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lunedì 20 maggio 2024
 
etica & business
 

«Economia e finanza siano orientate al bene comune e alla dignità umana»

27/10/2023  Papa Francesco è intervenuto con un messaggio al convegno organizzato da Intesa Sanpaolo a Brescia “Nessuno escluso. Crescere insieme in un Paese più equo”. Tantissimi gli ospiti del terzo settore, le riflessioni e i progetti per sognare una società più giusta

Suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale
Suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

È arrivato anche il messaggio di papa Francesco a Brescia durante il convegno organizzato da Intesa Sanpaolo giovedì 26 ottobre Nessuno escluso. Crescere insieme in un Paese più equo. Letto da Suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e rivolto a Carlo Messina, amministratore delegato  di Banca Intesa recitava: «mi congratulo per l'iniziativa, nella quale proporrete esempi concreti di come una banca può lavorare per l’inclusione. Auspico che le vostre discussioni contribuiscano concretamente a disegnare un modello di sviluppo in grado di generare soluzioni nuove, più inclusive e sostenibili a sostegno dell'economia reale, aiutando gli individui e le comunità a realizzare le loro aspirazioni più profonde e li bene comune universale. Vi conosco e

so che il mio desiderio non cadrà nel vuoto. Comprendo il presente evento anche come la vostra risposta alla esortazione che ebbi a rivolgervi e che invocava l'esigenza di elaborare nuove forme di economia e finanza realmente orientate al bene comune e rispettose della dignità umana, per cui vi esorto a proseguire nei vostri obiettivi per rafforzare il processo di inclusione economico-sociale rivolto con particolare attenzione ai più fragili e in primis ai migranti, a realizzare progetti di "demografia per la sostenibilità" che devono trovare protagonisti giovani e anziani e porsi come antidoto alla cultura dello scarto».

E concludeva: «Vi invito a rimanere saldi nelle ragioni e motivazioni originarie dell’arte del credito e della finanza, che hanno come fondamento la fiducia e l'uso del denaro come linfa vitale del sistema economico, perché tutti possano avere possibilità di riuscita. Come esperti di finanza ed economia, sapete bene che la fiducia, nata  dall'interconnessione tra le persone, e la pietra angolare di tutte le relazioni, comprese le relazioni finanziarie. Tali relazioni possono essere costruite solo attraverso lo sviluppo di una cultura dell’incontro in cui ogni voce possa essere  ascoltata e tutti possano prosperare, trovando punti di contatto, costruendo ponti e immaginando progetti inclusivi a lungo termine».

A corredo Suor Smerilli stessa ha commentato: «solo insieme possiamo costruire un futuro più inclusivo. Chi può fare qualcosa lo faccia; che non cada invano l’invito che il Pontefice ha ha fatto per la Cop28 di Dubai».

La giornalista Monica Maggioni e l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina
La giornalista Monica Maggioni e l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, introducendo l’incontro moderato da Monica Maggioni, ha ribadito l’impegno del Gruppo in questa direzione annunciando che la Banca destinerà 1,5 miliardi di euro a iniziative e progetti finalizzati alla riduzione delle disuguaglianze entro il 2027 per contribuire al bene della collettività, considerando gli importi destinati alle iniziative e quelli relativi ai costi delle strutture a supporto delle iniziative stesse.
Al fine di rafforzare questa strategia d’intervento a favore del Paese, dei territori e delle comunità, la Banca si dota di una nuova unità organizzativa dedicata con sede a Brescia con funzioni di indirizzo e di governo delle attività sociali svolte dal Gruppo, denominata “Intesa Sanpaolo per il Sociale”.

Nel contesto attuale, caratterizzato da un forte aumento del costo della vita, Carlo Messina ha annunciato inoltre la decisione di Intesa Sanpaolo di erogare entro la fine di quest’anno un’anticipazione degli incrementi retributivi a valere sul quarto trimestre dell’anno procedendo anche al ripristino della base piena di calcolo del TFR, in attesa degli esiti della contrattazione nazionale di settore «perché il nostro impegno va per prima alla nostra comunità, fatta di mille dipendenti». Si tratta di un giusto e concreto riconoscimento per i colleghi e le colleghe che contribuiscono in maniera decisiva al successo, alla solidità e ai risultati che hanno permesso al Gruppo di diventare uno dei leader bancari europei.

La giornata è stata organizzata da Intesa Sanpaolo per delineare il fenomeno delle disuguaglianze in Italia in relazione al programma di contrasto alle povertà realizzato dalla Banca, il più grande di un soggetto privato in Italia. Nel corso dell’incontro, esponenti delle istituzioni nazionali ed europee, di organizzazioni non profit, imprenditori, sono intervenuti su temi quali la riduzione delle disuguaglianze, occupazione giovanile e formazione, le questioni demografiche, il contributo del terzo settore alla crescita del Paese.

don Marco Pagniello, direttore Caritas Italiana
don Marco Pagniello, direttore Caritas Italiana

Tra le tante voci don Marco Pagniello, direttore Caritas Italiana che con Intesa realizza il progetto Golden Links, ha ricordato che «siamo tutti chiamati a stare nella realtà e a non produrre più scarti. Caritas italiana con la sua rete di 218 diocesi accompagna le persone in situazione di bisogno e fragilità perché siano protagonista della loro rinascita. Persone che vengono viste non solo nei loro bisogni, ma nelle loro risorse. Partire da qui vuol dire co-progettare insieme con chi condivide un sogno: il sogno di una società più giusta e inclusiva». E ha concluso: «Per noi di Caritas fare progetti è compiere opere segno anche per tutte le altre istituzioni: vorremo dire a chi ci governa che le cose si possono fare, non è così difficile tracciare strade nuove per uscire dalla povertà».

Emma Marcegaglia, presidente e amministratore delegato Marcegaglia Holding, ha portato il punto di vista degli imprenditori: «Non basta dire che costruiamo ricchezza, dobbiamo avere un ruolo attivo nello sviluppo sociale; sviluppare l’azienda ma anche rispondere a un bisogno sociale con un’attenzione all’ambiente».

Giovanni Bruno, presidente Fondazione Banco Alimentare Onlus, ha raccontato l’attività di distribuzione pasti e il progetto con Intesa Ri-pescato. «Per il recupero del pesce di grossa taglia confiscato soprattutto a Palermo e Catania che spesso finiva sul mercato illegale. Tanti gli attori coinvolti: Intesa, banchi alimentari locali, istituzioni, veterinari, guardia di finanza, capitaneria di porto… perché sono processi che avvengono anche nel giro di una sola notte! 230mila porzioni recuperate dall’enorme valore economico e nutrizionale».

Livia Pomodoro, consigliere di Amministrazione Intesa Sanpaolo, ha sottolineato come siamo «in una situazione di grande fragilità collettiva. “Nel momento in cui lo riconosciamo” mi ha detto l’altro giorno l’ad Carlo Messina “diventiamo forti”. La principale povertà che vediamo è di futuro, la sfida è mettere tutti nelle stesse condizioni perché sia un mondo più equo e più ricco di futuro per tutti». Il primo passo verso l’immaginazione «è il dialogo che ispira società più disposte al cambiamento, cambiamento che stiamo già vivendo ma non siamo in grado di interpretare. Siamo in inferni di asfissia sociale, mentre il futuro è fatto di idee. Se non ci sono idee non ci può essere futuro. Idee per far sentire gli uomini e le donne parte di una società sociale ed esistenziale».

Favorire l’uguaglianza di opportunità: formazione, lavoro e inclusione educativa.

Paolo Boccardelli, professore ordinario alla Iulm: «Le imprese prendono l’impatto sociale in maniera molto diversa da qualche anno fa. C’è stato un cambio di paradigma epocale. L’Italia vive una tragedia: 2 milioni di Neet ovvero chi non studia e non lavora. La media europea è all’11%, noi siamo al 23. Ovvero, se dovessimo entrare oggi in una scuola secondaria quasi un ragazzo su quattro è destinato a diventare un Neet. Questo è il più grande fallimento della fiducia. Non stiamo dando fiducia alle generazioni. I Neet, poi, non sono tutti uguali: ci sono le giovani madri scoraggiate che non ha la possibilità di essere reinserite in un modello produttivo; i giovani disoccupati con buona formazione ma le cui competenze non sono richieste dal mercato; i figli del lockdown che si abbandonano a quel che è avvenuto durante la coda del post Covid. I giovani dell’abbandono che lasciano la scuola dopo 16 anni e non riescono a rientrare. Le giovani donne. Tutti hanno bisogno di risposte diverse. Chi dalla scuola, chi dalla formazione post universitaria che colmi il gap tra scuola e lavoro. Tutto ciò non avviene solo attraverso i progetti, serve il contributo di tutti».

Lo scenario europeo è stato raccontato da Ruth Paserman, European Commission – Director DG Employment, Social Affairs and Inclusion. «Siamo in una fase di declino demografico, non solo per il numero di bambini nati ma anche per i giovani che entrano nel mondo del lavoro che sono molti meno. Eppure abbiamo il problema dei Neet. È pur vero, però, che l’abbandono scolastico e i Neet sono diminuiti. Questo vuol dire che stiamo andando nella direzione giusta. La commissione europea ha messo in campo una garanzia entro i 4 mesi da quando un giovane non fa più niente per cui viene aiutato a trovare un’occupazione. Garanzia giovani resa possibile anche grazie al fondo sociale europeo che interviene tempestivamente perché la situazione non si cronicizzi. Un’attenzione che è aumentata nel 2020, ma che fatica a raggiungere gli scoraggiati perché diventano persone invisibili. Essì che la scuola italiana è considerata buona in Europa; il problema è il collegamento col lavoro. I ragazzi finiscono il ciclo di studi senza sapere cosa fare, dall’altra ci sono tanti settori in cui mancano i lavoratori. Serve un orientamento a scuola per indirizzarli alle professioni del futuro».

Andrea Moniroli, Co-coordinatore Forum Disuguaglianze Diversità ha raccontato del progetto Futura per giovani donne dai 13 ai 24 anni, anche mamme sole. «Un progetto che guarda al tema della povertà educativa al femminile». E poi è intervenuto a gamba tesa sullo scenario attuale: «A 50 anni da don Milani il 50 per cento  dei ragazzi che si disperdono sono i figli dei poveri. Se la media di Neet in Italia è del 12.6 per cento, al sud arriva al 24. Le ragazze pagano un prezzo alto, schiacciate da pregiudizi e stereotipi di genere. Tutto questo in un Paese in cui al Sud mancano i servizi, dove in media un bambino fa un anno in meno di scuola perché non c’è il tempo pieno. Se vogliamo lavorare per uno sviluppo equo e inclusivo di “ecologia integrale” non possiamo che considerare le politiche di contrasto alla povertà come un presupposto allo sviluppo. E superare il grande inganno: il terzo settore lavora per tutta la comunità, non solo per gli ultimi».

Costruire un futuro demografico sostenibile

  

Gian Carlo Blangiardo, Professore Emerito di Demografia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha ben tratteggiato lo scenario demografico attuale: «Siamo un grande Paese, ma se perdiamo 13milioni di abitanti da qui al 2080 non lo saremo più». Poi c’è il tema dell’invecchiamento: «la strada da percorrere è inferiore a quella percorsa. Ci saranno 10 milioni di persone in meno nel mondo del lavoro, quindi meno risorse e maggiori bisogni. Basta pensare che ci sono 2 milioni e duecentomila persone di 90 anni. E allora qui il tema diventa la Sanità. Va garantita loro una vita dignitosa». Che fare per far ripartire il Paese? «Va rilanciata la natalità agendo sui tempi della nascita del primo figlio e sul passaggio al secondo figlio; due, l’immigrazione è fondamentale ma non è risolutiva, anche sul fronte della natalità; tre, di diversamente giovani: la vita si allunga vanno modificati i paletti fissi. Non è possibile a 65 anni nel pieno delle energie essere fuori dal mercato del lavoro. Va valorizzata una risorsa che ancora estremamente funzionale».

Leonardo Palombi della Pontificia Accademia per la vita ha sottolineato: «Viviamo in un tempo di vecchiaia di massa, ma essere 65enni oggi è molto diverso. Rischiamo di vivere una stagione della vita che riguarda un cittadino su quattro condannandola a una sorta di riposo forzato perché in 30 anni non abbiamo inventato nulla. Ecco allora la Carta dei diritti degli anziani. Non possiamo condannare 14 milioni di persone vitali a riposarsi anche perché a breve i 65enni diventeranno 1 su 3». L’altra riflessione, invece, è stata su  come l’aiuto sociale sia una sfida economica: «100mila persone over 75 che vivono con disabilità motoria, 600 euro al mese e nessuno vicino. Per gli anziani nelle Rsa spendiamo 12miliardi all’anno. C’è una domanda sociale che se non viene intercettata (compagnia, fare la spesa, cura della persona) produrrà costi folli di spesa sanitaria. Il ricovero non può essere la risposta per gli anziani con fragilità sociali o sanitarie. Lo è l’assistenza domiciliare se pensiamo agli anziani come una grande opportunità».

Promuovere la coesione sociale: il ruolo del Terzo Settore

Giorgio De Rita, Segretario Generale Censis. «Il rapporto Censis dà il quadro di quel che succede nel Paese.  Guardiamo al no profit: che caos, quanti colori. È un mondo ricco e diversificato. 360mila istituzioni no profit e più di 4 milioni di volontari. In questo arcobaleno c’è di tutto: facchini, custodi, mondo dello sport. Se poi guardiamo meglio un ente su sette è orientato al disagio che forse è un po’ poco. Dentro ai 360mila istituti c’è il terzo settore, 116mila realtà. Di queste 116mila, una su cinque è impresa sociale che può distribuire utili. Poi c’è chi gode del 5xmille (80mila enti di cui, più della metà, percepisce meno di 10mila euro). Insomma un mondo ricco, bello e giusto volto alla coesione sociale. Perché non si “gioca” senza uno scopo; e se lo scopo è la coesione sociale non si può giocare da soli. Uno spirito sociale ha bisogno di una cultura che lo sostenga, perché sennò promettere qualcosa per poi non mantenerlo è peggio che non prometterlo».

Letizia Moratti, Co-fondatrice e Presidente Comitato dei Garanti Fondazione San Patrignano, Presidente Fondazione E4Impact: «Stiamo vivendo un momento di una complessità straordinaria. Dobbiamo mettere in atto la cultura dell’incontro come suggerisce papa Francesco nell’ora, nell’oggi superando la logica di settore e dell’assistenza, ma rendendo il nostro vivere uno scopo». Ecco le sfide del terzo settore: «Essere consapevoli della necessità di dare concretezza all’impatto che il terzo settore ha sulla società, producendo cultura della valutazione. Non isolarsi, ma lavorare in rete. Insieme siamo più forti. Dare l’opportunità al terzo settore di co-proggettare con gli enti pubblici». E ha concluso citando in due esempio concreti di partnership riuscita: San Patrignano, dove Intesa è primo partner e Fondazione E4Impact.

Serena Porcari, Consigliere Delegato e CEO Fondazione Dynamo Camp: «Dynamo Camp lavora con Intesa sin da quando è stato pensato sulla carta. Facciamo quel che facciamo con bellezza, qualità ed eccellenza in una storia  che è tutta in crescendo. 67mila famiglie ospitate sino a oggi, più di 2mila volontari; formazione dei professionisti che si occupano di disabilità». L’ultimo progetto è la formazione per i Neet in tutto il Paese. «Più Dynamo Camp cresce e più raggiunge nuovi bisogni: gli ultimi, bambini e ragazzi con gravi depressioni e tentati suicidi».

Roberto Saini, Direttore Generale Fenixs - Carcere di Bollate: «Noi lavoriamo nel carcere di Bollate e Intesa è un grande partner; cerchiamo di intercettare materiale informatico dismesso dalle grandi aziende per rimetterlo in circolo  e lo facciamo con personale detenuto. L’obiettivo più importante in carcere è la continuità all’azione lavorativa.  La pena deve tendere a rieducare: il detenuto deve capire che non può vivere di carità perché tutte le pene anche le più lunghe prima o poi finiscono. Il lavoro li nobilita, gli dà dignità, gli garantisce un futuro, uno stipendio a fine mese che ti devi guadagnare. In carcere ho incontrato storie di tutti i tipi. Tante volte mi sono chiesto cosa avrei fatto al loro posto».

Giovanni Bazoli, presidente emerito Intesa Sanpaolo
Giovanni Bazoli, presidente emerito Intesa Sanpaolo

Standing ovation, infine, per l’intervento del presidente emerito Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli. «Provo emozione come bresciano e per i trascorsi in Banca Intesa. All’emozione si accompagna anche una viva soddisfazione e gratitudine, un vero e proprio compiacimento per lo sviluppo che la banca Intesa. Una compiacenza e una commozione che derivano dal constatare come Intesa Sanpaolo è rimasta coerente, fedele a quell’idea di banca che era stata concepita sin dall’inizio. Un impegno massimo nell’ambito sociale che fa di Intesa un’azienda pilota in Europa e nel mondo».

«L’esercizio del credito è strettamente connesso a un principio cardine della democrazia che è quello dell’uguaglianza.Se ampie fasce della popolazione non riescono a raggiungere le condizioni di piena cittadinanza, salute, istruzione, lavoro e condizioni di vita dignitose risulta disatteso il principio di uguaglianza e se è così è a rischio la democrazia».

«Nelle democrazie avanzate è stato costruito il sistema del welfare state fattore essenziale del consenso sociale con forme di sostegno. Obiettivo? Il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione dell’individuo. Ecco allora il titolo di questo convegno: Nessuno escluso».

«L’osservanza del principio di uguaglianza è un compito che la nostra costituzione attribuisce come diritto dovere a tutti, che impegna tutti senza distinzione tra operatori pubblici o privati, profit o no profit e maggior ragione col concorso delle banche. L’osservanza di questo compito che è una conduzione imprescindibile perché viva e si consolidi la nostra fragile democrazia».

Solo così forse, come recitava il monologo di Gaber Sogno In Due Tempi magnificamente interpretato all’inizio della mattinata da Neri Marcorè “tra la parola aiutare e la parola vivere, non ci sarebbe più nessuna differenza”.

 
 
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