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mercoledì 23 settembre 2020
 
santa marta
 

«Per la fase due che politici e scienziati trovino soluzioni a favore dei popoli, non del denaro»

13/04/2020  Nella messa del Lunedì dell'Angelus, papa Francesco chiede che, quando la pandemia sarà finita, le scelte siano fatte per il bene dell'umanità, spegnendo guerre, e combattendo la povertà, l'analfabetismo, la violenza...

Una preghiera per la fase 2, quella di graduale uscita dall’isolamento. «Preghiamo oggi», ha detto papap Francesco a Santa Marta nella messa del Lunedì dell’Angelo, «per i governanti, gli scienziati, i politici, che incominciano a studiare la via d’uscita,  il dopo-pandemia, questo “dopo” che è già incominciato: perché trovino la strada giusta, sempre in favore della gente, sempre in favore dei popoli».

Nel corso dell’omelia, poi, ritorna sulla scelta tra Dio e il denaro e chiede che «davanti alla prossima, speriamo presto, fine della pandemia», quando  l’opzione sarà «per i popoli o per il dio denaro, della fame, della schiavitù, delle guerre, delle fabbriche delle armi, dei bambini senza educazione», il Signore «ci aiuti a scegliere sempre il bene della gente e mai a cadere nel sepolcro del dio denaro». Parte dal Vangelo del giorno che oggi ci presenta proprio questa scelta, «un’opzione di tutti i giorni, un’opzione umana ma che regge da quel giorno: l’opzione tra la gioia, la speranza della risurrezione di Gesù, e la nostalgia del sepolcro».

Le donne, che hanno ricevuto l’annuncio della resurrezione, vanno avanti, «sempre Dio incomincia con le donne, sempre. Aprono strade. Non dubitano: sanno; lo hanno visto, lo hanno toccato. Hanno anche visto il sepolcro vuoto. È vero che i discepoli non potevano crederlo e hanno detto: “Ma queste donne forse sono un po’ troppo fantasiose” … non so, avevano i loro dubbi. Ma loro erano sicure e loro alla fine hanno portato avanti questa strada fino al giorno d’oggi: Gesù è risorto, è vivo tra noi». E poi c’è l’altro atteggiamento. «è meglio non vivere, con il sepolcro vuoto. Tanti problemi ci porterà, questo sepolcro vuoto. E la decisione di nascondere il fatto. È come sempre: quando non serviamo Dio, il Signore, serviamo l’altro dio, il denaro. Ricordiamo quello che Gesù ha detto: sono due signori, il Signore Dio e il signore denaro. Non si può servire ambedue. E per uscire da questa evidenza, da questa realtà, i sacerdoti, i dottori della Legge hanno scelto l’altra strada, quella che offriva loro il dio denaro e hanno pagato: hanno pagato il silenzio». Non è una tangente, ma una corruzione. Pagano «il silenzio dei testimoni. Una delle guardie aveva confessato, appena morto Gesù: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”. Questi poveretti non capiscono, hanno paura perché ne va della vita … e sono andati dai sacerdoti, dai dottori della Legge. E loro hanno pagato: hanno pagato il silenzio, e questo, cari fratelli e sorelle, non è una tangente: questa è corruzione pura, corruzione allo stato puro. Se tu non confessi Gesù Cristo il Signore, pensa perché dove c’è il sigillo del tuo sepolcro, dove c’è la corruzione». E poi spiega: «È vero che tanta gente non confessa Gesù perché non lo conosce, perché noi non lo abbiamo annunciato con coerenza, e questo è colpa nostra. Ma quando davanti alle evidenze si prende questa strada, è la strada del diavolo, è la strada della corruzione. Si paga e stai zitto».

È così anche oggi e allora, davanti al sepolcro, il Papa prega perché «il Signore, sia nella nostra vita personale sia nella nostra vita sociale, sempre ci aiuti a scegliere l’annuncio: l’annuncio che è orizzonte, è aperto, sempre; ci porti a scegliere il bene della gente. E mai cadere nel sepolcro del dio denaro».

Infine il Papa ha invitato a fare la comunione spirituale con queste parole:

«Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te».

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