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martedì 24 novembre 2020
 
 

La commessa che ha vinto in Cassazione: «Ecco perché quel festivo potevo non lavorare»

26/09/2015  Barbara Grazioli ha dato battaglia nelle aule dei tribunali per undici anni prima che la Suprema Corte le desse ragione: «Poter vivere le feste in famiglia è importante per la qualità della vita e per poter trascorrere il tempo libero con i propri cari»

«Alcune festività hanno un significato religioso che, per i credenti, va rispettato. Anche per un laico, però, poter vivere certe feste civili in famiglia rappresenta un valore altrettanto importante». Barbara Grazioli, 47 anni, un figlio, milanese trasferitasi in provincia di Vercelli, ha condotto undici anni di battaglia giudiziaria per vedersi riconosciuto il diritto a non lavorare nei giorni festivi. E alla fine tre gradi di giudizio le hanno dato ragione: la sezione lavoro del tribunale di Vercelli, la Corte d’appello di Torino e, di recente, la Cassazione, con una sentenza destinata a fare giurisprudenza.

Barbara lavorava come commessa a Loro Piana, il colosso del lusso specializzato in cashmere e tessuti pregiati. È entrata in azienda nel 1998 per occuparsi dell’apertura di alcuni outlet e della formazione del personale. Poi nel 2003 l’azienda decide di aprire un punto vendita a Romagnano Sesia e lei è una delle commesse. Nel frattempo, diventa rappresentante sindacale della Cgil. Il 6 gennaio 2004, festività dell’Epifania, non si presenta sul luogo di lavoro e riceve una sanzione disciplinare. L’azienda, infatti, aveva chiesto ai dipendenti la disponibilità a lavorare anche l’8 e il 26 dicembre e il 1° maggio. A quel punto lei fa ricorso. «Ritenevo che questo provvedimento fosse ingiusto», spiega, «in quanto i lavoratori hanno facoltà di astenersi dal lavoro in occasione di feste infrasettimanali come confermato da diverse sentenze». Barbara all’epoca era incinta di otto mesi di Jacopo, che ora ha 11 anni. «Non lavorare nei festivi», dice, «è fondamentale per avere una buona qualità della vita e poter trascorrere il tempo libero con i propri cari».

Quella dell’Epifania, spiega Grazioli che oggi è responsabile dell’ufficio vertenze Cgil di Vercelli Valsesia, «è una delle festività previste dall’articolo 2 della legge 260/1949 e che i datori di lavoro non possono trasformare in modo unilaterale in giornata lavorativa». La Cassazione, con questa sentenza afferma che «non sussiste un obbligo generale a carico dei lavoratori di effettuare la prestazione nei giorni destinati per legge per la celebrazione di ricorrenze civili o religiose e sono nulle le clausole della contrattazione collettiva che prevedono tale obbligo in quanto incidenti sul diritto dei lavoratori di astenersi dal lavoro». In pratica, è stato sancito il principio per cui il lavoro festivo infrasettimanale non può essere imposto dall’azienda senza il consenso del lavoratore. In futuri, nei rapporti tra azienda e lavoratori cosa cambia? «Per rinunciare al riposo nelle festività infrasettimanali deve esserci un accordo tra le parti, non basta neanche la sola volontà del lavoratore a lavorare se non c’è anche l’accordo del datore».

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