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domenica 26 maggio 2024
 
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Quella tendopoli piantata in nome del diritto allo studio

13/05/2023  Parlano gli studenti accampati davanti alla Sapienza. "Sul tema abitativo chiediamo un cambio di passo su come si stanno investendo i fondi del Pnrr, una revisione delle regole di fiscalità sull’abitare, affitti a canone calmierato"

Determinati a perseverare in «un atto politico», ma anche disincantati sulle possibili «strumentalizzazioni» della politica. Consapevoli delle difficoltà di ottenere «risultati concreti» e al tempo stesso aperti al dialogo con chiunque si avvicini alla loro tendopoli improvvisata. Miriam, Mario, Mirko, Leone sono solo alcuni degli studenti accampati da lunedì 8 maggio sotto la statua della dea Minerva, di fronte al rettorato dell’Università della Sapienza di Roma. Raccontano con spontaneità come l’idea sia nata vedendo l’esperienza di Ilaria a Milano. Detto, fatto: senza programmi particolari, hanno iniziato quest’azione di presidio pacifico e di protesta contro il caro affitti per gli studenti nella Capitale. «All’inizio eravamo una decina, poi si sono aggiunti tanti altri: alcuni sono rimasti solo una notte, ora siamo circa una trentina. C’è chi è comunque venuto a dare supporto e solidarietà con i cornetti a colazione, la pasta a pranzo. La cena ce la portano i volontari di Spin Time», una delle realtà che compongono il movimento per il diritto all’abitare a Roma, racconta Miriam, ventenne di Civitavecchia, rappresentante di Sinistra universitaria della Sapienza per la facoltà di Lettere e filosofia. «Da qualche settimana dormo sul divano di un’amica che ha ereditato la casa da suo nonno, pagando solo 100 euro al mese. Sui siti i prezzi delle camere in affitto sono esorbitanti: 400-500 euro; per la situazione economica della mia famiglia non me lo posso permettere. E sono contenta di aver partecipato all’occupazione di uno spazio alla Sapienza: di emergenza abitativa degli studenti non se ne parla mai, da parte nostra c’è la volontà politica di farlo. Il diritto allo studio va rispettato e ci vogliono investimenti seri per le residenze universitarie pubbliche. Sì, sono venuti diversi rappresentanti di partiti del Centro-sinistra a parlare con noi, il 10 anche il sindaco Gualtieri: è da vedere se sono stati solo incontri di facciata».

I ragazzi non si aspettavano che giorno dopo giorno si aggiungessero numerosi coetanei al presidio di protesta pacifica, usando di notte i bagni dell’aula di Geologia aperta h24 e le prese per ricaricare i cellulari. Ma li ha sorpresi anche l’eco mediatica nazionale e non solo: nella mattinata di venerdì 12 sono stati intervistati da un’emittente televisiva austriaca. L’obiettivo era ottenere un Tavolo fra rettori delle Università del Lazio, l’assessore regionale al Lavoro, università, scuola, formazione, ricerca, merito Giuseppe Schiboni, rappresentanti di studenti e studentesse manifestanti: «Ci siamo riusciti. Si svolgerà il 18 maggio alla Sapienza, porteremo la nostra posizione: basta studentati privati, vogliamo investimenti in quelli pubblici, calmiere per gli affitti e soluzioni rapide per migliorare la vita delle persone. Non è il punto di arrivo, ma è un risultato non scontato. Siamo contenti che rettrice e comune si siano fatti carico della questione, perché nessuno in Regione si è degnato di parlare con noi finora. Concludiamo il presidio la sera di venerdì dopo un’assemblea pomeridiana aperta a tutte e tutti sul diritto alla casa», sottolinea Leone, 21enne studente in Fisica pendolare da Maccarese per evitare il costo dell’affitto e coordinatore di Sinistra Universitaria della Sapienza.

Pendolare come lui, ma da Frosinone, è anche Mario, 22 anni, che ha iniziato la magistrale di Economia politica in inglese. Pure Mirko, 19enne studente in legge, fa il pendolare da Ronciglione, in provincia di Viterbo; ha dormito nella tenda azzurra. Sono rappresentanti di circa 40 mila fuorisede che frequentano lo storico ateneo romano, circa un terzo dei 130 mila studenti che lo popolano. «Durante la triennale avevo un posto allo studentato De Lollis, dove mi sono trovato benissimo: un clima di famiglia», racconta Mario, che si è unito alla tendopoli per due notti. Ma dopo la laurea, nonostante Isee e requisiti siano rimasti gli stessi, è risultato «idoneo ma non beneficiario del posto. In tutto il Lazio i posti disponibili sono oltre 2 mila: un tasso di copertura irrisorio rispetto al bisogno». Lo studente ha «aspettative basse rispetto al Governo: ci vorrebbero più controlli sugli affitti in nero. E gli studentati privati chiedono 500 euro, la stessa cifra di una camera in affitto. Occorre calmierare i prezzi e creare più posti pubblici».

Istanze che sta portando avanti anche Niccolò Piras, 25 anni, dell’Udu (Unione degli Universitari): «Siamo in piazza in 11 città, oltre a Roma e Milano ci sono anche Torino, Pavia, Bologna, Padova, Verona, Trento, Venezia, Firenze, Perugia e Cagliari. Stiamo supportando e lanciando le mobilitazioni, in attesa di un incontro con la ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini. Sul tema abitativo chiediamo un cambio di passo su come si stanno investendo i fondi del Pnrr, una revisione delle regole di fiscalità sull’abitare, affitti a canone calmierato. Sicuramente stiamo registrando una risposta positiva da parte di tante istituzioni locali, mentre dalle alte cariche del Governo ci arriva soprattutto paternalismo».

 

 
 
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