insulti pesantissimi. Che cosa risponde?

«Il più delle volte chi mi insulta non sa neppure chi io sia. Tirano schiaffi contro qualcuno che non conoscono. Già (ride) non sono io quella faccina bersagliata su Facebook».

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