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domenica 26 maggio 2024
 
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Saviano commuove e Amadeus omaggia Mattarella sulle note di Mina

04/02/2022  Ritmo della gara serratissimo nella terza serata del Festival. Cesare Cremonini infiamma l'Ariston. Lo scrittore di "Gomorra" ricorda Falcone e Borsellino nel trentennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio: «Ora li celebriamo come eroi ma in vita furono infangati e isolati». Dopo le polemiche, Drusilla Foer riporta tutto alla normalità con classe ed eleganza

Ciak, si replica. Anzi, si canta. «Stasera si esibiscono tutti e venticinque i cantanti in gara», dice Amadeus con un ghigno che a noi davanti alla Tv appare quasi minaccioso. È il giorno del giuramento di Sergio Mattarella e Ama in apertura gli dedica Grande, grande di Mina ricordando che il presidente, insieme alla moglie Marisa e al fratello Piersanti, era ad assistere all’ultimo concerto in pubblico e dal vivo della cantante, il 23 agosto 1978 alla Bussola di Viareggio, in Versilia. Il Capo dello Stato, ha detto Amadeus in conferenza stampa, gli ha telefonato per ringraziarlo dell'omaggio dicendo di essersi anche commosso.

Più che un conduttore, Ama – vista la scaletta – sembra un velocista olimpionico. Tout se tient, in questo Sanremone che è la cifra del Paese, “metà dovere e metà fortuna”, come cantava De Gregori.

Dopo il diluvio di polemiche per Achille Lauro e Checco Zalone, serviva un personaggio che riportasse tutto nella giusta dimensione, meglio se con ironia, intelligenza e stile. Drusilla Foer, alter ego dell’attore Gianluca Gori, scende la scalinata elegantissima (dovevamo aspettare lei per vedere un abito decente) e va dritta verso il microfono, stoppata da Amadeus: «Pensavo che mi avessi invitata per cantare».

La gara va veloce come un treno. Giusy Ferreri porta all’Ariston sempre la stessa canzone. Dargen D’Amico fa esplodere il pubblico in sala con il suo Balla (sarà uno dei tormentoni dell’estate), Massimo Ranieri interpreta molto meglio rispetto alla serata di esordio la sua struggente e bellissima Lettera di là dal mare. Anche Gianni Morandi – che pure è un veterano di questo palco – appare più sciolto rispetto a martedì. Arrivano Ditonellapiaga e Donatella Rettore con Chimica, che già si fa canticchiare sotto la doccia. Poi Mahmood e Blanco che sono i favoriti dei bookmaker per la vittoria finale e anche di chi ascolta la musica su Spotify. Il loro brano, Brividi, è stato il più scaricato in 24 ore. Elisa con O forse sei tu in stile Frozen: interpretazione superlativa ma il brano è così così. Giovanni Truppi con Tuo padre, mia madre, Lucia merita sicuramente il premio della critica. Le Vibrazioni aspettano il maestro Peppe Vessicchio, ancora bloccato dai postumi del Covid (speriamo di rivederlo stasera).

C’è poco spazio per gli ospiti e lo spettacolo (e non è detto che sia un male). Ma quando arriva Cesare Cremonini tutti in piedi, anche a casa, a cantare e ballare. È la prima volta del cantante all’Ariston che festeggia i vent’anni di carriera. «Ai tempi dei Lunapop nel 2000 non ci presero, e oggi dico che è stato meglio così» dice, «non ero pronto, ero immaturo per affrontare questo palco. Fu giusto escluderci. Poi uscì Un giorno migliore ed esplosero i Lunapop». La band bolognese non durò molto, la favola di Cremonini invece sbocciò. Da Nessuno vuole essere Robin a Poetica, passando per Marmellata 25, Logico, La nuova stella di Broadway, Cremonini affronta i brani che hanno segnato la sua carriera, guadagnandosi la standing ovation del pubblico in sala. Un modo per riannodare i fili con il pre pandemia e scaldare i motori visto che è dal 2020 che Cremonini attende di tornare in tour e riempire gli stadi.

Lo scrittore Roberto Saviano sul palco dell'Ariston (Ansa)

La denuncia di Saviano: «Falcone e Borsellino infangati prima di morire»

  

Il ritmo serratissimo della gara si interrompe per dare la parola a Roberto Saviano che tiene un’intensa orazione civile in onore di Falcone e Borsellino nel trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Il rischio retorica è sempre in agguato in questi casi ma Saviano lo schiva brillantemente soffermandosi sull'isolamento che i due giudici antimafia subirono prima di morire: «Delegittimati per coprirli di fango, ma il fango non è riuscito a sporcare il loro esempio», dice lo scrittore, sottolineando che «il coraggio è sempre una scelta» mentre «il silenzio favorisce la mafia e lascia da solo chi la combatte». Per tutti, anche per chi non c'era, «sono simboli di coraggio, che è sempre una scelta», incalza lo scrittore, citando gli esempi di Chinnici, Terranova, Saetta, Costa, Giacomelli, Livatino, «finiti sotto i colpi delle mafie» e sottolineando che Falcone e Borsellino, oggi «celebrati come eroi», subirono la delegittimazione, «non c'erano i social ma c'erano gli haters».

«Ogni volta che la società civile e la politica non si occupano di mafia creano un silenzio che finisce per favorire le mafie e ostacolare chi le contrasta», dice Savino che ricorda anche Rita Atria, la giovane collaboratrice di giustizia che si uccise a 17 anni, una settimana dopo la strage di via D’Amelio. «La neutralità non garantisce la sicurezza, perché significa rinunciare alla nostra libertà e alla ricerca della nostra felicità. Se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo», conclude. L’Ariston ascolta in silenzio. E Amadeus, nel presentare Saviano, ricorda uno ad uno i nomi dei poliziotti che facevano da scorta ai due giudici. Un modo efficace e asciutto per onorare la loro memoria e quella di tanti servitori dello Stato che in silenzio, e senza troppo clamore, ogni giorno compiono il loro dovere.

È un Festival che veleggia su ascolti record e con il 56% di share torna ai fasti dell’era Baudo, anni Novanta, per la Tv un’altra era.

La regina della serata è Drusilla Foer perché si mangia il palco con talento, classe e soprattutto ironia. Il suo monologo, confinato a orari marzulliani, è una riflessione dal sapore esistenzialista: «Trovo che le parole siano come le amanti, quando non funzionano più vanno cambiate subito. Diversità è una parola che non mi convince. Ho cercato un termine che potesse sostituire una parola così incompleta e ne ho trovato uno molto convincente ed è: unicità. Mi piace come parola perché tutti pensiamo di essere unici e di trovare unicità nell’altro. Per comprendere la propria unicità è necessario capire di cosa è composta la nostra unicità. Dobbiamo capire di cosa siamo fatti noi. Le cose belle: le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti. Il talento va allenato, va seguito. Delle proprie convinzioni bisogna avere cura. Non è affatto facile entrare in contatto con la propria unicità. Come si fa? Io un modo ce l’avrei. Si prendono in mano tutte le cose che ci abitano, belle e brutte. E portarle in alto con noi gridando: “Che bellezza. Tutte queste cose sono io”. Sarà una figata pazzesca e sarà bellissimo abbracciare la nostra unicità. Promettetemi che ci doneremo agli altri».

Dopo la mezzanotte (ma chiamarla un po’ prima, no?) arriva Martina Pigliapoco, la carabiniera che a ottobre 2021 ha salvato una donna che voleva suicidarsi gettandosi nel vuoto da un ponte tibetano, a Perarolo, in Veneto. Dopo un colloquio di tre ore sospese a centinaia di metri convinse la donna a desistere. Per il suo gesto coraggioso è diventata Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

All’1.44 la classifica finale, aggiornata dopo il voto della Sala Stampa delle prime due sere e del televoto e della giuria demoscopica di ieri sera. Sorprese poche: sul podio si piazzano Mahmood & Blanco, Elisa, e Gianni Morandi. Poi Irama, Sangiovanni, Emma, Massimo Ranieri, Fabrizio Moro, La Rappresentante di Lista, Dargen D'Amico. Ultimi Ana Mena e Tananai. Stasera è la serata dei duetti. Ci sarà da divertirsi e cantare.

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