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lunedì 26 settembre 2022
 
ANNIVERSARI
 

Nove anni fa la Siria dell'Isis inghiottiva padre Paolo Dall'Oglio: cosa resta di Mar Musa

29/07/2022  La comunità monastica che il religioso (rapito a Raqqa il 29 luglio 2013) aveva fondato nel 1982 per il dialogo islamo-cristiano e l’incontro tra Oriente e Occidente è ancor oggi viva e feconda. In un libro pubblicato da Effatà (con la prefazione di padre Federico Lombardi) Francesca Peliti raccoglie le testimonianze di chi ha accompagnato l’origine e la crescita di questa particolare esperienza umana, spirituale e culturale

«Sono passati nove anni dalla scomparsa di padre Paolo Dall’Oglio e abbiamo continuato a pensare a lui e ad attendere. Intanto non abbiamo potuto non interrogarci innumerevoli volte sul destino della Comunità di Deir Mar Musa da lui fondata, che pure ha continuato il suo cammino, ben oltre quanto molti si sarebbero aspettati. Come mai e come? Perché e con quali prospettive?». Padre Federico Lombardi scrive la prefazione del libro Paolo Dall’Oglio e la Comunità di Deir Mar Musa, un deserto, una storia, firmato da Francesca Peliti ed edito da Effatà (384 pagine, 24 euro), impastando storia, dolore e fede. «Il susseguirsi dei racconti», annota l'ex direttore della Sala Stampa della Santa Sede, gesuita come padre Paolo Dall'Oglio, «compone bene una storia comune, intessuta dal dialogo di vicende diversissime che si incontrano e si intrecciano nel monastero nel deserto, dove Paolo anima instancabilmente l’esperienza spirituale e umana del dialogo fra cristiani e musulmani, vissuta come risposta a una chiamata, a una missione».

Già. A 80 chilometri da Damasco, aggrappato alla roccia, Mar Musa (per esteso Deir Mar Musa al-Habashi, letteralmente il Monastero di San Mosè l'Etiope) è ponte tra Occidentre e Oriente. «La faccenda cominciò nell’agosto del 1982», ricodava in una lettera da Beirtu, del 1985, il protagonista, padre Paolo, «per fare i miei esercizi spirituali scelsi allora di andare al monastero diroccato di Mar Musa, chilometri da fare in parte a piedi, ad est della cittadina di Nebek, in una zona dirupata e deserta della Siria centrale... Se una chiesa di pietre non è l’espressione di una comunità vivente, andrà certo in rovina; il nostro monastero in rovina ci chiama a ricostruire una chiesa viva». Quel luogo e la spiritualità che ne emana sono diventati la missione del giovane gesuita. Nel corso di lunghi anni la visione teologica e spirituale di padre Paolo ha coinvolto un gran numero di persone, le ha colpite, cambiando il corso delle loro esistenze. Dal 1982 il monastero di Mar Musa al-Habashi, è diventato un saldo punto di riferimento per il dialogo islamo cristiano ed è passato attraverso numerose trasformazioni, sopravvivendo alla guerra, alla minaccia dell’Isis e al rapimento del suo fondatore avvenuto a Raqqa il 29 luglio 2013.

 

Paolo Dall'Oglio e Francesca Peliti nel 2001, foto di Ivo Saglietti, per gentile concessione dell'autore e di Effatà Edizioni
Paolo Dall'Oglio e Francesca Peliti nel 2001, foto di Ivo Saglietti, per gentile concessione dell'autore e di Effatà Edizioni

Il libro di Francesca Peliti ne racconta la storia attraverso la voce dei protagonisti. È un viaggio iniziato per mano di padre Paolo, ma che non è finito con la sua scomparsa. Al contrario. In questi scritti la Comunità rinnova un voto di fede che trascende le vicende storiche per rimettere al centro il pensiero del suo fondatore. Oltre le testimonianze dei monaci, delle monache e dei laici che a vario titolo hanno fatto parte di questa storia, alcune lettere che p. Paolo ha inviato agli amici nel corso dei primi anni accompagnano parte di quel viaggio; sono dodici lettere in tutto, l’ultima del 1995: è il suo racconto di quel periodo. 

La Comunità di Deir Mar Musa, è costituita oggi da 8 membri, 1 novizio e 2 postulanti. A questi si aggiungono i laici che a vario titolo lavorano e collaborano nei tre monasteri: Deir Mar Musa, in Siria, Deir Maryam al-Adhra a Sulaymanya nel Kurdistan Iracheno, e il monastero del SS. Salvatore a Cori, in Italia. Purtroppo il monastero dedicato a Mar Elian (san Giuliano) a Qaryatayn – un’oasi sulla strada verso Palmira – è stato distrutto dall’Isis nel 2015. Qui è stato rapito a maggio 2015 fra’ Jacques Mourad, parroco della piccola comunità cristiana locale. Mar Elian aveva accolto durante la guerra molti sfollati e con grande dedizione e passione fra’ Jacques aveva lavorato per mantenere viva l’armonia tra i cristiani e i musulmani anche nei momenti più bui. Grazie a Dio, Jacques è tornato libero dopo 5 mesi di prigionia. Anche il monastero a Sulaymanya ha accolto dal 2014 al 2018 numerose famiglie fuggite da Qaraqosh per l’avanzata dell’Isis.

I diritti d’autore derivanti dalla vendita del libro saranno devoluti alla Comunità di Deir Mar Musa

 
 
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