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martedì 30 novembre 2021
 
In piazza a Varsavia
 

Perché l'indipendenza dei giudici polacchi riguarda tutti i cittadini europei

19/10/2021  Se un Governo limita l'indipendenza della giurisdizione nel cuore dell'Europa, il tema non è "interno", interessa i cittadini di tutta l'Unione, perché c'è di mezzo la democrazia e l'uguaglianza delle persone davanti alla legge.

Che cosa succede tra l’Ue e la Polonia? Il tema del contendere è la progressiva riduzione, fino al controllo totale da parte dell’esecutivo, dell’indipendenza della magistratura polacca, una minaccia per lo stato di diritto che mette in questione la permanenza della Polonia nel perimetro dell’Unione europea: una questione cruciale perché accettare questo comportamento significherebbe ammettere nell’Unione uno stato dalla democrazia periclitante. Un fatto che non può non riguardare la tenuta dell’Unione e indirettamente la salvaguardia dei diritti di tutti i cittadini in quanto europei.

L’ultimo atto dello scontro, già presente da tempo, è una sentenza della Corte Costituzionale polacca, guidata dalla giudice Julia Przylebska, che il 7 ottobre scorso Corte costituzionale, ha stabilito che alcuni regolamenti dell’Ue non sono compatibili con la Carta dello stato polacco. A questa sentenza ha risposto il 19 ottobre Ursula Von der Leyen nel corso del dibattito sullo Stato di diritto all'Europarlamento riunito a Strasburgo cui partecipa il premier polacco Mateusz Makowiecki, mettendo chiari paletti, disegnando il limite oltre il quale è il punto di non ritorno: «La recente sentenza della Corte costituzionale polacca - ha detto la presidente della Commissione europea - mette in dubbio» l'eguaglianza dei cittadini europei, «siamo preoccupati per l'indipendenza dei giudici da tempo, perché l'immunità dei giudici è stata spesso rimossa senza giustificazione, questo minaccia l'indipendenza del sistema giudiziario che costituisce un pilastro dello stato di diritto. La situazione è peggiorata. La Commissione europea sta valutando attentamente la sentenza, posso già dirvi oggi che sono fortemente preoccupata perché mette in discussione le basi dell'Unione europea. (...) Non possiamo permettere e non permetteremo – ha proseguito - che i nostri valori comuni siano messi a rischio. La Commissione agirà e le opzioni sono tutte note. La prima opzione è la procedura d'infrazione per impugnare legalmente la sentenza del Tribunale costituzionale polacco». «Un'altra opzione è il meccanismo di condizionalità e altri strumenti finanziari - ha aggiunto la presidente - Il Governo polacco deve spiegarci come intende proteggere i fondi europei, vista questa sentenza della sua Corte costituzionale».

LA DENUNCIA DI UN GIUDICE POLACCO

Quella del 7 ottobre è solo l’ultima tappa di una compressione complessiva che già più volte aveva attirato l’attenzione dei media europei sul caso polacco. Poche ora prima del dibattito in Europarlamento Paweł Juszczyszyn, giudice polacco sospeso dal 2019 per decisione della commissione disciplinare aveva denunciato la lentezza dell’Europa sulla questione: «Siamo delusi dalla lentezza dell'operato della Commissione europea, siamo disgustati dalla mancanza di azioni sufficienti da parte dell'Ue in nostra difesa, a sostegno dell'indipendenza della magistratura polacca. (...)I giudici polacchi sono giudici europei e hanno l'obbligo di applicare la legge nazionale ma anche il diritto europeo, noi vogliamo difendere i valori europei perché siamo il paese di Solidarnosch, va difesa l'imparzialità e l'indipendenza dei tribunali polacchi, l'Ue deve agire per supportarci al più presto».

NEL 2020 I MAGISTRATI EUROPEI IN PIAZZA A VARSAVIA

  

L’11 gennaio 2020 i giudici polacchi si erano dati appuntamento in piazza per una marcia silenziosa a Varsavia. Denunciavano, in mezzo all’Europa, un’involuzione riguardo al tema, cruciale per ogni sistema che voglia definirsi democratico, dell’indipendenza della magistratura.

«Assistiamo», scrivevano nell’appello che convocava la manifestazione cui si sono uniti per solidarietà molti rappresentanti delle magistrature europee, «ad un’ulteriore involuzione della crisi sistemica dello stato di diritto in Polonia, innescata da riforme che hanno gravemente compromesso l’indipendenza del sistema giudiziario e del suo sistema di governo autonomo. Dopo la pronuncia della Corte di Giustizia dell’ UE del 19 novembre 2019 e quella della Corte Suprema di Polonia del 5 dicembre, che ha ritenuto il Consiglio di Giustizia (KRS) organo non indipendente, il Governo polacco ha presentato un progetto di legge che limita gravemente la libertà dei giudici, sia nell'attività giurisdizionale che in quella associativa: sono previste gravi sanzioni disciplinari (fino alla destituzione) per i giudici che daranno attuazione ai principi della sentenza della Corte di Giustizia e in relazione agli obblighi di dichiarare l’appartenenza ad associazioni o a valutazioni critiche espresse sull'operato di altre Istituzioni. Inoltre, le decisioni che riguardano i tribunali e i giudici sono trasferite ai Presidenti di tribunale direttamente nominati dal Ministro della giustizia».

PERCHÉ TUTTO QUESTO RIGUARDA ANCHE NOI

Sembra tutto molto lontano, ma nel momento in cui tutto questo avviene e non è la prima volta – anche in Ungheria ci sono state spinte nella stessa direzione – nel cuore dell’Unione europea ci riguarda tutti. Lo stesso tema dell’indipendenza della magistratura che ci può sembrare astratto ci riguarda come cittadini europei e dunque anche italiani.

Si tende forse distrattamente a pensare all’indipendenza della magistratura come a un privilegio di categoria, in realtà quell’indipendenza – interna del singolo giudice riguardo ai rapporti gerarchici all’interno della sua istituzione, ed esterna del terzo potere rispetto agli altri due e soprattutto ai Governi – è ciò che più ci garantisce come cittadini uguali davanti alla legge. L’indipendenza, formale e sostanziale, dell’organo chiamato a giudicare e a giudicarci, il fatto che non possa essere condizionato dall’esterno, spostato a piacimento di qualcuno, ricattato in termini di carriera, è ciò che ci consente di non essere, citando Orwell, “meno uguali degli altri” in giudizio quando a ledere i nostri diritti è un potente, un ente economicamente più grande di noi. E tanto più deboli siamo singolarmente, tanto più dobbiamo difendere quell’istituto dell’indipendenza della giurisdizione, che sempre, nel civile e nel penale, agisce a garanzia della parte più debole.

La storia dei sistemi democratici, e segnatemente delle democrazie pluraliste occidentali, anche in linea teorica procede in direzione del rafforzamento dell’indipendenza della giuridisdizione. In quella direzione vanno i principi base delle Nazioni unite del 1985, ribaditi ed esplicitati nella Carta Europea sullo Statuto del Giudice del Consiglio d’Europa del 1998. È del 2000 la raccomandazione del Consiglio d’Europa che pone il problema di garantire l’indipendenza effettiva del Pubblico Ministero, indicando di fatto il modello italiano dell'indipendenza dell'Ufficio di procura, come un ideale cui tendere nell’ottica di una sempre maggiore armonizzazione dei sistemi giudiziari dell’Unione. Nella Rome Charter, approvata dal Consiglio consultivo dei Pubblici ministeri europei nel 2014, si afferma che: «L’indipendenza e l’autonomia dell’ufficio di Procura costituisce un corollario indispensabile dell’indipendenza della giurisdizione».

Se la teoria della separazione dei poteri è nota fin dal Settecento, teorizzata da Montesquieu, la sua attuazione subisce continue spinte controspinte, nella tentazione mai sopita dei poteri esecutivi di rivendicare una libertà governare svincolata da lacci e lacciuoli, che quasi sempre si accompagna all’accusa di “supplenza” (volendo dire “sconfinamento”) da parte terzo potere e che nella sua versione estrema porta alla pretesa di Governi con pieni poteri, al di sopra di ogni legge. Di solito sono i Governi sotto cui i cittadini non vivono liberi, che l’Europa ha conosciuto e che farebbe bene a non dimenticare, se vuole restare un’istituzione – con una storia di diritti e di libertà da preservare e in cui riconoscersi - capace di garantire i suoi cittadini.

 
 
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