Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
sabato 18 maggio 2024
 
pubblicità regresso
 

Quello spot blasfemo sulle patatine al posto delle ostie

08/04/2024  Una marca di chips ambienta il suo grottesco trailer in un convento e finisce per ironizzare persino sulla Sacra Particola senza alcun rispetto per i credenti. Il limite della decenza è stato abbondantemente superato

«La pubblicità è una grande fabbrica di sogni per la nostra società», teorizzava anni fa il novantenne Jacques Seguela, tra i creativi pubblicitari più famosi al mondo. E Federico Fellini, uno dei più grandi maestri del nostro cinema confidava: «Per me la pubblicità è la cosa che risveglia la mia curiosità la mattina». La china presa dagli spot odierni però va in tutt’altra direzione al trasformare con l’immaginario la banalità di un acquisto quotidiano si preferisce far parlare del brand con la provocazione, la volgarità, il gergo e le allusioni scorrette, se non offensive. A ciascuno di questi spot sguaiati si spera che si sia toccato il fondo ma non è così. Lo prova quello mandato in onda per la prima volta in questi giorni di una marca di patatine (la non citazione del brand è voluta per non fare il gioco di chi l’ha ideato), già nota per aver subito nel 2006 la censura dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria per una “creazione” con pesanti allusioni sessuali snocciolate dal testimonial Rocco Siffredi e una squallida conclusione: «Fidatevi di uno che le ha provate tutte». Questa volta però alla volgarità e al pessimo gusto si unisce anche la totale mancanza di rispetto per il credo religioso della maggior parte degli italiani (secondo i dati Ipsos nel 2023 il 61% degli italiani, pari a circa 35 milioni di persone, si dichiarava cattolico).

 Ebbene lo spot realizzato dall’Agenzia Lorenzo Marini Group, con tanto di sottofondo dell’Ave Maria di Schubert, è ambientato in un convento. Dal chiostro si passa all’altare della cappella in cui una suora, piuttosto in carne, si accorge che sono finite le particole. La scena successiva è il sacerdote che dà la Comunione a un’altra religiosa, snella e compunta, ma lo sguardo di quest’ultima e quello del sacerdote s’incrociano attoniti per lo scrocchiante suono emesso da quest’ultima nel masticare la “particola”. In realtà, si tratta di una patatina della solita marca e lo rivela la zoomata finale sulla pisside e poi sulla suora rubiconda che acquattata in un angolo della cappella mangia direttamente dal sacchetto, durante la Messa.

Per un credente l’Eucarestia è l’incontro col Cristo, il partecipare al sacrificio d’amore che ha voluto eternare per la salvezza dell’umanità, forse il momento più sacro e alto della fede cattolica, come si può tollerare che venga irriso e vilipeso in un canovaccio del genere? Si può certamente non aderire a un credo, ma altra cosa è lasciarsi andare al vilipendio in nome del dio denaro. Si spera vivamente in un nuovo immediato intervento dell’Istituto di Autodisciplina. Una volta per invogliare all’acquisto di pannolini o detersivi si inventavano buffi personaggi, ippopotami, calimeri, susanne, oggi si punta sulle sconcezze e persino sulle bestemmie, è ora di mettere un argine.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo