Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
domenica 19 maggio 2024
 
Dopo tutto
 
Credere

Se l'aborto diventa un valore e non un'extrema ratio

14/03/2024  «La Francia ha inserito nella Costituzione il diritto a interrompere la gravidanza: un passo gravido di conseguenze» Dalla rubrica di Credere "Dopo tutto" di Monica Mondo

Voi valete più di molti passeri. Non è più vero. Ci sono proteste contro la moria di uccelli per l’aumento delle pale eoliche. Ci sono proteste sull’abbandono e i maltrattamenti di cani e gatti, indignazione contro l’abbattimento di orsi e cinghiali, sit in per salvare i topi dalle sperimentazioni. Non è così per l’uomo, se un uomo nasce da quando un uovo femminile e uno spermatozoo maschile si incontrano e danno inizio alla vita.

O dovete dimostrare quando inizia, la vita, che secondo voi è degna di essere rispettata, protetta, curata. Al primo vagito? E se è il vagito di un bimbo gravemente malato? Ma può ammalarsi gravemente anche dopo 1, 2 anni o più. La sentenza è morte, sempre? Perché se già nel grembo materno è vita, l’aborto è omicidio, date pure il peso che volete alle parole. O nel grembo di una donna è persona solo allo scoccare del terzo mese, sempre che sia sano? Non c’è alcuna ragione scienti­ficamente valida per sostenere una data di inizio alla vita. Se non le nostre piccole ragioni, se non la convinzione che della vita possiamo disporre come vogliamo. Soprattutto se è vita altrui, e quest’altro non può difendersi né reagire. Ci possono essere motivi più che validi per non volere un figlio.

Ma si può lasciarlo anonimamente in mani amorevoli. O si può essere aiutati ad accoglierlo. L’aborto pare un scorciatoia più facile, pare indolore e gratuito. Poi qualcuno ha il coraggio di dire che le donne restano ferite dentro, che il trauma resta per sempre. È vero, ma non per tutte. Per tante donne l’aborto è diritto e conquista e purtroppo la legge c’è e va rispettata, fatta salva l’obiezione di coscienza, che è a sua volta un diritto. O vale solo per chi deve imbracciare un fucile e non per chi deve aiutare a uccidere un essere indifeso? Quel che è successo in Francia, però, è ben altro. Forse non ce ne siamo accorti, perché la decisione epocale è stata salutata con entusiasmodal mainstream che ci impone un pensiero unico, quindi morale e giusto. Il primo Paese al mondo a inserire il

diritto all’aborto nella Costituzione, con una modifica della carta fondamentale approvata con 780 voti a favore e 72 contrari. Un plebiscito: sul diritto a uccidere sinistra e destra sono anche capaci di fare unità.

Non confondiamo: l’aborto è legale in Francia come da noi. Ma nella carta costituzionale ci sono i valori su cui si fonda la Repubblica: l’aborto, dunque, diventa un valore, non una extrema ratio, non un male minore, non una triste necessità. Ma è meritevole riconoscere e attuare i valori, è meritevole abortire, è   inaccettabile che qualcuno ne parli male o si rifiuti di rendere possibile un valore. Addio libertà di coscienza, addio a tutte le associazioni che cercano di stare accanto alle donne in attesa, magari aiutandole a scegliere

davvero, liberamente. Perché io valgo, ci martellano in pubblicità. Dipende da chi sono. Meglio un gattino, o un passero. Noi valiamo di meno.

 

 

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo