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Ratzinger e la Madonna: la Vergine è sempre stata la sua stella di speranza

31/12/2022  È nato nel giorno in cui morì santa Bernadette Soubirous, da cui ha sempre tratto ispirazione. «Per lui la Madre di Dio è specchio di ogni santità e maestra di carità: ha la capacità di fare spazio a Dio perché lo incontra nella preghiera e nel servizio al prossimo», spiega il mariologo don Filippo Celona che ne ha studiato gli scritti. Non c’è stato pomeriggio in cui Ratzinger, potendo, non sia andato a pregare davanti alla grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani

Papa Benedetto XVI a Lourdes. Foto Reuters.
Papa Benedetto XVI a Lourdes. Foto Reuters.

Ai piedi di Maria come santa Bernardette Soubiros. La veggente di Lourdes è stata per il Papa emerito Benedetto XVI un punto di riferimento decisivo per la sua vita e la sua crescita spirituale, fin dai primi vagiti. Il 16 aprile, infatti, giorno del compleanno di Joseph Ratzinger coincide con la nascita in cielo della mistica francese che ha contemplato l’Immacolata Concezione e questa è stata una coincidenza sempre presente nel cuore del Pontefice, tanto che nel 2012, in occasione dell’ultimo compleanno trascorso alla guida del ministero petrino, ha aperto l’omelia presso la Cappella paolina con queste parole:

«Nel giorno del mio compleanno e del mio Battesimo, il 16 aprile, la liturgia della Chiesa ha posto tre segnavia che mi indicano dove porta la strada e che mi aiutano a trovarla. In primo luogo, c’è la memoria di santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes. Questa fanciulla semplice, che nel suo cuore era rimasta pura e schietta, aveva il cuore che vede, era capace di vedere la Madre del Signore e in Lei il riflesso della bellezza e della bontà di Dio». Come Bernardette, nel 2008 aveva raggiunto la grotta di Massabielle, in occasione dei 150 anni delle apparizioni della Vergine. Immerso nel cuore di Maria, assorto nella più intima contemplazione, Papa Benedetto XVI ha benedetto quella terra dove «Maria viene a noi come la madre, sempre disponibile ai bisogni dei suoi figli. Attraverso la luce che emana dal suo volto, è la misericordia di Dio che traspare. Lasciamoci toccare dal suo sguardo: esso ci dice che siamo tutti amati da Dio, mai da Lui abbandonati! Maria viene a ricordarci che la preghiera, intensa e umile, confidente e perseverante, deve avere un posto centrale nella nostra vita cristiana. La preghiera è indispensabile per accogliere la forza di Cristo».

Quella intima preghiera lui l’ha ereditata, come egli stesso ha raccontato nell’autobiografia La mia vita dai genitori che hanno amato il Rosario. «E più sono invecchiati più l’hanno amato. Invecchiando, si è sempre meno in grado di fare grossi sforzi spirituali e tanto più forte si sente l’esigenza di individuare un rifugio interiore e di farsi cullare dalle preghiere della Chiesa. Anch’io prego nel modo in cui l’hanno fatto loro». Il suo amore per Maria invece ha mosso i primi passi nel Santuario bavarese di Altötting. Qui si recava in pellegrinaggio con i fratelli e i genitori, qui è tornato da Pontefice l’11 settembre 2006 e ha deposto ai piedi della piccola statua della Madonna nera l’anello episcopale. Un dono votivo, incastonato oggi nello scettro della Vergine, da cui mai si era separato, regalo dei fratelli George e Maria in occasione della sua ordinazione a vescovol 28 maggio 1977. Il suo pontificato è colmo di riferimenti a Maria, di preghiere d’intercessione e invocazioni, a partire dal giorno dell’elezione, come fa notare il mariologo don Filippo Celona, che ha studiato il particolare slancio per la Vergine del Papa emerito.

«Appena eletto», spiega, «fa capire da subito la sua intima e sentita comunione con Maria, alla stessa maniera del suo predecessore. Le parole di conclusione del suo breve discorso alla loggia centrale della Basilica di San Pietro il 19 aprile del 2005 così dicevano: “Il Signore ci aiuterà, e Maria, la sua santissima Madre, sta dalla nostra parte”».

Il quarantenne parroco della chiesa di Santa Lucia a Gela, poi, evidenzia la gratitudine che Benedetto XVI ha sempre riservato a Maria che con il suo sì ha permesso l’ingresso di Dio nella storia e la capacità dello stesso Pontefice di tratteggiare gli aspetti più emblematici della fede della Madre di Dio. «Nella sua prima enciclica dedicata all’amore cristiano, Deus caritas est, il Papa tedesco, nella conclusione, presenta varie figure di santi che hanno esercitato in modo esemplare la carità, tra questi colei che eccelle è Maria, madre del Signore e specchio di ogni santità. La Madre del Signore ha la capacità di fare spazio a Dio perché lo incontra nella preghiera e nel servizio al prossimo: tipico di chi ama fare spazio alla persona amata. L’andare presso la parente Elisabetta indica la predisposizione a decentrarsi da se stessa per mettere al centro Dio. Benedetto XVI presenta Maria come colei che ama e sa amare e lo fa attraverso la vita concreta. Questa capacità di uscire da se stessa e andare incontro ai fratelli, secondo Ratzinger, proviene dal suo essere in perfetta sintonia con la Parola di Dio. Lei, afferma il Papa emerito, “nella Parola di Dio è veramente a casa sua, ne esce e vi rientra con naturalezza. Ella parla e pensa con la Parola di Dio; la Parola di Dio diventa parola sua, e la sua parola nasce dalla Parola di Dio. Così si rivela, inoltre, che i suoi pensieri sono in sintonia con i pensieri di Dio, che il suo volere è un volere insieme con Dio. Essendo intimamente penetrata dalla Parola di Dio, ella può diventare madre della Parola incarnata”».

Uno degli appellativi più dolci con cui Benedetto XVI si rivolge a Maria è Stella della speranza. L’aveva invocata così a Lourdes e lo stesso ha fatto nell’Enciclica Spe Salvi.

«Attraverso la metafora del viaggio», ricorda don Filippo, «il Papa illustra la storia umana come un viaggio in mare con tante difficoltà e turbolenze dove nonostante tutto, non si è in balia delle onde, ma si è sempre guidati dagli astri che ci indicano la rotta, dalle luci di speranza, in modo particolare da Maria, stella di speranza. La Parola di Dio, fonte di speranza per gli uomini, dona la capacità di avere lo sguardo rivolto verso il futuro sostenuto dalla fede e dalla speranza, dal Corpo e Sangue di Cristo. Maria diviene madre della speranza perché è compimento delle promesse e delle speranze che si trovano nelle sacre Scritture.  Maria di Nazareth è testimone della speranza, colei che per grazia è la beneficiaria, la testimone, la stella della speranza, colei che rimane per missione e per fare missione con gli uomini».

Per Papa Benedetto XVI, la Madre di Gesù è un bene prezioso per la Chiesa dei discepoli, che l’accolgono, la amano, la venerano e la assumono cordialmente come “icona della Chiesa”, incarnandola e vivendola nel vissuto quotidiano della fede. Per questa ragione non c’è pomeriggio in cui il Papa emerito non esce dal Monastero Mater Ecclesiæ dove vive per raggiungere la grotta di Lourdes all’interno dei Giardini Vaticani per sostare qualche minuto in preghiera silenziosa. E per la stessa ragione, durante tutto il suo pontificato, ricorda don Filippo Celona, è stato costante il suo richiamo ai credenti a guardare a Lei, la credente, modello insostituibile di vita eucaristica.

«Le creature, guardando Maria, sono invitate ad imitare nelle proprie esistenze l’ascolto e l’attuazione della Parola nella relazione e nella collaborazione con Dio. Infatti insegna il Pontefice nell’Omelia nella solennità dell’Assunta, lunedì 15 agosto 2005: “Maria vive della parola di Dio, è pervasa dalla parola di Dio. E questo essere immersa nella parola di Dio, questo essere totalmente familiare con la parola di Dio le dà poi anche la luce interiore della sapienza. Chi pensa con Dio pensa bene e chi parla con Dio parla bene. Ha criteri di giudizio validi per tutte le cose del mondo. Diventa sapiente, saggio e, nello stesso tempo, buono; diventa anche forte e coraggioso, con la forza di Dio che resiste al male e promuove il bene del mondo. E così, Maria parla con noi, ci invita a conoscere la parola di Dio, ad amare la parola di Dio, a vivere la parola di Dio, a pensare con la parola di Dio”».

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