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Jaafar Jackson sul red carpet della première del film Michael a Berlino. Il biopic dedicato a Michael Jackson è uscito nelle sale il 22 aprile 2026.
A cura di Daniela Bilanzuoli
Con l’uscita di Michael, il mondo torna ancora una volta a confrontarsi con lo straordinario talento e l’eredità musicale di Michael Jackson. La sua musica attraversa le generazioni con una qualità duratura, donata da Dio, che il film diretto da Antoine Fuqua riesce a rappresentare fedelmente. Jaafar Jackson, figlio di Jermaine Jackson e nipote di Michael, interpreta anche i più piccoli dettagli dello zio con notevole precisione e autenticità.
«Il più grande artista della mia vita»
Quando ho saputo che stava per uscire un film su Michael – il più grande artista e intrattenitore della mia vita – ho sentito il bisogno di vederlo, sia come critica cinematografica sia come fan. Le mie consorelle, le Figlie di San Paolo, mi hanno portata al cinema durante il weekend di debutto come regalo anticipato di compleanno, su mia richiesta. Tutte conoscono la mia ammirazione per Michael. Il mio nome religioso è suor Nancy Michael, in onore dell’arcangelo Michele. Ma, siccome durante i momenti ricreativi in convento imitavo alcuni passi di danza di Michael Jackson, tra le sorelle sono diventata suor Nancy Michael “Jackson”.
Il racconto della famiglia Jackson
Il film Michael offre un ritratto approfondito della famiglia Jackson.
Joseph Jackson (interpretato da Colman Domingo), determinato a fuggire da una vita di duro lavoro in un’acciaieria, riconosce il talento musicale dei figli e decide di inseguire il successo con una intensità incessante. Questa determinazione, però, si manifesta spesso in comportamenti duri e abusivi, soprattutto nei confronti di Michael, il più giovane dei primi Jackson 5. Una dinamica che influenzerà poi l’intera famiglia. Katherine Jackson (nel film Nia Long) madre compassionevole, silenziosa e forte, viene ritratta come il punto di equilibrio della famiglia. Infatti, è particolarmente attenta alla sensibilità e alla timidezza di Michael. Un’assenza significativa nel film è quella della figlia più giovane, Janet, pare per una sua scelta personale.
Un biopic costruito sui grandi successi
Raccontando i momenti più significativi della vita di Michael, il cuore del film diventa una sorta di raccolta dei “grandi successi” della sua carriera, sia insieme ai fratelli sia come artista solista. È difficile non cantare e ballare insieme alla musica. Infatti, gli spettatori non hanno nascosto il loro entusiasmo, contribuendo a un weekend di apertura mondiale da record con 218 milioni di dollari di incassi. È il miglior debutto di sempre per un biopic musicale.
Il dolore dietro il successo
Allo stesso tempo, il film non evita il dolore che ha segnato la vita di Michael. Oltre agli abusi subiti nell’infanzia, mostra come il padre continuasse a esercitare il proprio controllo anche dopo essere stato licenziato come suo manager. Quando Michael viene ricoverato a causa di un incidente durante le riprese di uno spot Pepsi, che gli provoca gravi ustioni, il film mostra il padre chiedere al medico quando il figlio potrà tornare sul palco. Avendo perso gran parte della sua infanzia tra prove estenuanti, richieste continue legate alle esibizioni e l’isolamento causato dall’attenzione mediatica, Michael trova rifugio nell’amore per gli animali e per i bambini. Il film racconta in modo toccante le sue visite ai bambini malati negli ospedali durante i tour; momenti che gli donavano una gioia profonda, pur lasciando intravedere anche le sue ferite interiori.
I limiti del film e le controversie assenti
Pur non essendo privo di limiti, il film offre uno sguardo sul carattere di Michael e sulla sua incessante ricerca della perfezione artistica. È, nel suo nucleo più profondo, un biopic trasformato quasi in musical, concentrato soprattutto sul suo talento eccezionale e sul suo genio creativo. Le numerose riscritture della sceneggiatura e le modifiche al montaggio finale hanno però lasciato fuori le controversie legate alle accuse rivolte all’artista, che secondo molti critici avrebbero meritato maggiore spazio, portando alcuni a definire il film una rappresentazione “edulcorata”. Il finale improvviso, che si interrompe con il Bad Tour prima che emergessero quei fatti, lascia aperta la domanda se i registi affronteranno questi eventi nel sequel già annunciato.
«La musica può trasformare le vite»
In questa prima parte, la storia della giovinezza di Michael Jackson parla soprattutto della lotta per l’autenticità artistica. Spesso frainteso, sentiva però il bisogno di condividere la creatività, l’emozione e la capacità narrativa che portava dentro di sé. Come lui stesso diceva, desiderava sinceramente portare speranza e gioia nella vita delle persone nel modo che conosceva meglio: attraverso un intrattenimento musicale innovativo. Nonostante i limiti narrativi, il film resta infine una celebrazione della musica immortale di Michael, una musica che continua a portare gioia a un mondo spesso segnato da divisioni e sofferenza.
Ho sempre amato i media popolari – musica, cinema, televisione – ed è anche per questo che sono diventata una Figlia di San Paolo, una “suora dei media”. Credo profondamente nel potere della musica e della narrazione di toccare i desideri più profondi del cuore umano e trasformare le vite. Tutta la mia giovinezza è stata accompagnata dalla musica di Michael. Ringrazio Dio per la gioia che ha portato alla mia giovinezza e che continua a portare alla mia vita e al mondo. Michael Jackson stesso credeva che la sua creatività fosse un dono di Dio e, attraverso questo film, quel dono continua ancora oggi a farsi sentire.






