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sabato 27 novembre 2021
 
Archeologia
 

Ritrovate a Ercolano tracce di neuroni nel corpo di una vittima dell'eruzione del Vesuvio

07/10/2020  Un team italiano ha scoperto le strutture cerebrali intatte giunte sino a noi

L’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia nel 79 d. C. ci aveva già restituito il calco di corpi nella posa del momento della loro morte. Ma ora è arrivata una scoperta davvero rivoluzionario: la presenza nel corpo di una vittima di Ercolano di neuroni umani giunti intatti sino a noi. La straordinaria scoperta è tutta italiana, frutto del lavoro dell’antropologo forense Pier Paolo Petrone, in collaborazione con geologi, archeologi, biologi, medici legali, neurogenetisti e matematici, che hanno raggiunto un risultato eccezionale. «Il rinvenimento di tessuto cerebrale in resti umani antichi è un evento insolito» spiega Petrone, coordinatore del team «ma ciò che è estremamente raro è la preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa, nel nostro caso a una risoluzione senza precedenti».
L’eruzione, che causò la devastazione dell’area vesuviana e la morte di migliaia di abitanti, seppellendo in poche ore la città di Ercolano, ha permesso la conservazione di resti biologici anche umani. «La straordinaria scoperta ha potuto contare sulle tecniche più avanzate e innovative di microscopia elettronica del Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, un’eccellenza italiana» spiega Guido Giordano, ordinario di Vulcanologia dell’Università Roma Tre – dove le strutture neuronali perfettamente preservate sono state rese possibili grazie alla conversione del tessuto umano in vetro, che dà chiare indicazioni del rapido raffreddamento delle ceneri vulcaniche roventi che investirono Ercolano nelle prime fasi dell’eruzione». 
«I risultati del nostro studio mostrano che il processo di vetrificazione indotto dall'eruzione, unico nel suo genere, ha congelato le strutture cellulari del sistema nervoso centrale di questa vittima, preservandole intatte fino ad oggi», aggiunge Petrone. Le indagini sui resti delle vittime dell’eruzione non si fermano qui. Questi e altri risultati delle indagini bioantropologiche e vulcanologiche in corso a Ercolano stanno via via riportando alla luce particolari mai prima messi in evidenza, che arricchiscono il complesso quadro di eventi della più nota tra le eruzioni del Vesuvio. «Gli straordinari risultati ottenuti» conclude Francesco Sirano, Direttore del Parco Archeologico di Ercolano «dimostrano l'importanza degli studi multidisciplinari condotti dai ricercatori della Federico II e l'unicità di questo sito straordinario, ancora una volta alla ribalta internazionale con il suo patrimonio inestimabile di tesori e scoperte archeologiche».

 
 
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