La Congregazione per la Dottrina della Fede che riceve le denunce di abusi sessuali da parte del clero ha registrato quest’anno la cifra record di mille casi segnalati da tutto il mondo, anche da Paesi di cui non aveva mai sentito parlare prima, e potrebbe non essere finita qui. La notizia, segnalata dal Washington Post, è stata ripresa dall’intervista di Ap (Associated Press) a monsignor John Joseph Kennedy, il capo Ufficio della Sezione disciplinare della Congregazione, precisando che l’enorme afflusso di denunce ha «sopraffatto» il personale: «Uno tsunami di casi», lo ha definito Kennedy.

Il numero degli episodi nel 2019 è aumentato del quadruplo rispetto a un decennio fa. «So che la clonazione è contro l’insegnamento cattolico, ma se potessi davvero clonare i miei funzionari e farli lavorare tre turni al giorno o lavorare sette giorni alla settimana, potrebbero fare il necessario passo avanti» per elaborare tutti i casi, ha detto monsignor John Kennedy, il quale ha permesso per la prima volta a un fotografo dell’Associated Press di far entrare le telecamere all’interno della Congregazione. Dando un’intervista in cui rivela numeri e altri dettagli sull’ufficio che si occupa delle denunce.

Un cambio di passo netto rispetto al passato: «Suppongo che se non fossi un prete e se avessi un bambino maltrattato, probabilmente smetterei di andare a messa», ha ammesso monsignor Kennedy, che ha assistito nella sua nativa Irlanda come la credibilità della Chiesa sia stata persa, in seguito allo scandalo degli abusi.



Il summit in febbraio e la storica decisione di rimuovere il segreto pontificio

La denuncia di Kennedy arriva al termine di un anno, il 2019, in cui la lotta agli abusi del clero ha visto due tappe fondamentali. A febbraio il summit voluto da papa Francesco e convocato in Vaticano per far fronte allo scandalo degli abusi e per discutere linee guida comuni per i vescovi. Oltre al Papa, hanno preso parte i capi delle Chiese cattoliche orientali, i superiori della Segreteria di Stato, i prefetti delle Congregazioni per la Dottrina della Fede, per le Chiese Orientali, per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei popoli, per il Clero, per gli Istituti di vita consacrata e le società di Vita Apostolica e del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, i presidenti delle Conferenze episcopali e i rappresentanti dell’Unione dei superiori generali e dell’Unione internazionale delle superiore generali.

L’altro evento, che non è azzardato definire storico, è la decisione del 17 dicembre scorso, frutto anche del summit di febbraio, da parte del Papa di abolire, con un rescritto, il segreto pontificio nei casi di abuso sui minori, di violenza sessuale e di pedopornografia. Questo significa che d’ora in poi le denunce, le testimonianze e i documenti processuali relativi ai casi di abuso conservati negli archivi dei Dicasteri vaticani come pure quelli che si trovano negli archivi delle diocesi, e che fino ad oggi erano appunto sottoposti al segreto pontificio, potranno essere consegnati ai magistrati inquirenti dei rispettivi Paesi che li richiedano. Un segno di apertura, di disponibilità, di trasparenza, di collaborazione con le autorità civili.

Nel caso dei Dicasteri vaticani, la richiesta dovrà essere inoltrata attraverso una rogatoria internazionale, mentre per i documenti richiesti che siano conservati negli archivi delle Curie diocesane: i magistrati inquirenti inoltreranno la richiesta direttamente al vescovo.

Questa decisione si collega anche al Motu Proprio Vos estis lux mundi del 7 maggio scorso in cui il Papa scrive che i «crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli. Affinché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una conversione continua e profonda dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa, così che la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la piena credibilità dell’annuncio evangelico e l’efficacia della missione della Chiesa».

Con questo documento il Papa ha stabilito nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato. È una normativa universale, che si applica all’intera Chiesa cattolica.