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il lutto
 

Dal «resistere» al disincanto, addio a Francesco Saverio Borrelli

20/07/2019  È morto a Milano a 89 anni l’ex capo del pool di “Mani Pulite” e protagonista con Tangentopoli di un capitolo della storia d'Italia. Si congedò dalla magistratura invitando i suoi colleghi a «resistere come sulla linea del Piave». Negli ultimi tempi disse: «Non valeva la pena buttare all’aria il mondo precedente per cascare in quello attuale»

«Non valeva la pena buttare all’aria il mondo precedente per cascare in quello attuale». In questa massima post Tangentopoli c’era tutto il disincanto di Francesco Saverio Borrelli, morto a Milano a 89 anni all’Istituto dei tumori, accudito dalla moglie Maria Laura e dai figli Andrea e Federica, che aveva scritto su Facebook un lungo post che faceva già presagire la fine: «Mi mancano il tuo arguto senso critico, che si parlasse di filosofia, letteratura, musica, storia e arte. Mi manca il suono del tuo pianoforte che giace orfano del tuo talento, come orfani siamo noi. Papà vorrei averti potuto e saputo dare tutto quello che mi hai dato, per sempre».

Borrelli era nato a Napoli il 12 aprile 1930. In magistratura dal 1955, è stato capo della Procura di Milano per più di undici anni, sette dei quali impegnato nell’inchiesta “Mani pulite”. Poi, dal 17 marzo 1999 alla pensione (aprile 2002), procuratore generale della Corte d’Appello milanese. Quando si congedò dalla magistratura, esortò i suoi colleghi a «resistere, resistere, resistere come sulla linea del Piave» dagli attacchi del governo Berlusconi. Una linea che parve quasi stemperarsi fino a quando, più di recente, dichiarò pubblicamente di non rimpiangere la stagione delle inchieste sulla corruzione che dietro le macerie della Prima Repubblica avevano prodotto una classe politica peggiore di quella di allora.

Appassionato di musica, in particolare di Wagner, dal 2007 presidente del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, habitué della Scala, era figlio di Manlio Borrelli, ex presidente della Corte d’Appello di Milano, «un uomo di grande presenza, un ex ufficiale di cavalleria con tratti dannunziani e qualche rigidità del carattere. Mi metteva paura. Se a tavola mi guardava con severità, scoppiavo a piangere prima ancora che parlasse. Poi l’ho imitato in tutto, nella professione, nell’amore per Wagner, nel piacere di andare a cavallo. Lui non faceva nulla per farsi temere: in tutta l’infanzia non ha mai alzato le mani su di me». Oscar Luigi Scalfaro fu suo uditore giudiziario agli inizi della carriera in magistratura: «Mi scrisse qualche riga di elogio decisiva a incoraggiarmi rispetto all’aridità che percepivo in quella professione. Era un uomo superiore: entrava magari in aula con una giacca lisa, ma addosso a lui sembrava un frac, tanto era il suo carisma», raccontò a L’Europeo.

1° aprile 2014, Francesco Saverio Borrelli e Gherardo Colombo alla camera ardente del pm Gerardo D'Ambrosio allestita nell'atrio del tribunale di Milano
1° aprile 2014, Francesco Saverio Borrelli e Gherardo Colombo alla camera ardente del pm Gerardo D'Ambrosio allestita nell'atrio del tribunale di Milano

Gli "scontri" con Di Pietro

La popolarità di Borrelli è legata indissolubilmente all’inchiesta “Mani Pulite”, definita da Bobo Craxi «un colpo di Stato», e coordinata con il vice Gerardo D'Ambrosio, collega ed amico scomparso il 30 marzo 2014 e con il quale, peraltro, si è talvolta trovato in disaccordo sui temi di politica giudiziaria. In magistratura, Borrelli entrò come giudice civile per poi passare al penale. Ha presieduto sezioni di tribunale e di Corte d'Assise, giudicando anche le Br. Negli anni Sessanta è stato tra i fondatori della corrente di Magistratura Democratica. Il 17 marzo 1988 succede a Mauro Gresti alla guida della Procura della Repubblica, di cui nel 1983 diviene procuratore aggiunto.

Era uomo rigoroso, ligio alle regole, strenuo “difensore” dell’indipendenza della magistratura. Un rigore che a volte gli valse alcuni contrasti con i suoi sostituti, da Ilda Boccassini ad Antonio Di Pietro quando questi abbandonò la toga per diventare ministro.

La camera ardente sarà aperta «lunedì mattina alle 9.30 nel Tribunale di Milano, nell'atrio di fronte all'Aula Magna», come ha spiegato il procuratore generale di Milano Roberto Alfonso che lo ha ricordato come «un baluardo resistente a difesa e a tutela dell'indipendenza della magistratura». Francesco Greco, attuale capo della Procura di Milano e che faceva parte del pool “Mani pulite” lo ha definito «un grande capo che ha saputo anche proteggerci, un grande magistrato che ha fatto la storia di questo Paese».

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Folla alla camera ardente di Borrelli. Di Pietro in lacrime
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