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sabato 28 maggio 2022
 
IL COMMENTO
 

Non esiste il Papa perfetto

20/01/2022  Oltre il clamore suscitato dal caso Ratzinger, la riflessione del teologo don Pino Lorizio, della Pontificia Università Lateranense. In attesa di sapere cosa c'è di vero (il Papa emerito è accusato di omesso controllo in 4 casi quand'era arcivescovo di Monaco), «la nostra presa di coscienza riguarda il fatto che mentre in passato si riteneva prioritario salvaguardare l’istituzione ad ogni costo, oggi va innanzitutto e, senza se e senza ma, salvaguardata la persona, soprattutto se vittima»

In primo piano la statua di San Pietro e, sullo sfondo, quella del Redentore, a San Pietro. Città del vaticano. Foto Ansa. In alto e in copertina, La crocifissione di san Pietro del Caravaggio. Da Wikipedia
In primo piano la statua di San Pietro e, sullo sfondo, quella del Redentore, a San Pietro. Città del vaticano. Foto Ansa. In alto e in copertina, La crocifissione di san Pietro del Caravaggio. Da Wikipedia

Il clamore mediatico intorno alla figura dell’allora arcivescovo di Monaco Joseph Ratzinger, accusato di non aver adeguatamente agito in occasione di quattro casi di presunta pedofilia del clero (il prosieguo delle indagini ci svelerà il vero) causa disagio e sconcerto in tutti noi. In ogni caso e comunque vada, la cronaca ci inchioda dinanzi a un’evidenza evangelica: nessuno è perfetto, anche nell’esercizio delle proprie funzioni. Fin dalle origini il primo “Papa” ha rinnegato il suo Signore. Quando da tali imperfezioni sorgono profonde ferite e ingiustizie nei confronti degli altri, bisogna attivare processi di riconciliazione e di speranza. Ripercorrere la storia dei vescovi di Roma può risultare significativo ed educativo. Il Regno di Dio supera di gran lunga la Chiesa ed anche il papa. Forse non ne siamo sempre consapevoli per il fatto che attribuiamo a figure istituzionali apicali pesi che nessuno può essere in grado di sopportare.

Il Papa e il vescovo non sono perfetti, le loro figure provengono da storie fatte di vicissitudini spesso ambigue. Sono chiamati semplicemente ed unicamente a custodire l’unità della fede dei credenti. In tutto il resto risultano fallibili. Ecco perché nella chiesa e anche in rapporto a chi la osserva dal di fuori, dobbiamo rifuggire da ogni forma di papolatria, che è la prima forma di clericalismo, spesso dilagante fra chierici e laici. I primi malati di carrierismo, i secondi spesso bisognosi di abbarbicarsi a certezze piuttosto che alla ricerca faticosa del Vero.

Un episodio risulta simbolico e significativo a questo riguardo: quello di papa Francesco che strattona in maniera violenta una signora e le chiede scusa. È una icona di quel Pietro che sbaglia, ma se ne rende conto. Il dramma nasce quando chi genera l’errore non se ne rende conto, lo nega e lo nasconde sotto il velo di carta e di incenso (don Lorenzo Milani) di una presunta assoluta innocenza. Nessuno è innocente, ma tutti siamo bisognosi della grazia di Dio (= giustificazione), come Paolo insegna, nella consapevolezza anche della propria fragilità e delle proprie colpe.

La nostra presa di coscienza riguarda il fatto che mentre nel passato si riteneva prioritario salvaguardare l’istituzione ad ogni costo, oggi va innanzitutto e, senza se e senza ma, salvaguardata la persona, soprattutto se vittima. Le figure istituzionali spesso, e non solo a livello degli scandali di natura sessuale, lo hanno dimenticato, preferendo il silenzio alla denuncia. Riguardo a questo passato le gogne tardive hanno poco senso. Piuttosto ha senso la decisione di cambiare rotta a partire dalla richiesta di perdono alle vittime.

Il credente battezzato è chiamato a riconoscere al papa, al proprio vescovo al proprio parroco il ministero del servizio alla Parola di Dio e all’unità della comunità cristiana, a non idolatrare alcuna figura istituzionale e al tempo stesso a pregare per quanti hanno responsabilità gravi nella Chiesa. La nostra fedeltà a Pietro, rappresentato dalla figura del vescovo di Roma, non richiede in alcun modo che ne facciamo un discrimine a livello di schieramenti ecclesiastici. La decisione riguarda il rapporto con il Vangelo e la sua storia non la posizione attribuita a questo o a quel pastore.

 
 
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