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lunedì 22 aprile 2024
 
il libro
 

Nonna Rosa, la radice umana e cristiana di papa Francesco

21/05/2023  Nata in Liguria, cresciuta in Piemonte, emigrata in Argentina, rocciosa nella fede e negli affetti, Rosa Margherita Vassallo (1884-1974) la nonna paterna del Pontefice, è al centro del libro scritto dalla giornalista Marilù Simoneschi (Mediano Editore), presentato al Salone del Libro di Torino da monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia accademia di teologia, e da monsignor Roberto Repole, arcivescovo del capoluogo piemontese

«Ho ricevuto il primo annuncio cristiano da una donna: mia nonna». È la primavera del 2013. Papa Francesco è appena stato eletto al soglio di Pietro. E nelle prime occasioni pubbliche, in diversi momenti, a distanza di poco tempo, parla di una figura centrale per la sua formazione di uomo e di credente. Non cita qualche grande teologo o dottore della Chiesa, ma una donna umile, nata, vissuta e morta nel più assoluto anonimato, come, del resto, la maggior parte delle persone che ciascuno di noi ama. Una nonna, forte e dolce, umile e straordinaria, la cui vita si sonda tra due secoli e tra due mondi, l’Italia e l’Argentina. Oggi un libro ripercorre la vita avventurosa di questa donna capace di attraversare l’Oceano portando con sé i valori contadini e la fede profonda che l’avevano sempre nutrita. Si intitola “Rosa, la vita da romanzo della nonna di papa Francesco” (Mediano Editore), porta la firma della giornalista Marilù Simoneschi ed è il risultato di accurate ricerche. Nei giorni scorsi il volume è stato presentato al Salone del Libro di Torino, durante un incontro ospitato presso lo spazio espositivo della Regione Calabria (terra d’origine dell’autrice), cui hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Pontificia Accademia di Teologia, monsignor Antonio Staglianò, e l’arcivescovo di Torino, monsignor Roberto Repole.

Rosa Margherita Vassallo, questo il nome completo della nonna paterna del Pontefice, nasce nel 1884, a Cagna (poi San Massimo), frazione del Comune di Piana Crixia, in provincia di Savona, ma è in Piemonte (e in particolare nell’area delle Langhe) che si snoda la prima parte della sua vita. «La storia di Rosa è anche la storia di un’intera generazione, di migliaia di famiglie italiane» ha raccontato Marilù Simoneschi, introducendo il libro. Dimentichiamoci le Langhe di tartufi, nocciole e vini pregiati, così come le conosciamo oggi. All’epoca di Rosa, le Langhe sono «una terra bellissima, che però fa nascere i suoi figli senza poterli mantenere». Si vive con l’essenziale. Eppure, fin da piccola Rosa impara che «c’è sempre un pezzo di pane da donare a chi sta peggio». Ecco qualche traccia di quell’accoglienza solidale così cara a Papa Francesco.

 

 

Bambina intelligentissima, dopo la terza elementare Rosa lascia la campagna perché viene mandare a studiare a Torino. Per l’epoca si tratta già di un grande salto. Così quegli occhi di ragazzina incontrano, per la prima volta, la grande città industriale, con il suo fermento e i suoi squilibri. Sono gli anni dei sogni arditi, degli edifici slanciati che sembrano lambire il cielo, come la mole antonelliana, però anche della povera gente ammassata nei quartieri operai: vite ridotte all’osso, igiene precaria, malattie e fragilità di ogni genere. A Torino l’esempio dei Santi Sociali è ancora ben vivo e, dopo anni di duro impegno (lavora anche come sarta), appena può Rosa inizia a prendersi cura delle ragazze madri rimaste senza lavoro, proteggendole e dando loro qualche indicazione di economia domestica. Intanto, a un ballo, conosce Giovanni Bergoglio e qualche tempo dopo i due si sposano. Lui riesce ad aprire una drogheria, però arriva la guerra a sconvolgere tutto. Sono anni duri, di quotidiane lotte e peregrinazioni, fra Torino e Asti.

Ma è nel 1929, quando è già nato il figlio Mario (il padre del futuro Papa) che la coppia decide di fare il grande salto, quello della vita. Forzati dalla necessità, i coniugi decidono di imbarcarsi su un bastimento e salpare alla volta dell’Argentina. Scampano al naufragio della nave Regina Mafalda, colata a picco in mezzo all’oceano, soltanto perché decidono di ritardare di qualche giorno la partenza. Rosa ha 45 anni e, come suo marito e suo figlio, è a tutti gli effetti una migrante. In Argentina deve ricominciare tutto da capo: nuova terra, nuova lingua, altri anni di fatiche, incertezze, duro lavoro. Eppure la solidità contadina e la fede profonda, trasmessa a figli e nipoti, non l’abbandonano mai, nemmeno nelle ore più dure.

Il forte attaccamento affettivo che Francesco sente per il Piemonte è storia ben nota. Lo ha dimostrato nel 2015, in visita a Torino, e ancora nel 2022, ad Asti. E non manca di ribadirlo tutte le volte che – magari lontano da microfoni e telecamere – scambia qualche battuta in dialetto con chi proviene dalla regione subalpina. Le radici familiari per Francesco sono anche radici spirituali. «Rosa ha annunciato il Vangelo da donna delle Langhe, poi di Torino, poi dell’Argentina. Non esiste un vangelo “puro”, ma il Vangelo è sempre mediato da chi ce lo annuncia» ha sottolineato, durante l’incontro di presentazione, l’Arcivescovo di Torino, monsignor Repole. «Credo che Francesco sia legato al Piemonte non solo per averlo tante volte sentito nominare e poi averlo visitato di persona, ma anche perché sa che il suo annuncio cristiano è stato in qualche modo mediato da questa terra».

«Il Vangelo è tale quando si mischia con la vita vissuta» ha aggiunto monsignor Staglianò. «Ecco perché è così importante che la prima esperienza di Dio avvenga in famiglia. Ciò che scopriamo non è l’idea di Dio, ma il sentimento di Dio, perché l’intelligenza più profonda dell’uomo sta nella carne». In questo senso, la biografia di Rosa ha qualcosa di profondo da dire a noi uomini del 2023. «Anche il dolore degli altri» ha proseguito monsignor Staglianò «non è un’idea astratta, ma qualcosa che sento su di me, come fosse il mio». E poiché sappiamo di avere una storia da emigranti, «oggi non possiamo chiudere le porte e il cuore a chi arriva da lontano».

A proposito di vita vissuta, Rosa ha avuto un ruolo prezioso anche nell’accompagnare la vocazione sacerdotale di Jorge Mario. E c’è un aneddoto, raccolto da Marilù Simoneschi, che fa riflettere. Pare che, già molto in là con gli anni, ospite di un pensionato per anziani, parlando con alcuni amici di suo nipote, all’epoca giovane prete, Rosa abbia detto: «Non si fermerà, finché non diventerà Papa». E anche su questo, non sbagliava.

 

 

 

 
 
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