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venerdì 27 gennaio 2023
 
Il caso
 

Può un'icona della Sacra Famiglia essere "contro" qualcuno?

19/01/2023  All'ospedale civile di Venezia esposta un'icona della Madonna con Bambino. Scoppia la polemica: «È divisiva, uno schiaffo alla laicità dello Stato, un invito a non abortire». È davvero così?

Ospedale civile di Venezia
Ospedale civile di Venezia

Quell’immagine non s’ha da esporre in ospedale. Inopportuna, non consona a un luogo pubblico, non rispettosa dei pazienti, potenzialmente divisiva, un attentato alla laicità dello stato e del diritto all’aborto: insomma da rimuovere al più presto, per il bene di tutti. Ma di quale pericoloso e ignobile oggetto stiamo parlando? Di una semplice icona dipinta raffigurante la Sacra Famiglia esposta da settimane all’interno dell’ospedale civile di Venezia, prima accanto al presepe, poi, in alcuni reparti, che l’hanno voluta ospitare per alcuni giorni, a turno: Radioterapia, Cardiologia, e infine Ginecologia e Ostetricia. E proprio qui è scoppiata l’indignazione e la furiosa protesta, si badi bene, non tanto delle pazienti, del personale sanitario, dei visitatori che l’hanno vista nei corridoi, bensì della Cgil provinciale e dei Dem in consiglio comunale, a cui poi, a “caso” gonfiatosi, si sono accodati una senatrice dei M5S e un deputato del Pd.  

   Stiamo parlando di un’icona, cioè un’immagine sacra, che rappresenta il Bambin Gesù, la Madonna e San Giuseppe, teneramente abbracciati, una di quelle immagini, cioè, che richiamano all’armonia, alla bellezza, all’amore universale, al mistero per il quale cielo e terra si uniscono. E’ un tema pittorico tra i più popolari e interpretati nei secoli dall’arte italiana; un soggetto tra i più antichi  dell’iconografia cristiana, europea, mondiale; la Madonna col bambino sta raffigurata ovunque, dai crocicchi delle strade alle cattedrali, sta nei nomi degli istituti e delle case d’accoglienza, delle navi e dei licei, è un archetipo universale, che travalica da tempo, ormai, la sola cristianità.

 Ebbene i politici sopracitati rimproverano all’Ulss 3 di Venezia, di aver posto un’icona della Sacra Famiglia, in una struttura pubblica, non distante dagli ambulatori  in cui avvengono i colloqui  per valutare le interruzioni di gravidanza. Ergo: l’immagine religiosa potrebbe in qualche modo, subliminarmente, interferire nella volontà di coloro che accedono a questo servizio; potrebbe “andare contro la sensibilità delle donne e il rispetto dei loro diritti”. Ma c’è di più:  potrebbe addirittura  rappresentare uno “schiaffo alla laicità dello Stato”.  Tutto ciò è possibile che sia racchiuso in quella tavola di legno dipinta e per alcuni, come dire, “maldisposta”? Ma è davvero pensabile che l’immagine del Bambinello, Maria e Giuseppe sia divisiva e financo offensiva? Che possa essere biecamente strumentalizzata in nome di una ipotetica, tanto improbabile battaglia ideologica antilaica e antiabortista?  Suvvia. Per inciso l’icona è opera di un fondazione italiana, “Russia Cristiana”, finita nel mirino del governo Putin, e che si occupa anche di ecumenismo e diritti civili.

   Se davvero ci stanno a cuore i diritti delle donne, invece che far spostare un quadro da un ospedale, sarebbe forse meglio battersi per spostare i macigni che ostacolano le pari opportunità, la vera parità di genere nel mondo del lavoro; che impediscono ancora la conciliazione famiglia-lavoro e alle giovani coppie di mettere al mondo un figlio. Altro che icone russe.

  In tempi non sospetti abbiamo scritto, da queste stesse colonne, che eravamo contrari al “crocifisso obbligatorio” per tutti gli edifici pubblici e le scuole, proposto dall’allora sindaco leghista di Padova. “Come se le sorti e la difesa dei valori cristiani, della tradizione, dell’identità culturale occidentale e chi più ne ha più ne metta, fossero davvero affidate alla solidità del chiodo cui è appeso quel simbolo in legno dentro un’aula scolastica o di tribunale”, scrivevamo, convinti allora, come ora, che la scristianizzazione e la secolarizzazione avanzino perché le comunità cristiane hanno staccato la croce, non dai muri, ma dalle loro vite, dai loro volti e per questo sono diventate trasparenti, insignificanti. Allo stesso modo, laicamente, oggi diciamo che quell’icona non vuol fare proseliti, né guerre d’ideologia. Sono altri forse a farle.

   Nel vicino ospedale civile di Mestre un grande angelo campeggia nell’atrio al piano terra e dà il nome all’ospedale (“Dell’Angelo”). Quella figura da sempre è simbolo di custodia e di cura discreta, come dovrebbe essere quella cui ha diritto un paziente quando entra in una struttura sanitaria. Forse un triste giorno la furia iconoclasta si scatenerà anche contro quella statua. La laicità vera è conquista faticosa per tutti, ma ardua per alcuni. Ed è, comunque, degna di migliori battaglie.

 
 
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