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giovedì 23 settembre 2021
 
VACCINI
 

Niente più AstraZeneca sotto i 60 anni

11/06/2021  Arrivata la circolare del ministero. Cambiano ancora le indicazioni, in direzione della massima precauzione. La morte di Camilla apre domande sul passato che non dobbiamo eludere. Ma intanto un rapporto Istat-Iss rivela che a 7 settimane dalla prima dose di vaccino il rischio di morte per Covid cala del 95%

Astrazeneca si cambia ancora: d’ora in avanti sarà proposto solo agli over 60 per la prima e la seconda dose. Gli altri più giovani avranno vaccini a Rna messaggero (Pfizer o Moderna). Anche chi ha fatto la prima dose con Astrazeneca e ha meno di 60 anni alla seconda riceverà Pfizer o Moderna, a distanza di 8-12 settimane dalla prima. A far decidere il Governo su parere del Cts in questa direzione il rischio rarissimo (1/100.000) di trombosi in sedi atipiche accompagnata da carenza di piastrine (Vitt), come quella che probabilmente ha colpito Camilla, la ragazza morta a Genova, e che si è vista in prevalenza in donne al di sotto dei 55 anni a seguito di Astrazeneca. Un rischio che in un contesto mutato di circolazione più bassa del virus si valuta alto rispetto al beneficio di quel vaccino nei più giovani. Riguardo al vaccino Johnson&Johnson, anch’esso a piattaforma adenovirale come AstraZeneca, che ha pure dato casi di trombosi in sedi atipiche in misura minore e in nessun caso in Italia, finora soggetto alle stesse indicazioni di AstraZeneca, resta come è stato fin qui consigliato in “via preferenziale” a soggetti over 60. A chi ha chiesto al Ministro Speranza e al Professor Franco Locatelli come convincere ora gli over60, disorientati dai tanti cambiamenti, ha risposto Locatelli, presidente del Cts e del Consiglio superiore di sanità, spiegando che: «Oltre i 60 anni i casi di trombosi in sedi atipiche sono praticamente assenti, mentre il vaccino AstraZeneca ha protetto le persone in questa fascia d’età dall’ospedalizzazione, dalla malattia grave e dalla morte ma anche dalle trombosi provocate dalla malattia da Covid».

Fin qui le novità, restano domande aperte sul passato. Il rischio di rare trombosi atipiche nei giovani era noto almeno dai primi di aprile, tanto che già il 7 una circolare ministeriale aveva indicato di dare in via preferenziale Astrazeneca agli over 60 proprio per minimizzare questo pericolo più alto nei giovani. Poche settimane dopo è stata data la stessa indicazione per Johnson, per le medesime ragioni. Questa indicazione, mai cambiata, non ha però impedito che venissero organizzate in alcune Regioni giornate di vaccinazione aperta “open day” in cui questi vaccini sono stati offerti al di sopra dei 18 anni senza distinzione. Lo hanno deciso le Regioni ma avevano il “nullaosta” del potere centrale.

Ema (Agenzia regolatoria europea) da un lato ripeteva che il vaccino era sicuro e restava approvato senza restrizioni dai 18 anni in su, ma intanto il 23 aprile pubblicava sul suo sito uno studio AstraZeneca’s COVID-19 vaccine: benefits and risks in context (Il vaccino di AstraZeneca contro il covid-19: benefici e rischi nel contesto), in cui si capiva dai grafici che il beneficio rispetto al rischio calava con il calare dell’età delle persone e con il calare della circolazione del virus, fino a diventare se non sfavorevole “borderline” sotto 30 anni, nel senso che si rischia di più la Vitt della morte o terapia intensiva per Covid. Se quando la circolazione del virus è alta il vaccino conserva il suo rapporto benefici-rischi favorevole nell’evitare la terapia intensiva già a vent’anni, quando la circolazione è bassa questo vantaggio è meno evidente.

Alla luce di questo sorgono alcune domande: è stato giusto in presenza di possibilità di somministrare altri vaccini come (Pfizer e Moderna a mRna) scevri da questo particolare rischio non valutare subito un’esclusione più stringente almeno per le donne giovani, perché si tratta di eventi che si sono verificati nella stragrande maggioranza dei casi in donne under 55 con età media 48 anni, in modo da evitare un evento, pur raro, ma grave e prevenibile come la morte di Camilla? È stato giusto continuare con gli Open day a base di AstraZeneca per gli over 18 senza distinzioni anche quando l’emergenza della circolazione elevata del virus era in discesa? Adesso è tardi per chiederselo, fortunatamente intanto si è corsi ai ripari con nuove indicazioni, che vanno nella direzione della massima precauzione e della minimizzazione dei rischi in relazione al contesto epidemiologico cambiato. Ma una lezione va tratta per tutti: medici e pazienti. Serve un consenso informato che non sia pro forma, in cui chi firma conosca chiaramente gli specifici fattori di rischio che lo riguardano, a tutela propria e del medico che riceve quella firma. Perché la fiducia indispensabile rimanga è necessario che i pazienti facciano domande e che i medici diano risposte. Intanto il 7° rapporto Istat-Iss ci dice che a 7 settimane dalla prima dose di vaccino il rischio di morte per Covid cala del 95%. Un dato che ci deve rassicurare. 

A chi ha chiesto che cosa accadrebbe se restassero, tra quelle già disponibili e quelle in consegna nei prossi mesi, dosi di AstraZeneca eccedenti rispetto al fabbisogno degli over 60 che ancora mancano all'appello della prima o della seconda dose, il commissario Figliuolo ha risposto che potrebbero trovare una collocazione nell'ambito del progetto Covax che porta alla ridistribuzione dei vaccini ai Paesi più poveri, tenendo conto delle indicazioni che ciascun Paese poi modula.

 
 
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