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martedì 24 novembre 2020
 
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Perdono di Assisi, da 800 anni sigillo di misericordia

01/08/2016  Si tratta dell’indulgenza plenaria che san Francesco ottenne da Onorio III il 2 agosto 1216. In una mostra tutta la verità. Il 4 agosto papa Bergoglio si recherà pellegrino alla Porziuncola.

È stato il primo perdono gratuito della Chiesa, considerato semplicemente dono del cielo. Sorride il professor Stefano Brufani, docente di Studi francescani all’Università di Perugia:
«Se Lutero ne avesse conosciuto tutti i particolari forse avrebbe mitigato la sua virulenza nella lotta contro le indulgenze». È il “Perdono di Assisi”, l’indulgenza della Porziuncola.

Papa Francesco vi andrà il 4 agosto e renderà omaggio alla più stupefacente delle indulgenze, nata ancor prima di quella classica del primo Anno Santo indetto da Bonifacio VIII nel 1300. All’inizio si chiamava “Indulgenza di Santa Maria degli Angeli”, poi divenne il “Perdono di Assisi”, grazia di misericordia annuale che rivoluzionò non solo le vie dei pellegrini, ma anche  l’idea stessa di pellegrinaggio, oltre a sbaragliare la contabilità del peccato.

La storia dell’assoluta singolarità del “Perdono di Assisi” si può leggere in una magnifica mostra di documenti, codici e libri giunti da archivi italiani ed esteri, fra cui la Biblioteca Vaticana, curata dal professor Brufani. Allestita al Museo della Porziuncola, la mostra racconta una storia affascinante che percorre otto secoli, impresa insieme teologica, spirituale ed economica, che avrebbe potuto rompere la prassi delle indulgenze-bancomat che nel XIII secolo si stava drammaticamente affermando e che poi andò degenerando con le accuse di simonia, la Riforma protestante e la Controriforma.

Fin dall’inizio fu un sovvertimento, perché tutto nacque da un annuncio incredibile per l’epoca: «Voglio mandare tutti in Paradiso», sintesi netta e precisa della predicazione della misericordia di Francesco d’Assisi. Ma è anche la storia di un mistero e di un espediente ingegnoso. Infatti manca una carta all’origine del “Perdono di Assisi”, mentre cresceva l’afflusso di pellegrini e si concentrava nei primi giorni di agosto.
Gli stessi Francescani si impegnarono affannosamente, ma non si trovava nulla. Così l’indulgenza fu praticamente inventata, forse unico caso nella storia della Chiesa dove la memoria della tradizione viene costruita a posteriori per non perdere il contatto con la realtà della storia. Eppure non si tratta di una mistificazione. Dopo la morte di Francesco, Assisi diventa meta di pellegrinaggi, incentivati dalla sua fama. Le carte topografiche cambiano e appare una strada che devia dalla Francigena fin sotto il Subasio. Nella mostra c’è l’originale della prima carta d’Italia con l’indicazione della Porziuncola.

Il motivo della concessione dell’indulgenza, oltretutto gratuita, è oscuro. Tuttavia la notizia, anch’essa incerta, dell’incontro tra papa Onorio III e il Poverello, nella valle di Assisi, portò tutti a credere, con un effetto valanga impossibile da fermare, che Francesco chiese e Onorio concesse l’indulgenza annuale. Fino ad allora per ottenere l’indulgenza plenaria bisognava recarsi a Gerusalemme con grave rischio. Con il “Perdono di Assisi” tutto viene stravolto: niente denaro, niente armi, meno pericoli e più fede.

Ma bisogna certificare la cosa perché a Roma alcuni cardinali sollevano dubbi, preoccupati che l’indulgenza gratuita provocasse uno sconquasso nei forzieri.
E poi c’era Bonifacio VIII, il quale aveva capito subito essere quello delle indulgenze un capitolo strategico, al punto da cercare di disinnescare anche la “Perdonanza di Collemaggio”, all’Aquila, appena avviata e, con il primo Giubileo della storia (1300), indirizzare la maggior parte di pellegrini a Roma.

Ad Assisi il vescovo Teobaldo non sapeva cosa fare, di fronte all’obiezione che mancava una qualsiasi lettera papale di concessione. E allora inventò e mise per iscritto nel 1310 il documento che attesta il “dono divino” del “Perdono di Assisi”, un vero colpo di genio agiografico.
Teobaldo immagina che mentre Francesco si congeda da Onorio, il Papa lo richiami: «O semplicione, dove vai? Che documento porti di questa indulgenza?» E Francesco: «Mi basta la vostra parola; se è opera di Dio, Dio stesso deve manifestare la sua opera. Non voglio nessun documento di essa, ma la carta sia solo la beata Vergine Maria, il notaio sia Gesù Cristo e gli angeli siano testimoni».

Insomma, commenta il professor Brufani, «Teobaldo inventò una cancelleria celeste al posto di quella pontificia, affidando l’indulgenza alla volontà di Dio e sperando in una sorta di silenzio-assenso da parte della Santa Sede».

Il più era fatto, ma il processo di accreditamento non finì mai. Né alla serenità hanno contribuito le risse nella famiglia francescana, le divergenze tra frati e i vescovi ad Assisi, il contrappunto degli interessi tra nobili, le mire dei banditi sulla massa dei pellegrini. Sfamare e alloggiare e curare i pellegrini nello “spedale” era un’operazione complessa, costruita attorno a bandi, statuti, regolamenti. Sessanta uomini armati vegliavano sui giorni dell’indulgenza, ai civili era vietato portare armi.

La devozione nel corso dei secoli si è corrotta e nel 1701 il ministro generale dei Conventuali, padre Vincenzo Coronelli, decise di porre rimedio alle deviazioni morali allontanando giocolieri e prostitute e ponendo fine alla pratica di offrire rinfreschi a dame e cavalieri all’interno della basilica.
Ma proprio quell’anno, nel giorno del “Perdono” scoppiò una lite furibonda durante un rinfresco e la chiesa si trasformò in un campo di battaglia che impegnò con le spade duecento cavalieri. Dovette intervenire il presidio dei soldati guidati da monsignor Giorgio Spinola, governatore di Perugia. Ebbero la meglio, ma uno di loro morì.  Il vescovo bloccò la processione dei fedeli e decise di riconsacrare la chiesa profanata. Ma la folla premeva e la situazione degenerò. Alla fine sul sagrato vennero allineati 14 cadaveri.

Così il vescovo di Assisi, monsignor Ottavio Spader, emanò un editto nel quale si stabiliva una sorta di perimetro sacro di un miglio nel quale potevano entrare soltanto i fedeli. La devozione, quella vera, non cessò mai, e il “Perdono di Assisi” è entrato nella storia della Chiesa come opera della misericordia gratuita di Dio. Ne hanno scritto in tanti, dai mistici, come Angela da Foligno, al grande predicatore Bernardino da Siena al cardinale Roberto Bellarmino. Paolo VI cinquant’anni fa nella Lettera apostolica Sacrosancta Portiunculae ecclesia definì il pellegrinaggio ad Assisi un invito alla conversione personale valido anche nella Chiesa post-conciliare. Il pellegrinaggio che ha deciso di fare Francesco è il sigillo in questa lunga storia. Che continua.

IL PROGRAMMA DELLA VISITA

  

Preghiera, silenzio e catechesi. Arriverà in elicottero alle 15,40 di giovedì 4 agosto. Quello che il Papa compirà in occasione dell’ottavo centenario del “Perdono di Assisi” sarà un breve pellegrinaggio. Bergoglio vivrà un momento di preghiera silenziosa dentro la Porziuncola, al termine del quale rifletterà su un brano evangelico (Matteo 18,21-35). Salutati i vescovi e i superiori degli Ordini francescani presenti, il Santo Padre incontrerà in infermeria i religiosi anziani e malati. Poco dopo le 18 ripartirà in elicottero alla volta del Vaticano.

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