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Come ogni anno dal 2013 Papa Francesco celebra anche oggi il suo compleanno, l’87°, condividendolo nell’Aula Paolo VI con i piccoli tra i piccoli: i bambini e le mamme che ricevono l’aiuto del Dispensario Santa Marta, la struttura pediatrica vaticana che da oltre un secolo, ogni giorno, offre aiuto a madri e figli in difficoltà grazie al volontariato di decine di persone compresi i medici.
Pltre 200 famiglie aspettano il Papa per le 10.00. Sarà come di consueto l’occasione di condividere la torta con i bambini prima dell’Angelus, di ascoltare i loro canti, di ricevere i loro abbracci. La festa di compleanno del Papa da dieci anni si intreccia infatti con l’occasione della festa natalizia dei bambini cui i volontari del Dispensario offrono un dono natalizio.
Un clima di festa modesto e semplice, ma reso amaro dal pensiero ad altri bambini che si trovano in contesti di guerra e in particolare a quelli della Terra Santa. Due giorni fa, ricevendo i figuranti dei Presepi viventi (foto), il Papa aveva condiviso con loro due pensieri che portano là dove tutto è nato e dove oggi si muore, tanto più dopo la notizia che ieri è stata violata anche la sicurezza della parrocchia della Sacra Famiglia dove due donne sono state colpite a morte da un cecchino delle forze di difesa israeliane e dove altre nove sono state ferite: «Il primo pensiero - aveva detto il Papa ai figuranti il 15 dicembre - che vi lascio è questo: lo scopo del presepe vivente è risvegliare nel cuore lo stupore di fronte al mistero di Dio fattosi bambino. Il secondo pensiero è per i nostri fratelli e sorelle di Betlemme, la Betlemme di oggi. E naturalmente si estende a tutti gli abitanti della Terra dove Gesù è nato, è vissuto, è morto e risorto. Sappiamo qual è la situazione, a causa della guerra, conseguenza di un conflitto che dura da decenni. Allora la vostra rappresentazione dev’essere vissuta in solidarietà con questi fratelli e sorelle che soffrono tanto. Per loro si preannuncia un Natale di dolore, di lutto, senza pellegrini, senza celebrazioni. Non vogliamo lasciarli soli. Siamo loro vicini con la preghiera, con l’aiuto concreto e anche con il vostro Presepe Vivente, che ricorda a tutti come la sofferenza di Betlemme sia una ferita aperta per il Medio Oriente e per il mondo intero. Questo Natale pensiamo, pensiamo alla Terra Santa».





