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venerdì 30 settembre 2022
 
Polemiche
 

Quella risata che non piace alle tv locali

12/01/2022  La gag con la battuta di Checco Zalone, le reazione di Amadeus e la riflessione di Fabio Ravezzani, direttore generale, giornalista e conduttore di Telelombardia

Il Festival di Sanremo si avvicina e le reti della tv pubblica nazionale stanno lanciando la volata all'appuntamento di inizio febbraio. La gag con la battuta di Checco Zalone e le risate di Amadeus, che ironizza su un ipotetico futuro lavorativo nella tv lombarda, scatenano la reazione di Fabio Ravezzani, 61 anni, direttore generale, giornalista e conduttore di Telelombardia, una presa di posizione in difesa della professionalità di tutto un settore.

Alla ribalta è la prima delle televisioni territoriali lombarde, citata ironicamente dal comico pugliese, e insieme a lei un po' tutta la realtà composita della comunicazione televisiva locale.

Stupore, risentimento o quale sensazione immediata nel sentirsi citati su Rai1?

«Sono rimasto un attimo interdetto. Chi mi ha segnalato lo spot mi ha scritto: bella pubblicità per Telelombardia! Ci ho riflettuto un attimo. Vedere Amadeus sganasciarsi all’ipotesi di “finire” su Telelombardia non mi ha procurato un moto di soddisfazione... Subito ho pensato di lasciar perdere. Poi invece mi sono detto che a 120 colleghi che lavorano seriamente e con impegno per le nostre televisioni (oltre a Telelombardia abbiamo anche Antenna3, Top Calcio24, Videogruppo Piemonte e Milanow) non avrebbe fatto piacere essere derisi in questo modo. Così ho deciso di rispondere a tono: Mi spiace deludere Amadeus, ma noi non manderemmo in onda uno che si sganascia all’idea di lavorare con colleghi di un’altra tv. Tutto qui.»

A mente fredda, cosa significa aver messo in evidenza Telelombardia? Vi sentite capofila di una realtà forse non abbastanza considerata?

«Mah, non credo ci fosse un gran ragionamento sottostante. Era evidentemente uno sketch preparato e mi dicono che Amadeus negli Anni '90 fosse ben felice di venire ogni tanto ospite da noi. Certamente l’intento non era offensivo, ma il risultato si è rivelato tale. Cioè, il senso ostentato di superiorità da parte di un conduttore Rai verso il resto dell’emittenza territoriale. Tra l’altro dalle tv locali sono emersi i più grandi talenti delle tv nazionali. Segno che siamo un settore vivo che dà linfa vitale a tutto il settore.»

Il sistema delle tv italiane sta attraversando un momento di grandi cambiamenti. Nei prossimi mesi si passerà ad una nuova modalità di trasmissione e ricezione, tanto che i telespettatori saranno obbligati a risintonizzare più volte il loro televisore o, nel caso si trattasse di un vecchio apparecchio, ad acquistarne uno nuovo o a dotarsi almeno di un decoder.

Le televisioni locali tengono vivo un pluralismo d'opinione e il radicamento nel territorio che le piattaforme digitali e i grandi network sembrano ormai bypassare. Quale spazio mantiene nel panorama della comunicazione la televisione commerciale locale?

«Dipende molto dalle diverse zone italiane. Nelle grandi metropoli la televisione territoriale fatica maggiormente a trovare la sua dimensione rispetto alle aree più provinciali. Però la tv locale ha un suo linguaggio ben identificato e una penetrazione in alcune fasce di telespettatori che nessun altro mezzo possiede. Siamo la tv di prossimità, la tv che puoi toccare con mano, la tv che parla la tua lingua e vive i tuoi problemi. La tv di cui ti fidi di più, in ultima analisi.»

A cosa porterà secondo lei il cambiamento tecnologico in corso durante questi mesi? «Certamente il riassetto delle frequenze porterà a una diminuzione delle emittenti locali, il che sarà un bene. Perché dobbiamo distinguere le emittenti che fanno informazione seria e costante sul territorio da quelle che utilizzano le frequenze solo per mandare in onda televendite o vecchi film. Credo che il riassetto dei canali e delle frequenze migliorerà qualitativamente la percezione delle emittenti locali, togliendo di mezzo chi cercava non di offrire un servizio al telespettatore, ma solo di vendergli qualcosa. Non dimentichiamo che nel periodo dell’emergenza Covid la popolazione italiana si è sintonizzata in massa sulle tv locali di riferimento per capire cosa stesse succedendo davvero. Una risposta chiara sulla funzione essenziale delle emittenti territoriali.»

Nei prossimi mesi molte emittenti locali, tra cui Telenova, che appartiene al Gruppo Editorale San Paolo, cambieranno la loro posizione LCN, cioè il numero nell'elenco dei canali presenti sul televisore. Informazioni al riguardo saranno disponibili sul sito www.telenova.it.

 
 
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