logo san paolo
giovedì 02 dicembre 2021
 
oltre la musica
 

«Quella tensione continua e tenace di Battiato verso il Divino»

20/05/2021  Giuseppe Pollicelli, scrittore e regista che ha lavorato con l’artista siciliano, racconta la continua tensione spirituale che ha caratterizzato la sua vita di musicista e intellettuale

Giuseppe Pollicelli.
Giuseppe Pollicelli.

La scomparsa di Franco Battiato, cantautore, compositore e regista, una delle personalità più brillanti e originali della musica leggera italiana degli ultimi cinquant’anni, è un tema che riguarda da vicino anche la cultura cattolica. L’artista siciliano, com’è noto, è stato molto più di un musicista. Nel suo percorso umano, artistico e culturale – caratterizzato da un’inesausta curiosità e da una capacità di approfondimento degna di un accademico – Battiato ha saputo trasformarsi in divulgatore di mistica e spiritualità. Il meccanismo con cui nei testi dei suoi brani mescolava citazioni filosofiche e letterarie dal gusto orientale a frasi da canzonetta era forse solo un gioco ironico che profetizzava con decenni di anticipo il mescolamento tra colto e popolare che abbonda sui social network. Ma seguendo con attenzione la sua carriera si coglie lo sviluppo di un percorso di ricerca verso il trascendente davvero unico, anche per come è raccontato nei suoi dischi, ma anche attraverso la scrittura, il cinema, la televisione e la pittura. Chiunque ritenga la religione una dimensione essenziale della vita sociale non può che essergli grato per aver incarnato il profilo di un artista, al tempo stesso popolare e raffinatissimo, tenacemente a caccia dell’invisibile. Una provocazione per ogni facile ateismo come per ogni comodo bigottismo. Profondo conoscitore della biografia del cantautore siciliano è Giuseppe Pollicelli, giornalista, scrittore e regista romano, autore nel 2013, assieme a Mario Tani, del film documentario Temporary Road. (una) Vita di Franco Battiato, che riscostruisce la ricerca introspettiva che ha caratterizzato la sua vita. Nel 2014 Pollicelli ha anche curato per Castelvecchi la pubblicazione del libro Il silenzio e l’ascolto, che raccoglie conversazioni di Battiato con intellettuali della statura di Pannikar, Jodorowsky e Mandel sui temi dell’interiorità e del rapporto con il divino. A lui ci siamo rivolti per approfondire l’aspetto spirituale dell’opera dell’autore di Cuccurucucù Paloma, Povera patria e La cura.

Come descriveresti la spiritualità di Battiato?

«Una tensione continua e tenace verso il divino, il sovrasensibile. Franco diceva che non è Dio a dover venire da te, ma sei tu a doverti impegnare a porti in collegamento con le “zone più alte”».

Quanto la ricerca spirituale si intrecciava con il suo percorso artistico?

«Direi completamente. Certo, nell’attività di Battiato c’era anche molto mestiere, che lui stesso riteneva di fondamentale importanza, quel mestiere che in tante occasioni gli ha permesso di cucire su misura dei brani per interpreti come Milva, Alice o Giuni Russo. Ma la spinta primaria alla creazione era rappresentata dall’anelito a essere una “immagine divina”, per citare un altro suo celebre verso».

Cosa ti colpiva di più della sua personalità intellettuale?

«La curiosità e l’interesse per le qualità altrui, che cercava anche maieuticamente di far emergere. Essendo molto sicuro dei suoi mezzi e delle sue capacità, non conosceva invidia ma, appunto, solo entusiasmo per il talento del suo prossimo».
Colpisce la sua capacità di contaminare, sia musicalmente che nei testi, "l'alto con il basso"… Sei d'accordo?

«È certamente stata la più grande abilità di Battiato, qualcosa di davvero “miracoloso».

Credi che negli ultimi anni della sua vita avesse raggiunto una pace interiore, fosse giunto alla fine della sua ricerca?

«No, non lo penso. Parlandoci, anche negli ultimi tempi, fino a quando è stato in condizione di comunicare, mi accennava alle crisi interiori che tuttora gli capitava di affrontare, soprattutto di notte, e che riusciva a lenire attraverso la lettura o rilettura di testi di mistica, compresi quelli di teologi cristiani come Willigis Jäger e Matthew Fox. Credo che, pur provvisto di una grande fede, sia rimasto fino all’ultimo un uomo in ricerca».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo