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giovedì 21 ottobre 2021
 
 

Essere felici a scuola

04/12/2012  Presentato a Milano un progetto triennale dedicato alla prevenzione del bullismo che può aiutare gli insegnanti a migliorare le relazioni affettive con gli studenti

E’ stato presentato in questi giorni a Milano il volume a cura di Ugo Castellano e Patrizia Rizzotti, edito da Officina della Narrazione, del primo progetto triennale dedicato alla prevenzione del bullismo nelle scuole che aiuta gli insegnanti a migliorare le relazioni affettive con gli studenti. Sono stati coinvolti 181 docenti attraverso laboratori esperienziali che hanno raggiunto complessivamente 25 mila ragazzi e ragazze nei progetti di prevenzione.

 Il Gruppo di Lavoro, nasce a Milano nel 2006, da un incontro di Don Gino Rigoldi, cappellano dell’Istituto penale per minorenni “Beccaria” e fondatore di Comunità Nuova, con il mondo delle imprese e della formazione per porre attenzione ad alcuni ripetuti segnali di malessere dei ragazzi nelle scuole milanesi e del territorio vicino, che sono sfociati talvolta in casi esplosivi di bullismo, violenza tra minori e dispersione scolastica.

La Fondazione Sodalitas, insieme a operatori di Comunità Nuova e formatori di Ismo, grazie ai finanziamenti del Comune di Milano, Edison, Fondazione Cariplo e UBS Italia ha dato l’avvio al Progetto nel periodo 2007-2010. Dopo una fase di analisi e ricerca sul fenomeno, l’obiettivo si è concretizzato nel rafforzare le competenze affettive e relazionali degli insegnanti, in un primo momento rivolto ai docenti della Scuola secondaria di Primo Grado e successivamente l’intervento si è allargato anche a quelli della Primaria e della Secondaria di secondo Grado. 

«La padronanza dei contenuti didattici oggi è certo necessaria - afferma Vito Volpe, formatore ISMO - ma, per restituire alla professione di insegnante il suo significato più profondo, occorre porre in primo piano la capacità del docente di promuovere e generare relazioni di benessere e di scambio. Oggi c’è più malessere che motivazioni, sia da parte degli insegnanti che degli studenti. Il bullismo è solo uno dei sintomi affioranti di queste difficoltà».

«L’aggressività degli adolescenti non è altro che energia- spiega Andrea Prandi di Edison- che se ben indirizzata, può permettere loro di crescere  e strutturare la loro personalità  entrando in contatto con gli altri e con la società, con fiducia e grazie ad un dialogo costruttivo. In questo senso la scuola è un luogo fondamentale, dove i ragazzi si trovano a convivere e confrontarsi con altri coetanei, dove si creano relazioni e legami nuovi».

Dalla ricerca-ascolto è emerso che la principale esigenza dei ragazzi è avere buone relazioni coi docenti e coi compagni. I docenti, da parte loro, ammettono le proprie difficoltà a comunicare con la struttura, con i colleghi e con i genitori. Inoltre manifestano con chiarezza, motivazione e interesse a fare della scuola un luogo non solo di sviluppo di didattica ma anche educativo e di crescita.

Sottolinea Don Gino Rigoldi: «Gli adulti hanno bisogno di convertirsi alla relazione, che significa convertirsi all’umanità. E poi, cominciare a darsi gli strumenti per parlarsi veramente, per capirsi, per guardarsi, anche per comprendere il perché di uno sguardo, sorridente o corrucciato, del gesto di violenza oppure del salto di gioia, perché di questo hanno bisogno le persone e i nostri ragazzi in particolare».     

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