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venerdì 19 luglio 2024
 
Il rapporto
 

Scuola, dipendenze, cybermafie e Ai ecco l’agenda dei giovani studenti italiani

12/06/2024  Trecentomila studenti delle scuole superiori italiane hanno affrontato durante l’anno le emergenze sociali della loro generazione dialogando con esperti grazie al progetto di Fondazione Conad Ets. Dall’iniziativa è nata un’indagine “La parola ai giovani” condotta da Ipsos e Unisona, su un campione di 6mila studenti e 1078 insegnanti. Ecco i risultati

Cybermafia e dipendenze, ma anche scuola, benessere fisico e psicologico, e intelligenza artificiale. Sono questi i temi che ha affrontato l’indagine “La parola ai giovani” condotta da Fondazione Conad ETS, Ipsos e Unisona, su di un campione di 6mila studenti di tutta Italia e 1078 insegnanti e per capire i ragazzi vivono la scuola, cosa si aspettano dal loro futuro di cittadini e persone immerse in un mondo di nuove tecnologie. «Questi sono gli argomenti affrontati dalla seconda edizione del Progetto Scuola, realizzato con Unisona, che ha consentito agli studenti di tutta Italia di accedere gratuitamente a un ciclo di quattro incontri in live streaming su tematiche di grande attualità, e scelti da loro», spiega la direttrice di Fondazione Conad Ets, Maria Cristina Alfieri durante la presentazione del report tenutasi a Piazza dei Mestieri. Un luogo simbolo di educazione e di aggregazione per i giovani nella periferia Nord di Milano. Che aggiunge: «Con questa ricerca abbiamo voluto restituire alla comunità la voce dei ragazzi su tematiche importanti. In poco meno di due anni di attività abbiamo co-progettato con importanti enti del terzo settore iniziative sociali che hanno raggiunto circa 300mila ragazzi di più di 2mila istituti superiori di tutta Italia che ci dicono anche di quello di cui vorranno parlare nei prossimi incontri», aggiunge Alfieri.

I dati: «Mi ha colpito particolarmente che per esempio tra i giovani c’è ancora molta poca consapevolezza sull’Intelligenza artificiale. Solo il 39% di loro ha partecipato a discussioni sull’argomento a scuola e il 23% fuori scuola. E il 54% non ha mai partecipato a un evento né a scuola né fuori. Mentre di dipendenze si parla molto di più: il 69% ne ha discusso almeno una volta a scuola e il 26% non ne ha mai parlato del tutto. Ancora di più è affrontata la problematica della Cybermafia. Ben 71% sono gli studenti che hanno condiviso le loro opinioni», anticipa la direttrice. Sono comunque tutte materie che interessano molto. In particolare la Cybermafia e Scuola e benessere il 78%. Per i professori la questione più attraente è quella delle dipendenze», riassume Chiara Ferrari, direttrice public affairs di Ipsos. Che aggiunge: «Questo lavoro di intervento fatto nelle scuole e di raccolta dati in modo scientifico dei risultati e delle loro impressioni sul tema, mostra come la scuola sia un potente attivatore di coscienze di come renda i ragazzi non solo bravi studenti ma cittadini consapevoli».

Al successo dell'iniziativa e del report hanno contribuito anche degli ospiti d'eccezione coinvolti: dal già presidente del Senato ed ex magistrato Pietro Grasso che ha parlato di legalità, a Don Luigi Ciotti che ha affrontato la dimensione delle dipendenze con il contributo dello scrittore Daniele Mencarelli; dall'Unicef, che attraverso i membri dello Youth Advisory Board ha parlato di sistemi educativi e modelli di supporto psicosociale, volti a tutelare e incrementare il livello di benessere degli adolescenti, ad esperti nazionali ed internazionali che hanno guidato gli studenti alla scoperta dell'intelligenza artificiale e dei nuovi mondi digitali, grazie anche alla testimonianza del compositore é conduttore Rocco Tanica. Nelle settimane successive agli incontri, i ragazzi hanno risposto a un questionario per esprimere la loro opinione rispetto ai temi trattati: grazie alla collaborazione con Ipsos - leader mondiale nelle analisi di mercato - che ha analizzato le risposte in forma aggregata.

Durante l’incontro milanese è intervento anche Massimiliano Valerii, direttore generale di Censis che ha sottolineato un dato che troppo spesso passa sotto traccia: «Questa generazione di giovani è la meno numerosa dal dopoguerra. Da due anni nascono meno di 400mila bambini, ma se triamo indietro al 2008, in 14 anni le nascite sono calate di oltre il 35%. E i figli di quegli anni sono gli adolescenti di oggi. Questo vuol dire che hanno meno voce per rappresentare istanze generazionali». Inoltre i ragazzi di oggi, «come emerge dal sondaggio», continua Valerii «non vogliono più cambiare il contesto: hanno ansia, ovvero la paura di essere schiacciati dal tempo stesso in cui vivono, senza riuscire a scriverlo con le loro mani».

La medicina per questa situazione è il restare connessi ed essere presenti sentire laddove, le altre agenzie educative e la politica falliscono. Ne è convinto don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera: «Oggi i giovani soffrono e sono loro a dircelo. Come in questa ricerca. Con le parole e con il corpo che troppo spesso diventa il portavoce di un dolore altrimenti inesprimibile ai propri adulti di riferimento, dai genitori, agli insegnanti, fino agli educatori dell’oratorio o della squadra sportiva. Vedo un’ansia sociale che tocca i corpi e le menti dei giovani che li porta anche a situazioni estreme, patologiche, come l’anoressia e la bulimia. Ma anche il bere, l’azzardo. E poi, certo, anche le sostanze». Secondo il prete bellunese di origine, ma cresciuto e formatosi a Torino, «sono in aumento più i giovani che si ritirano da scuola non solo perché non vanno bene, ma anche perché non sono riconosciuti dai compagni o dai docenti. Allora si ritirano in camera, nella vita in rete che diventa l’unica strada percorribile, addirittura preferibile». Qui è allora l’antidoto? «Bisogna coinvolgerli», chiosa don Ciotti. «A 79 anni dico: noi adulti dobbiamo guidare i ragazzi alla ricerca di un cambiamento che risponda alle loro esigenze di oggi. Dagli edifici scolastici, al modo di fare politica per i bambini e i ragazzi che vivono in un mondo accessibile digitalmente, ma pieno di barriere dal punto di vista dell’ascolto delle loro istanze. Ambientali, ma anche sociali, sportive ed educative. In alcun territori», conclude il fondatore di Libera «vedo dei ragazzi arrabbiati che prendono la strada della violenza e delinquono. Perché tutto il resto è precluso, perché non esistono altre opportunità e ci si sente riconosciuti solo da chi delinque. Le carceri minorili in Italia si stanno riempiendo e noi invece dobbiamo aiutare i ragazzi, ma anche le famiglie, a dar loro offerte di senso come i campi estivi di formazione e lavoro (a cui Famiglia Cristiana a dedicato il numero attualmente in edicola ndr). Questo richiede fatica, ma il nostro impegno deve andare in questa direzione».

 
 
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