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mercoledì 24 aprile 2024
 
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Morto don Mario Galbiati: ha portato nell'etere la tenerezza della Vergine

14/04/2022  Ha fondato Radio Maria e poi Radio Mater innovando i modi di fare comunicazione: niente pubblicità, fiducia nella Provvidenza, volontariato, preghiera e catechesi. Così s'era confidato con il settimanale Maria con te

È il ritratto perfetto del prete ambrosiano: indossa la tipica talare nera con cinque bottoni sotto il collo e chiusa da una fascia. L’eloquio è intessuto di ricordi di personaggi e aneddoti della Chiesa di Milano. L’afflato quasi mistico. Parla lentamente e spesso socchiude gli occhi. Dagli anni Ottanta, la sua voce s’irradia nell’etere, toccando il cuore di milioni di fedeli in tutto il mondo. Don Mario Galbiati è nato a Sant’Albino di Monza il 6 febbraio 1930. Ha fondato due radio: nel 1983 Radio Maria (ora diretta da padre Livio Fanzaga) e nel 1994 Radio Mater, che realizza 21 ore di diretta ogni giorno, tra cui tre Messe, sei volte il Rosario, la Liturgia delle ore, dall’Ufficio delle letture e le Lodi mattutine fino alla Compieta, e la preghiera no-stop tutte le notti, dalle 2 alle 6.

Lo incontriamo ad Albavilla, in provincia di Como. Qui ha sede la Casa di Maria, inaugurata il 7 settembre 2013, che raggruppa gli studi di Radio Mater, la Comunità di Maria e la Cappellina, dove si prega in diretta radiofonica quasi 24 ore su 24. Don Mario, che ricordo ha della sua ordinazione? «Eravamo novantadue, tutti distesi sul pavimento del duomo di Milano. Sono stato ordinato prete dal cardinale Schuster, ora beato. Non aveva nulla di “terreno”, era etereo, celestiale, un volto angelico, con un’aura di spiritualità che trasmetteva anche a noi. Ho avvertito che realmente la grazia che ha implorato su di noi ci è venuta dentro e ha segnato tutto il nostro sacerdozio. Al termine del rito, nella Cappella arcivescovile la consegna delle lettere di destinazione: per me Albavilla, un segno del destino». Perché? «Albavilla mi ha preso il cuore. Qui subito dopo l’ordinazione, ho passato tredici anni indimenticabili come coadiutore. Siamo riusciti a creare una grande famiglia. In oratorio venivano tutti: giovani, ragazzi, famiglie, adulti, non credenti. Organizzai il Festival della canzone con brani inediti e una giuria ad hoc. Proprio come Sanremo. Poi creai anche “Albavilla Cha Cha Cha”, una kermesse di ballo. Feci una profezia. Sentivo che la Madonna mi avrebbe fatto ritornare qui. E così è stato».

Nel 1966 diventa parroco ad Arcellasco di Erba...

«Un’esperienza bellissima. Quando fai il parroco ti senti veramente padre. Ho cercato di mantenere l’intimità con il Signore e intanto affidavo tutto alla Madonna. Mi piaceva fare il parroco poi ad un certo punto è arrivata la chiamata radiofonica ».

Racconti...

«Avevamo le missioni in tutte le parrocchie di Erba e io ho sentito una voce interiore che mi diceva: “Perché non metti un’antenna per far sentire la Messa agli ammalati che non possono venire in chiesa?”. Misi l’antenna sul campanile della chiesa e la chiamai subito Radio Maria. Quando è terminata la missione, convocai il consiglio pastorale e gli chiesi: “Cosa facciamo della radio? La spegniamo o la teniamo?” “Teniamola”, fu la risposta unanime. E andai avanti».

Com’era la programmazione?

«Le Messe, il Rosario, la catechesi. Un’emittente familiare, accogliente, gioiosa. Con le telefonate in diretta degli ascoltatori abbiamo anticipato tutte le radio commerciali».

La sua presenza a Radio Maria dura fino al 1991, poi cosa succede?

«Un temporale umano me l’ha portata via. Venni estromesso. Si tentò una mediazione. Nulla da fare. L’allora segretario generale della Cei, il cardinale Tettamanzi, mi chiamò e mi disse: “Se il tuo carisma è la radio, fondane un’altra”. E così feci. Non ero da solo in questa nuova avventura».

Chi l’ha aiutata?

«La Vergine ha fatto tutto. Avevo preparato i documenti per iniziare le trasmissioni con Radio Mater, ma il via libera del ministero delle Telecomunicazioni mi arriva l’11 febbraio del 1994, festa della Madonna di Lourdes. Non certo un caso».

Quanti ascoltatori ha oggi Radio Mater?

«Non ho mai voluto saperlo, non abbiamo neanche il sistema di rilevazione degli ascolti. Il nostro obiettivo è quello di entrare nei cuori delle persone. E i cuori non dobbiamo contarli noi, ma il Signore. Di una cosa sono certo: abbiamo tanti ascoltatori. In FM trasmettiamo in Italia, col satellite arriviamo in Europa e grazie a Internet in tutto il mondo. Una signora dal Brasile mi ha scritto una lettera bellissima, dicendomi che da quando ascolta Radio Mater la sua vita è cambiata».

Come si mantiene Radio Mater?

«Con la generosità degli ascoltatori e la Provvidenza che spinge i cuori a donare. Le spese sono tante. Non abbiamo mai avuto pubblicità. Poi ci sono i volontari della Comunità di Maria, due dei quali vivono qui in maniera stabile. Tutti offrono il loro tempo per questa missione».

Chi sono?

«Ho sentito fin da subito che questa radio che veniva da Maria doveva essere gestita e portata avanti da veri figli di Maria. A tutti ho detto e ripeto che Radio Mater deve essere portata avanti con amore e sacrificio, con dedizione totale, senza scopi di lucro ma con l’unico obiettivo di portare la gioia nelle case delle persone».

C’è qualche ascoltatore illustre?

«Monsignor Giancarlo Bregantini (arcivescovo di Campobasso, ndr) ci ascolta sempre e segue con noi la Liturgia delle ore. Pochi giorni prima che morisse, nel 2012, andai a Gallarate a trovare il cardinale Martini. Faceva fatica a parlare, mi ha preso le mani e mi ha detto: “Vai avanti, vai avanti, vai avanti”. Tre volte. Nel 2013, quando tornai ad Albavilla, venne il cardinale Tettamanzi a benedire la sede di Radio Mater e la Cappellina. Mi disse che questo posto sarebbe diventato un santuario meta di pellegrinaggio. Oggi arrivano fedeli da tutta Italia».

Papa Francesco lo ha incontrato?

«Due volte. La prima il 4 febbraio 2014 a Santa Marta. La seconda qualche giorno dopo, il 19 febbraio, quando insieme ai miei collaboratori e volontari abbiamo portato a Roma la statua della Vergine della Cappellina per farla benedire. Il Papa mi ha detto: “Coraggio, non lasciarti prendere dalle difficoltà e dalle sofferenze. Vai avanti e continua a fare il bene”. La statua è stata benedetta da tre papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco».

Cosa pensa delle apparizioni di Medjugorje?

«La Chiesa mi ha detto di non parlarne  fino a quando non c’è un pronunciamento ufficiale e io ho obbedito. Tutte le apparizioni della Madonna sono atti d’amore. Il suo obiettivo è quello di ammonirci e ricordarci che ci siamo staccati da Dio, che non siamo qui per la terra ma per il cielo».

Che cosa l’ha portata al traguardo di un lungo sacerdozio?

«Cinque pilastri. Dio, con cui ho tenuto a essere intimo con la preghiera. Gesù, per quello che ha fatto e ha voluto me per continuare il sacrificio della redenzione. Ecco perché la celebrazione della Messa è il sole di ogni mia giornata. Maria, che fin da piccolo in casa ho imparato ad amare e pregare e ha preso in mano la mia vita fin da quando sono entrato in seminario. La Chiesa, con la quale ho un legame dolcissimo e strettissimo. E poi questo progetto radiofonico che è nato tanti anni fa e ora è qui e continua. La Madonna ci ha portato qui e noi continuiamo»

 
 
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