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Purgatori: «Anche Borsellino fu bloccato nelle indagini su Ustica»

24/06/2020  Nella sera del 27 giugno 1980, quarant'anni fa, il DC-9 Itavia decollato da Bologna e diretto a Palermo s'inabissò in mare tra le isole di Ponza e di Ustica. Morirono 81 persone, Andrea Purgatori ha presentato su La7 una puntata di Atlantide in cui ha rivelato gli ultimi clamorosi sviluppi dell'inchiesta che ci ha anticipato nel numero di Famiglia Cristiana in edicola. Non solo: ecco il racconto del suo incontro con il giudice poi ucciso dalla mafia.

Andrea Purgatori (il secondo da sinistra) nel 1980 accanto alla carcassa del Mig libico ritrovato nel luglio di quell'anno in Sila. La data dell'effettiva morte del pilota è uno dei misteri della strage di Ustica.
Andrea Purgatori (il secondo da sinistra) nel 1980 accanto alla carcassa del Mig libico ritrovato nel luglio di quell'anno in Sila. La data dell'effettiva morte del pilota è uno dei misteri della strage di Ustica.

A 40 anni dalla strage di Ustica, Andrea Purgatori ha anticipato a Famiglia Cristiana le ultime clamorose novità dell’inchiesta sulla caduta del Dc-9 che saranno oggetto della puntata di Atlantide, in onda su La7 in prima serata mercoledì 24 giugno: “I magistrati, sulla base di nuove testimonianze, hanno collegato le tracce radar di due aerei militari che decollano o atterrano dalla base di Grazzanise, vicino Caserta, a quelle che dalla zona in cui transitava il Dc-9 portano in mare, quindi su una portaerei. Per cui la base di Grazzanise è diventata il punto cruciale delle indagini. Noi italiani siamo pesantemente coinvolti nella strage”.

Alla luce di questi ultimi sviluppi, secondo il giornalista che segue l’inchiesta fin dal 1980 e al cui lavoro si è ispirato Marco Risi per il suo film Il muro di gomma, si conferma lo scenario che vede il Dc-9 al centro di un’azione di guerra che coinvolge aerei americani, francesi, italiani e libici. Uno scenario che da 40 anni si cerca in tutti i modi di insabbiare.

Purgatori ricorda inoltre un incontro negli anni '80 con Paolo Borsellino, all'epoca procuratore a Marsala, dove si trova una stazione radar militare coinvolta nelle indagini. "Trovai Borsellino furibondo. Mi raccontò di aver richiesto il registro delle presenze nella base di quel 27 giugno 1980 quando avvenne la tragedia. Prima gli dissero che non si trovava più, poi gliene fecero avere uno palesemente falso. Allora esplose: "Se è necessario io in quella base ci entro con l'esercito". Pochi giorni dopo l'inchiesta fu trasferita a Roma e quindi Borsellino non riuscì più a proseguire le sue indagini".

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